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Grazie alle banche a Palermo muore la ultracentenaria De Magistris

 “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile” Corrado Alvaro

Una citazione che calza a pennello alla De Magistris – Bellotti, l’azienda che fin dal 1906 ha rappresentato uno dei luoghi simbolo di Palermo.   Infatti non esiste palermitano che non si sia rifornito in questa storica cartoleria, dove gli studenti andavano ad acquistare i quaderni a peso, album da disegno, colori, rapidograph e copertine per i libri. Era una sorta di rito ormai dove i commessi, in certi momenti dell’anno  erano obbligati  persino a chiudere le porte, e  la gente rimaneva in fila fuori dal negozio ad attendere il proprio turno.  Era stato un cliente fisso  il giudice Giovanni Falcone, grande appassionato di penne stilografiche di valore e  De Magistris in questo campo non aveva rivali.  Come del resto non aveva rivali anche nella stampa tipografica della modulistica per forniture di  grandi dimensioni,  e aziende, professionisti, banche e persino il palazzo di giustizia trovavano un ottimo servizio e qualità.  Basti pensare che negli anni 90 l’azienda fatturava anche 12 miliardi di lire all’anno e aveva 120 dipendenti. Certamente la crisi avrà fatto la sua parte per picconare un’azienda così frizzante,  onestamente  anche l’informatica,  l’arrivo selvaggio dei prodotti extracomunitari e i colossi della distribuzione hanno inferto un colpo non indifferente, basti pensare che  i ricavi erano scesi dagli 8.000.000.000 (ottomiliardi) di lire dell’esercizio 1999 a poco più di € 2.000.000,00 (duemilioni di euro) generati al 31/12/2004.   E’ ormai risaputo che dalle banche ci si deve aspettare di tutto e infatti puntualmente la BNL che nel  ‘99 aveva concesso un finanziamento industriale con una durata di 12 anni e due di preammortamento, il 19/05/2003  decise, sulla base di autonoma decisione assunta dai propri organi deliberanti, la revoca degli affidamenti ordinari intrattenuti con la De Magistris; ciò produsse immediatamente la risoluzione del contratto di Finanziamento Industriale.  Allora la De Magistris, il 05/04/2004  propose la sistemazione stragiudiziale delle posizioni debitorie di € 790.000,00  che venne accolta dalla Banca in data 07/04/2004.  Nella convinzione che l’adempimento del piano concordato potesse condurre alla sistemazione totale del contenzioso in essere e, per evitare ogni possibile atto da parte della Banca, le cui pressioni da parte dell’Ufficio Legale erano divenute oltremodo pressanti ed insostenibili, la Società si preoccupò di reperire le risorse necessarie per far fronte al rientro, versando la complessiva somma di € 565.000,00.  Tali risorse finanziarie furono, come è logico supporre, sottratte sia alla normale gestione aziendale, creando un sensibile disavanzo finanziario aggravato, per giunta, dalla progressiva riduzione del fatturato aziendale,  sia al patrimonio aziendale mediante la vendita di alcuni cespiti di proprietà.  In tale problematica situazione, nell’approssimarsi del pagamento dell’ultima tranche di € 225.000,00 i signori Bellotti decisero di recuperare la somma necessaria mediante la vendita di un ulteriore cespite di proprietà sito in Palermo. Nelle more che l’operazione fosse perfezionata, richiesero alla Banca, tramite il proprio Avvocato, una proroga per il pagamento dell’ultima scadenza dal programmato 30/09/2004 al 31/03/2005.  In pratica 6 mesi. E che sono sei mesi a fronte di un rientro richiesto così brutale?  Con una lettera del 03/11/2004 la Banca rispondeva che l’unica dilazione possibile poteva essere concessa entro il 20/12 dello stesso anno, richiedendo inoltre che il versamento comprendesse anche gli interessi maturati al tasso dell’8% sull’importo di € 225.000,00 dal 01/10/2004 fino al giorno dell’effettivo pagamento.  Ah però!  Con successiva comunicazione del 09/02/2005, la Banca dichiarava disattesa la proposta di sistemazione stragiudiziale e preannunciava l’inizio della procedura legale.

Anche i meno esperti comprenderebbero un atteggiamento da parte della banca teso a creare problemi invalicabili all’azienda. Ma perché tanto accanimento? Dopo tutto la De Magistris aveva sempre dimostrato la massima correttezza. Nonostante la richiesta pressante e inaspettata di rientro, aveva messo in vendita dei beni proprio per soddisfare il volere della BNL, gli serviva solo il tempo tecnicamente necessario per perfezionare la transazione. L’atteggiamento della Banca determinò, di fatto, nell’aprile 2005 la segnalazione della posizione a “sofferenza” nella Centrale dei Rischi nella Banca d’Italia e la conseguente riduzione dell’affidamento concesso dal Banco di Sicilia (eliminazione delle facilitazioni per anticipo su fatture e anticipo al s.b.f. Si aggiunga inoltre che la segnalazione di “sofferenza” in Centrale dei Rischi ha causato l’impossibilità di accedere a qualsiasi forma di Credito Bancario e la perdita di agevolazioni rappresentate dal pagamento nei confronti dei fornitori, i quali, per continuare il rapporto con la Ditta De Magistris Bellotti hanno imposto delle forme di pagamento molto più strette, se non in via anticipata all’ordine.  Ancora una volta va sottolineato come in tutta questa vicenda salti all’occhio la pervicacia e la solerzia dimostrata dalla Banca, ossia ciò che la Dottrina ha qualificato questo comportamento come interruzione “brutale” del credito. Va considerato che in data 20/10/2000, agganciata all’operazione di Finanziamento Industriale dell’agosto 1999, la Banca fece stipulare un contratto di Interest Rate Swap al fine di stabilizzare eventuali oscillazioni di tasso al rialzo per il Cliente: il risultato è stato un ulteriore aggravio di interessi per l’importo di € 34.681,00 circa!

La circostanza, che appare già di per sé di difficile comprensione, nell’ambito di una gestione ordinaria del rapporto, assume una rilevanza particolare se si considera che, stanca di subire passivamente le richieste della BNL, la De Magistris decise di affidare ad uno studio specializzato l’analisi dei propri conto correnti da cui emerge un dato sconcertante. A  fronte di una pretesa creditoria di € 388.000, la perizia di parte individuava un credito per l’azienda di € 711.000,00, con l’aggravante del superamento costante della soglia di usura.  Per cui, al giudizio intentato dalla Banca Nazionale del Lavoro veniva proposta opposizione rituale con richiesta di riconvenzionale.

Nel corso della causa il Giudice, dott. Fabio Di Pisa ammetteva CTU contabile, affidata al dott. Enrico Piazza che rilevava un credito per l’azienda valutabile tra gli € 360.000 e gli € 430.000.  La causa si è conclusa con l’udienza del 10 maggio scorso, il giudice nonostante tutto da torto alla De Magistris. Certo, ricorrerà in appello ma per avere giustizia occorrono fiumi di denaro e chi patisce è chi ha avuto la peggio fino ad oggi.

Anche in questo caso i riflettori di LiberoReporter rimarranno accesi, in attesa che la giustizia faccia il suo corso, nella certezza dell’esistenza di giudici giusti che rendono la legge uguale per tutti.

 

 

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