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Crimini di guerra in Sierra Leone: è stato stabilito che Charles Taylor ne favorì l’attuazione

Ieri 26 aprile 2012 sarà ricordata come una data storica. Finalmente è stata emessa la sentenza che condanna Charles Taylor e pone fine ad un processo iniziato, dopo numerosi  rinvii, il 7 gennaio del 2008 in Olanda dove era stato trasferito nel giugno del 2006 dalla Sierra Leone per motivi di sicurezza.

Un dibattimento reso possibile dopo che nel marzo del 2006 l’ex presidente della Liberia venne arrestato in Nigeria, dove viveva in esilio dal 2003 dopo essersi dimesso da Presidente della Liberia, ed estradato in Sierra Leone.

Taylor è stato infatti, il presidente della Liberia dall’agosto del 1997 all’agosto del 2003. La leadership del Paese africano gli venne tolta quando venne incriminato, nel mese di marzo del 2003, dal Tribunale Speciale per la Sierra Leone, Tssl, istituito con sede a Freetown nel febbraio del 2002 dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, per crimini commessi durante la decennale guerra civile che ha insanguinato il Paese africano.

L’ex signore della guerra liberiano venne accusato di aver appoggiato il Fronte Rivoluzionario Unito, RUF, che aveva commesso innumerevoli atrocità contro la popolazione civile di quel Paese africano.

Ieri la Corte speciale per la Sierra Leone, CSSR, ha stabilito che Charles Taylor oltre ogni ragionevole dubbio è colpevole di aver,  in cambio di diamanti, facilitato e incoraggiato, ma non di averli diretti, i crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Sierra Leone dai ribelli del Fronte Rivoluzionario Unito, RUF, di Foday Sankoh.

La corte lo ha riconosciuto colpevole di tutti i capi d’imputazione sollevati dall’accusa, inizialmente erano 17 successivamente ridotti a 11. Si tratta di accuse per atti di terrorismo, omicidio, violenza, stupro, schiavitù sessuale, oltraggio alla dignità personale, violenze, atti disumani,
reclutamento di soldati-bambino, riduzione in schiavitù e saccheggi.

Ora l’attesa è per la natura della pena che dovrà scontare e che sarà resa nota solo il prossimo 30 maggio.

Una pena che l’ex dittatore liberiano, oggi sessantaquattrenne, attualmente ospite dell’Istituto Penitenziario Haaglanden dell’Aja, sconterà di certo in un carcere della Gran Bretagna in base ad accordi presi nel giugno del 2006 con il governo olandese che invece, si era offerto di ospitare il processo.

La sentenza è stata pronunciata dal giudice Richard Lussick presidente della seconda camera per il primo grado del Tribunale speciale per la Sierra Leone nella sede di Leidschendam in Olanda.

L’altro protagonista della vicenda il fondatore e capo dei ribelli del Fronte Rivoluzionario Unito, RUF,  Foday Sankoh è morto invece, in carcere
a Freetown  nel luglio del 2003.

“E’ proprio vero l’impunità non dura per sempre neppure nel travagliato continente africano”, aveva detto Emma Bonino nel 2006.

Un continente africano che è ritenuto il maggior bacino di diamanti della terra con enormi quantità conservate nel sottosuolo della Liberia, dell’ Angola, della Sierra Leone e del Congo-Kinshasa.

Per il controllo e lo sfruttamento di questi giacimenti di diamanti nel corso degli anni sono state  scatenate insurrezioni e guerre civili che nel
giro di 14-15 anni hanno causato la morte di almeno 3,5 milioni di persone e migliaia di mutilati e relitti umani.

Proprio Taylor è stato per anni il protagonista indiscusso di quella che è stata definita la  ‘diamond connection’,  loschi affari e delitti che hanno insaguinato il continente africano.

La vicenda dell’ex signore della guerra liberiano è legata a doppio filo con quella dei ribelli del Fronte Rivoluzionario Unito, RUF, di Foday Sankoh.

Sebbene l’ex dittatore  liberiano ha sempre rigettato ogni accusa definendole bugie era accusato di averli armati in cambio di diamanti nella
guerra civile combattuta in Sierra Leone tra il 1991 e il 2001.

Un aiuto dato anche allo scopo di ottenere il controllo della Sierra Leone in modo da poterne sfruttare i ricchi giacimenti di diamanti.

La sua ‘collaborazione-assistenza’ ai ribelli del RUF diede loro modo di uccidere decine di migliaia di sierraleonesi.

I miliziani del RUF si accanirono in particolare contro i civili a cui usavano mutilare con il machete piedi e mani applicando il cosiddetto sistema ‘manica lunga’ o ‘manica corta’, determinato dal taglio delle braccia o dei polsi. Tutto però, rispondeva ad una chiara strategia ossia quella del ‘niente braccia, niente elettori’.

Questi miliziani sono ricorsi anche ad altri crimini come arma di guerra tra cui omicidi, stupri di massa, cannibalismo e torture allo scopo
di terrorizzare i nemici.

Non esitarono nemmeno ad arruolare forzatamente tra le loro fila bambini che strappavano alle loro famiglie nei villaggi conquistati e saccheggiati e che venivano utilizzarli come soldati.

I minori subivano un addestramento così forte, anche dal punto di vista psicologico, che alla fine si riducevano a dei veri e propri schiavi.

In molti casi i RUF in un delirio di sangue e morte chiedevano ai bambini soldati di uccidere persino i propri genitori come prova di obbedienza.

Una brutta vicenda che ha spazzato via un’intera generazione di giovani diventati toppo presto grandi bruciando tutte le tappe.

La Corte non ha  però, riconosciuto che Taylor comandava direttamente le milizie del RUF.

L’Alta Corte dell’Aja ha però, stabilito che il suo aiuto favorì il prolungarsi della guerra civile in Sierra Leone che così durò un decennio e provocò almeno 80mila morti.

Questa triste e brutta pagina della storia del continente africano ha ispirato il film ‘Blood diamond’, ‘diamanti insanguinati’, ambientato nella Sierra Leone del 1999. Un vero e proprio spaccato  molto realistico di quanto avvenuto in qual Paese africano in quegli anni.

In una delle varie udienze tenute dalla Corte dell’Aja è stata ascoltata anche la modella Naomi Campbell che nell’agosto del 2010, in qualità di teste, dichiarò che nel 1997, mentre partecipava in Sudafrica ad una cena offerta per Nelson Mandela, Taylor le regalò dei piccoli diamanti. Una testimonianza confutata poco dopo dall’ex moglie di Woody Allen, Mia Farrow, che dichiarò invece, che la Campbell accettò il regalo dell’ex presidente liberiano e che si trattava di un grosso diamante come da lei stesso confidatogli.

Ai fini del processo non serviva stabilire quale delle due versioni sia quella vera, ma il fatto che Taylor fosse in Sudafrica e avesse con se dei diamanti. Questa è una prova contro di lui che invece, nega di aver mai posseduto diamanti e, ancor meno, di averli portati in Sudafrica per comprare armi destinate ai ribelli del RUF della Sierra Leone.

Il significato di questa sentenza assume rilevanza anche per il fatto che finora di tutti i leader politici e uomini di Stato che sono stati portati a processo davanti alla Corte penale internazionale non si era ancora mai giunto a sentenza.

Inoltre, la particolarità di questo processo è che per la prima volta davanti all’Alta corte internazionale dell’Aja è stato condannato un capo di stato africano.

In Olanda si trova in prigione in attesa di giudizio anche l’ex presidente ivoriano, Laurent Gbagbo. Su di lui pendono le accuse per le stragi del 2010-2011 in Costa d’Avorio.

Il primato di essere il primo presidente africano ancora in carica ad essere ricercato dalla Corte penale internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità, genocidio e crimini di guerra  compiuti nella regione sudanese del Darfur spetta ad Omar el Bashir presidente del Sudan. Il mandato
di cattura internazionale è stato emesso nel 2005 dal procuratore del Tpi, Luis Moreno Ocampo.

Nel 2011 il tribunale penale internazionale ha anche incriminato per crimini di guerra anche il leader libico Muammar Gheddafi. Il rais però, è morto ucciso negli ultimi giorni della guerra di liberazione della Libia dalla tirannia.

Un strano destino ha legato negli annii due leader africani. Fu infatti, Gheddafi ad addestrare e armare Taylor alla fine degli anni Ottanta.

Questo riconoscimento di colpevolezza non assolve però Taylor da altre colpe. Il massacro di almeno 250mila persone durante la guerra civile liberiana. Una  guerra civile che iniziò il 24 dicembre del 1989, quando un centinaio di ribelli del Fronte Nazionale Patriottico della
Liberia (NPFL), gruppo ribelli appoggiato dalla Libia, con l’appoggio delle truppe regolari del Burkina Faso, attaccarono dalla Costa d’Avorio una città alla frontiera della contea di Nimba.

Questo evento diede il via alla guerra civile che sconvolge la Liberia per oltre dieci anni. A capo di quegli uomini vi era Charles Taylor e al suo fianco vi era Foday Sankoh.

La sentenza pronunciata ieri all’Aja ha raccolto il plauso unanime dall’Unione Europea, degli Stati Uniti, delle Nazioni Unite e delle varie organizzazioni internazionali impegnate sul fronte dei diritti umani.

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