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Voto Myanmar: vittoria dell’opposizione birmana guidata da Aung San Suu Kyi

Sulla scia del processo di democratizzazione in corso nel Myanmar, ex Birmania, la leader d’opposizione, Aung San Suu Kyi ha conquistato un seggio in Parlamento alle elezioni legislative suppletive.

Il suo partito, la Lega Nazionale per la democrazia, Nld, ha invece, conquistato 40 dei 45 seggi messi in lizza.

Di questi 45 seggi totali, 37 erano in lizza alla Camera Bassa del Parlamento, 6 alla Camera Alta e 2 nell’assemblea delle regioni.

La Costituzione Birmana infatti, prevede 16 assemblee, 2 Nazionali e 14 su base regionale per un totale di 1.154 seggi.

La ‘Signora di Rangoon’, come la chiama la gente, entra finalmente di diritto nel Parlamento birmano dopo che la vittoria alle elezione del 1990, che la videro stravincere lei e il suo partito, raggiungendo l’86 % dei consensi, le venne negata da un colpo di spugna dei militari.

Il Premi Nobel per la Pace ha trascorso 15 degli ultimi 22 anni agli arresti domiciliari e in isolamento ma, nonostante tutto non ha mai smesso
di essere icona e speranza di chi nel Myanmar lotta per il ritorno di un governo democratico dopo che con un colpo di stato i militati hanno preso il potere  per  quasi mezzo secolo.

Quello dell’icona della  lotta per la democrazia in Birmania è un ritorno alla vita politica, la prima volta, dal 1990. Un ritorno caratterizzato dal fatto che si è resa
protagonista assoluta in una campagna elettorale interrotta solo negli ultimi giorni a causa di un malore ormai superato.

Ieri in Myanmar, ex Birmania si è quindi votato per le elezioni suppletive per coprire seggi vacanti nelle assemblee parlamentari. Di fatto le terze
elezioni in mezzo secolo e potrebbero segnare una tappa importante nel cammino del Paese asiatico verso la democrazia e il riconoscimento dei diritti umani.

Il voto era infatti, visto come un test importante per verificare l’attendibilità delle sbandierate aperture democratiche annunciate dal nuovo governo birmano succeduto alla Giunta militare e insediatosi nel marzo del 2011 e guidato dell’ex numero due della Giunta, Thein Sein.

Aperture democratiche che dovrebbe culminare nelle elezioni generali che si terranno nel Paese dell’Asia sudorientale nel 2015.

In virtù di queste aperture democratiche nel Paese è stata introdotta una nuova costituzione, scritta dagli stessi generali e approvata con un referendum dal popolo nel 2008. Sono inoltre, stati legalizzati i sindacati e sono state date piccole concessioni alla stampa nazionale.

Un’apertura culminata poi, nella scarcerazione di Aung San Suu Kyi, avvenuta nel novembre del 2010, permettendole di fatto di potersi poi, candidare alle elezioni che si sono tenute lo scorso primo aprile.

Le elezioni di ieri secondo gli osservatori elettorali della Cambogia  sono state libere e giuste.

La missione cambogiana, inviata a rappresentare l’attuale Presidenza dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico, Asean, è giunta alla conclusione che le operazioni di voto si sono svolte in modo libero, giusto e trasparente.

Oltre agli osservatori dell’Asean hanno supervisionato le operazioni di voto anche osservatori dell’Unione europea, Usa, Australia e Giappone. In tutto erano oltre 150 quelli accreditati.

Questa ‘attenzione’ dimostra che in effetti non era tanto il risultato delle urne ad interessare la comunità internazionale, ma l’accertarsi appunto che il voto non sarebbe stato macchiato da irregolarità.

Dalle valutazioni generali che verranno fatte infatti, dipenderà un possibile allentamento o meno delle sanzioni economiche che USA e Unione Europea applicano al Paese da oltre un ventennio. Sanzioni che praticamente impediscono investimenti e aiuti occidentali all’ex colonia inglese e che ora, per molti, non hanno più senso visto che erano contro la Giunta militare non più al potere nel Paese asiatico.

Il rinnovo o meno delle sanzioni Ue sarà discusso dai ministri degli Esteri europei questo mese. Mentre per quelle statunitensi, il cui allentamento dipende dal Congresso, occorrerà aspettare più tempo. L’ìntento generale è verso una progressiva riduzione.

Un eventuale allentamento farebbe di certo ripartire l’economia dell’ex Birmania.

Dopo aver deciso di boicottare il processo elettorale avviato con il voto del 7 novembre del 2010, Nld ha deciso di prendere invece, parte a queste elezioni legislative suppletive.

Una svolta dopo che la scelta presa due anni fa aveva praticamente spaccato il partito in due.

L’Nld  è un partito attualmente guidato da un gruppo di leader ormai ottuagenari. Uno dei compiti di Suu Kyi  nei prossimi mesi sarà anche
quello di iniziare un graduale processo di ringiovanimento dei suoi ranghi.

Alla fine la scelta adottata è stata premiata visto che il partito all’opposizione nel Paese ha raggiunto un risultato strabiliante.

Un risultato molto meglio di quello che raggiunse il Partito della solidarietà e dello sviluppo dell’Unione, Usdp, creato dall’ex Giunta militare, proprio alle elezioni del 2010  quando rivendicò circa l’80% dei seggi del Parlamento.

Un Parlamento di cui il 25 per cento dei seggi sono, in virtù della Costituzione, assegnati ai militari.

Nel collegio della circoscrizione rurale di Kawhmu, dove era candidata, San Suu Kyi avrebbe vinto con il 99% dei consensi e in molti altri collegi i candidati della Nld avrebbero ottenuto consensi superiori all’80%.

Per i dati ufficiali si dovrà comunque attendere ancora una settimana circa, ovvero dopo che le autorità avranno espletato tutte le procedure necessarie.

Nonostante la vittoria schiacciante emersa dai dati provvisori, la 66enne leader dell’opposizione birmana ha però, invitato tutti alla cautela.

Ferdinando Pelliccia

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