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Nuova violazione della libertà religiosa nei territori occupati

Il regime di occupazione turco ha respinto le richieste di due ecclesiastici ciprioti, del vescovo di Neapolis, Porfirio, e del sacerdote Diomidis Konstantinou, ambedue della Chiesa ortodossa di Cipro, di celebrare  la messa nei territori occupati.  Porfirio doveva celebrare la messa domenicale nella chiesa di San Eufemiano a Lysi, mentre il sacerdote era atteso dai fedeli alla chiesa di San Caralambo a Neo Choriò Kythreas.

L’ennesima proibizione viene subito dopo l’inserimento del vescovo della penisola di Karpasia, Cristoforo, in una lista di persone a cui è vietato definitivamente l’ingresso nei territori occupati di Cipro.

Il regime turco di occupazione ha voluto anche beffare le numerose personalità e organismi internazionali che, nei giorni scorsi, hanno protestato per la misura restrittiva contro il vescovo Cristoforo. Nel motivare il nuovo rifiuto di permettere la messa, ha ipocritamente affermato di  “volere facilitare, come gesto di buona volontà, la celebrazione di liturgie e cerimonie cristiane”. Parole smentite dai fatti.

Ridurre le libertà religiose dei cristiani tuttora residenti nei territori occupati da parte delle forze armate turche rientra nel disegno strategico di  Ankara di completare la “pulizia etnica” iniziata nel 1974. Prima sono stati deportati gli abitanti, ora si tratta di cancellare ogni traccia di presenza cristiana e greca. Sono centinaia i luoghi di culto cristiani e i monumenti archeologici saccheggiati, sconsacrati e sottoposti a vandalismi.

La stessa chiesa di San Eufemiano, del XIII secolo, ha subito l’asportazione dei suoi preziosi affreschi, in seguito individuati in mano al noto trafficante di  antichità turco Aydin Turkmen e recentemente, dopo una lunga battaglia legale, restituiti a Cipro.

Anche la chiesa di San Caralambo giace in gravi condizioni di degrado, dopo aver subito il saccheggio e la devastazione degli invasori turchi.

Il primate della Chiesa di Cipro, Arcivescovo Crisostomo II, ha commentato la nuova misura repressiva con queste parole: “Se le violazioni delle libertà religiose e dei diritti dell’uomo continueranno, allora non ci sarà alcun motivo per tenere aperti i check points”, cioè i punti di transito che permettono la circolazione attraverso la linea del cessate il fuoco.

Sono decine di migliaia i turco-ciprioti che attraversano quotidianamente i sette check points al fine di raggiungere i territori liberi di Cipro per motivi di lavoro, per fare uso dell’assistenza medica gratuita o per ottenere documenti di viaggio della Repubblica di Cipro, in modo da poter espatriare.

 

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