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Fermiamo la strage. Appello ai politici, ai giornalisti, alla Chiesa, alla società civile.

Quanti morti ancora dovranno esserci prima di aprire un’inchiesta sulle banche?  Come giornalista  sento il dovere  morale di sollecitare i politici, le associazioni di categoria, la Chiesa e soprattutto i colleghi che come me ogni giorno ricevono delle pulsioni precise su ciò che sta accadendo nel nostro Paese, a causa delle banche  o forse delle cattive banche.  Non si può più fare finta di nulla. Siamo arrivati al capolinea, dopo anni di denuncie messe in atto dagli imprenditori, condite con la disperazione data da quel senso di impotenza nell’avere giustizia, ora nessuno che abbia un minimo di senso morale si può girare dall’altra parte. Il Capo dello Stato, qualche giorno fa, ha dichiarato “ non c’è esasperazione nel Paese”, ma a quale Paese si riferisce? Se si riferisce all’Italia mi viene il dubbio che le informazioni da lui acquisite non siano aderenti alla realtà.  Una realtà fatta da gente che si toglie la vita nel modo più atroce dandosi fuoco o impaccandosi , cos’ è se non esasperazione ed impotenza?

L’aver dissanguato in questi anni il sistema delle imprese facendo pagare il costo del denaro più alto di tutti i paesi sviluppati al mondo,  ha fatto si che alla prima crisi,  i drammi esplodessero.  I tassi da usura applicati, così come affermato da sentenze, debiti illegali “pompati” ad arte con collaterali fatti da derivati, commissioni e spese addebitate senza alcun limite, hanno di fatto messo sul lastrico tutti . Oggi le banche chiedono i rientri immediati di posizioni debitorie in buona parte illegittime chiudendo unilateralmente il credito . Un imprenditore in crisi di liquidità perché la pubblica amministrazione non paga o il cliente è in ritardo si trova da un momento all’altro fallito.  Quelle stesse imprese e quegli imprenditori  che per decenni sono stati le mucche munte e dissanguante in maniera illegale,  dal sistema bancario che ha garantito profitti  spropositati a manager e azionisti.

Questi aggressioni bancarie portano l’imprenditore a chiudere e mandare a casa i propri dipendenti, il fallimento  economico e cosa ancor più grave umano; questo c’è dietro al suicidio.

Conoscere ed analizzare i fatti significa cercare di capire per evitare il ripetersi di tale vicende. In Italia vi sono centinaia di migliaia di vertenze civili e penali instaurate da cittadini ed imprese contro le illegalità bancarie che sono ferme nei meandri dei tempi della giustizia. Il 90% delle sentenze danno ragione ai clienti,  gli importi addebitati sono illegittimi, allora di cosa parliamo. Perche non si fanno rispettare le leggi a chi le ha evase.

Perché non si pretende che il sistema bancario rientri dei 3 miliardi di elusione fiscale che ha in contenzioso con il fisco.(le tante operazioni Brontos, Procura di Milano).  Stiamo parlando di vite umane, di istigazioni al suicidio, stiamo parlando di disperazione, perché ognuno non fa la propria parte,  perché le Procure non capiscono che la violazione del mercato creditizio è tutelato dalla costituzione e punito da leggi molto severe?

La nostra coscienza , la visione di quelle drammatiche immagini di chi si è dato fuoco, devono farci sussultare la coscienza e dire basta.

Basta all’arricchimento di lobby potenti che hanno dissanguato cittadini ed imprese, in questo paese la legge dovrebbe essere uguale per tutti.

I drammi che stanno avvenendo sono irreversibili, di fronte alla morte non vi è ritorno. Vi scongiuro ognuno di noi faccia la propria parte.

Si pretenda giustizia, la si chieda e si chieda che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

Attenzione però, che la disperazione può provocare effetti letali. Abbiamo una lista di suicidi avvenuti negli ultimi due anni, da far spavento. Ormai non si tratta più di un caso isolato e tutti hanno lo stesso denominatore comune: le banche. La politica gira la faccia dall’altra parte, i media  non si espongono più di tanto.    Le persone dotate di coscienza, oggi, non possono non configurarsi come potrebbe evolvere tutta questa disperazione.  Signori non aspettiamo che accadano altre tragedia, non aspettiamo che ci sia una rivolta. Non siamo lontani da questo.

Vi prego di leggere una delle lettere che meglio espone la situazione reale

Come giornale organizzeremo delle azioni, staremo vicini alle imprese, ci aspettiamo che tutti voi siate solidali verso un problema che ha gettato l’Italia in ginocchio e che tocca tutti noi.  Gli Italiani non possono più aspettare.

Daniela Russo

 

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