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Sudan e Sud Sudan: la battaglia di Heglig è stata un bagno di sangue

Nella battaglia combattuta tra le truppe sudanesi e sud sudanesi dal 10 aprile scorso per il controllo  dell’importante distretto petrolifero di Heglig in Sudan con molta probabilità sono morti tantissimi soldati, forse anche i mille di cui si parla.

Di certo comunque è stato un vero e proprio bagno di sangue.

Secondo fonti di Khartoum i caduti sono in gran parte sud sudanesi, militari del Movimento per la liberazione del popolo sudanese, Splm, mentre le perdte tra le forze armate sudanesi, Saf, sono stati contenuti.

Da parte sua l’esercito del Sud Sudan ha dichiarato di aver perso solo 19 soldati, contro i 240 caduti in campo sudanese.

Come sempre sono discordanti le versioni e i numeri.

I militari di Juba avevano lo scorso 10 aprile conquistato con le armi il controllo del distretto petrolifero di Heglig nel distretto petrolifero dello stato del Kordofan del Sud che produce circa 115mila barili al giorno.

Si tratta di un territorio che rientrato, dopo la secessione, in quello del Sudan in seguito ad un arbitrato internazionale che ha deliberato anche tenendo conto delle linee di confine concordate il primo gennaio 1956.

Una decisione che però, il Sud Sudan continua a contestare in quanto ritiene suo quel territorio.

L’occupazione di Heglig  da parte delle truppe di Juba è durata 10 giorni. Un periodo al termine del quale i soldati sud sudanesi  hanno lasciato il territorio in ritirata, perchè sconfitti secondo Khartoum, per rispettare l’appello lanciato dalla comunità internazionale a lasciare il territorio sudanese occupato per scongiurare un conflitto con il Sudan, secondo Juba.

Nei giorni scorsi il Sud Sudan aveva anche accusato il Sudan di bombardare le sue truppe mentre si ritiravano.

Ieri poi, le autorità sud sudanesi avevano annunciato la fine delle operazioni di ritiro delle loro truppe dalla zona come promesso tre giorni prima dallo stesso presidente del Sud Sudan, Salva Kiir.

Nella stessa sede il capo di stato sud sudanese aveva anche ricordato che le truppe di Khartoum occupano dal maggio del 2011 il distretto petrolifero di Abyei in territorio sud sudanese. Si tratta di un’altra area estremamente ricca di petrolio e di conseguenza ambita da ambo le parti. In questo distretto petrolifero però, non si è partecipato alla scelta per aderire al Sudan o al Sud Sudan rimandando pericolosamente il referendum.

Nel frattempo l’aviazione di Khartoum continua a borbardare la città sud sudanese di Bentiu, capitale dello Stato sud-sudanese  di Unity, situato al confine tra il Sudan e il Sud Sudan. Una vera e propria provocazione secondo le autorità sud sudanesi.

Questi scontri tra i due Paesi africani, un tempo uniti, per molti osservatori  potrebbero essere l’avvisaglia di una guerra non dichiarata in corso tra Sudan e Sud Sudan.

Si tratta infatti, di  scontri frutto delle tensioni in atto tra questi due Paesi africani da mesi e che li stanno portando appunto sull’orlo della guerra.

Alla base di queste tensoni vi è  di certo la definizione dei confini e la ripartizione dei profitti del petrolio che non sono stati definiti al momento della separazione come doveva essere, ma rimandati a dopo. Ed ora se ne paga il prezzo.

La secessione tra in due stati del Sudan avvenuta lo scorso 9 luglio ha portato una forte perdita economica, stimata in miliardi di dollari in entrate dai proventi dal petrolio, per Khartoum. Questo perchè erano nel Sud concentrati i giacimenti petroliferi che prima della divisione in due stati del Paese africano producevano il 75 per cento dell’intero patrimonio petrolifero del Sudan unito.

Pian paino tutto questo ha fatto scaturite prima una serie di accuse reciproche di voler puntare alla guerra e poi, si è passato dalle parole ai fatti tra i due eserciti.

Ferdinando Pelliccia

 

 

 

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