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Piazza della Loggia. L’appello di Brescia: città che non si arrende.

Piazza della Loggia è deserta e muta in una fredda mattinata di fine aprile. Il cielo non promette niente di buono. Sulla stele, sotto il porticato, i nomi delle vittime della strage, mesto elenco di quella parte di storia che una Brescia stanca non riesce e non vuole dimenticare. Improvvisamente inizia a scendere una pioggia sottile e fastidiosa. Proprio come quel 28 maggio di 38 anni fa. L’orologio della Piazza segna le 10 e 12 minuti. L’ora di allora. Manca poco più di un mese al tragico anniversario che tutta l’Italia conosce e che Brescia e i bresciani si portano addosso, come una croce, da 38 lunghi anni. Un’anziana donna si fa il segno della croce davanti alla stele e si allontana. Sotto il braccio ha il giornale della città, con in prima pagina la notizia che ha scosso tutti. La sentenza della corte d’appello ha lasciato senza colpevoli la strage del 1974: assoluzione per i quattro imputati Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino. Le parti civili sono state condannate a pagare le spese processuali ( il governo ha annunciato in seguito di volersene occupare personalmente, per evitare quanto accaduto al processo di Piazza Fontana, quando i familiari furono condannati al pagamento delle spese dopo l’assoluzione del gruppo ordinovista veneto). L’unica tremenda certezza oggi sono i nomi di 94 feriti ( alcuni dei quali segnati per sempre nel fisico e nel cuore) e degli 8 morti.

Giulietta Banzi Bazoli 34 anni insegnante, Livia Bottardi Milani 32 anni
insegnante, Euplo Natali 69 anni pensionato, Luigi Pinto 25 anni insegnante, Bartolomeo Talenti 56 anni operaio, Alberto Trebeschi 37 anni insegnante, Clementina Calzari Trebeschi 31 anni insegnante, Vittorio Zambarda 60 anni operaio.

Brescia, cresciuta in questi anni nell’incertezza e nella speranza, Brescia che
non dimentica, stremata e arrabbiata, lancia un appello a tutti gli italiani: “ P

er questo prossimo 28 maggio venite in Piazza”. Hanno già dato conferma della loro presenza esponenti del Comitato delle Memorie di Bologna in una lettera a Manlio Milani, presidente dell’Associazione dei  Familiari delle Vittime, esprimendo solidarietà umana e civile dopo l’esito del processo. C’è sete di verità per questo come per altri eventi sanguinosi che hanno segnato la Storia della Repubblica Italiana. Il Comitato di Bologna  si è così unito all’appello dei familiari delle vittime di Brescia rivolto a tutti gli italiani: raggiungere in massa Piazza della Loggia il 28 maggio per dare conforto ai familiari delle vittime e a tutta la città, in un anniversario ancora più pesante dei precedenti.

Continua a piovere sulla Piazza. E’ una pioggia fitta, fredda e noiosa sotto la quale, lì vicino, qualcuno è già al lavoro per un progetto voluto da Comune e dall’Associazione Casa della Memoria col contributo di Rotary Bs Vittoria Alata e Gruppo Bu e Bei. E’ la risposta positiva ad un fatto negativo. Si chiamerà Memoriale delle Vittime del Territorio e della Violenza Politica. Un percorso che, partendo da Piazza della Loggia, arriverà fino al Castello di Brescia col posizionamento di 490 formelle e cippi, una per ogni vittima italiana del terrorismo e della violenza politica. Prima del 28 maggio le formelle, con i nomi delle vittime della strage bresciana. saranno pronte e a seguire poi tutte le altre. Il Memoriale coinvolgerà anche le scuole del territorio.

“Ogni Istituto scolastico adotterà una formella- sottolinea l’assessore all’istruzione di Brescia Andrea Arcai- dovrà prendersene cura e occuparsi della sua manutenzione. Un messaggio importante che vogliamo dare a chi, quel 28 maggio 1974, non era ancora nato affinché, sentendolo proprio,  possa non andare perduto”.

Manlio Milani aggiunge: -“ Saranno i manutentori della memoria e allo stesso tempo i suoi trasmettitori.”

La pioggia è cessata. Filtra un raggio di sole dal tendone di uno storico negozio della Piazza e si proietta sulla stele commemorativa. Come un segnale. Una richiesta di luce. Di chiarezza. Per una città che non si arrende e vuole ricordare.

 

Emanuela Biancardi

 

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