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Mussari distratto, offende l’intelligenza dell’utente bancario.

Sul Corsera di oggi, 4 Aprile, leggiamo le dichiarazioni rilasciate dal presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, nell’audizione alla Commissione industria del Senato sulle commissioni bancarie chiedendo si’ regole, ma senza vincoli su costi e ricavi.   “Le banche italiane non hanno causato la crisi, ma ne subiscono gli effetti, nell’ambito di un ciclo economico ancora difficile, di persistenti tensioni finanziarie e in un contesto di profonda modifica strutturale del quadro operativo, normativo e regolamentare, con crescenti vincoli e ‘costi di conformità. E’ essenziale spiega – sottoporre le imprese bancarie ad un giusto set di regole che devono riguardare tre ambiti specifici: stabilità trasparenza e correttezza; concorrenza. Al di fuori di queste regole le banche, come tutte le altre imprese, debbono essere libere di gestire i propri costi e i propri ricavi, senza vincoli amministrativi, prezzi amministrati o obbligo di erogazione gratuita di servizi. Queste misure oltre ad essere contrarie al principio della libertà di impresa, ai principi comunitari di libera circolazione dei servizi in Europa, si traducono in un danno per l’economia italiana”

Ci chiediamo fino a  che punto si debba arrivare e quante distorsioni della realtà debbano essere ancora diramate a un pubblico fatto anche di imprenditori dissanguati dal sistema bancario. Le illegalità compiute dalle banche e le difficoltà da parte degli imprenditori nell’aver riconosciuti i propri diritti non sono casi isolati, da qualcuno definiti “sbagli” ma rappresentano un vero alla sociale.  Per questo motivo un noto imprenditore calabrese, Nino De Masi, non ha  potuto fare a meno di sottolineare la verità che emerge anche da documenti istituzionali, e scrive « Ho avuto modo di leggere le dichiarazioni del Presidente dell’Abi e sono rimasto sinceramente senza parole per la voluta superficialità, arroganza ed apparente ignoranza su tematiche ormai note a tutti . Come premessa va ribadito che le banche, a differenza di quanto afferma il presidente dell’Abi, che sembra ignorare leggi e Costituzione, hanno una loro ben precisa finalità pubblica, soggetta a norme molto particolari e con precisi organismi di controllo. Partendo da ciò, e rispondendo ai punti sollevati, occorre far presente che:

a)     relativamente alle rivendicazioni sul libero mercato privo di vincoli a costi e ricavi, vorrei far presente al “distratto” Presidente dell’Abi di leggersi le gravissime denunce fatte dall’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato che, con le indagini conoscitive IC 36 ed IC45 e nelle varie audizioni al Senato, ha affermato che il mercato creditizio è in mano ad una ristretta lobby che priva il mercato della libera competizione, portando a delle politiche dei prezzi al rialzo ed esclusivo vantaggio delle banche ed in danno agli utenti. (più libertinaggio  di così)

b)     Relativamente poi alle giuste regole a cui le imprese bancarie devono essere sottoposte, ricordo al “distratto” Presidente che le regole esistono e sono anche molto chiare e che spesso, grazie ad una vigilanza distratta o ambigua, la magistratura ha fatto emergere le diffuse illegalità applicate. Gli  utenti sono sempre stati costretti a richiedere, con lunghissime e costose azioni legali, il riconoscimento delle evidenti illegalità come addebiti non dovuti e metodi di calcolo sbagliati, ottenuti disapplicando le chiare norme vigenti e venendo meno ai principi cardini della tutela del risparmiatore.

c)      Relativamente poi alla crisi del Paese, che da quanto affermato non sarebbe colpa delle banche, voglio solo far presente al “distratto” Presidente alcuni punti:

–         sarebbe onesto ed etico che le banche sanassero l’elusione fiscale pagando il dovuto che, dai dati riportati dai media, ammonta a circa 3 miliardi di euro, e sarebbe auspicabile  che il fisco applicasse la stessa fermezza e condizioni riservate ai normali cittadini. Ma credo che di ciò il Presidente sia pratico visto che,  come presidente della sua banca, ha appena sanato una partita con il fisco per circa 250 milioni di euro. Posso anche permettermi di fargli avere gli scritti del Tribunale di Milano sull’operazione Brontos.

–         Sarebbe onesto spiegare cosa sono gli oltre 1,44 miliardi di euro che secondo il Dipo, Dipartimento delle Perdite Operative che loro gestiscono, sono dovute alle restituzioni o danni che le banche pagano  per difformità contrattuali e tentativi di frodi  che praticano alla clientela.

–         Sono di pochi giorni fa le dichiarazioni stampa in cui le 4 big del credito hanno annunciato perdite per oltre 30 miliardi di euro, dovute essenzialmente alle svalutazioni sugli avviamenti. A tal proposito mi corre l’obbligo di alcune modeste ed ingenue osservazioni:

  • · la svalutazione degli avviamenti è stata fatta solamente per un crollo del mercato stesso oppure per una supervalutazione iniziale delle aziende acquisite ?  Ma se per ipotesi ciò fosse totalmente o parzialmente così, chi ha percepito le stock-option su tali ipervalutazioni ? E per quanto ? E chi le ha pagate ? Chi ne ha subito un danno ? A quest’ultima domanda la risposta sarebbe banale: gli azionisti.
  • · dopo aver riportato in ordine i conti che prima non lo erano, grazie a queste gigantesche perdite quali vantaggi fiscali le banche avranno? Ed a vantaggio di chi ? E che ne paga le conseguenze?

 

Vorrei ricordare al “distratto” Presidente dell’Abi che forse il Paese si sta risvegliando e che a voler tirare troppo si corre il rischio che la corda alla fine si spezzi; la gente si sta stancando di farsi rubare i soldi da un sistema bancario che ha operato e sta operando nell’illegalità.

Nell’interesse di tutti, un invito a voler rispettate le leggi ed a dimostrare di essere un’organizzazione seria, come ognuno di noi vorrebbe, e non un’associazione che sino ad oggi ha operato nell’illegalità;  evito per adesso di citare casi specifici.

Sono sempre disponibile ad un confronto, ma spero che il presidente dell’Abi, che è persona certamente intelligente e preparata, la smetta di esercitare il ruolo di colui il quale non sa cosa dice.»

De Masi è una persona equilibrata, che ha passato anni a studiare e a ricercare ciò che realmente avviene in ambito bancario e davanti a dichiarazioni che offendono l’intelligenza di chi legge, reagisce segnalando la clamorosa sbavatura.  Attenzione però, l’utenza bancaria è al massimo dell’esasperazione, per un motivo o per l’altro, e dichiarazioni così clamorosamente faziose potrebbero far scaturire reazioni imprevedibili.

Daniela Russo

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