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Riportare in Patria i nostri marò con l’intervento della magistratura ordinaria

Tutta l’Italia è rimasta colpita dalla vicenda legata alla Enrica Lexie e da ciò che sta accadendo ai nostri fucilieri del battaglione   San Marco che si trovavano a bordo per svolgere il servizio di protezione antipirateria. A districare la complessa vicenda ci ha provato la diplomazia “soft”, chiedendo l’applicazione della “soft law” senza ottenere nulla, abbiamo ipotizzato un intervento della diplomazia “hard”, con riferimento al diritto internazionale di guerra, ma forse, analizzando i fatti, c’è una sola strada percorribile per sbloccare la situazione. Questa nuova e più percorribile ipotesi ce la spiega Mario Scaramella, specialista in diritto internazionale ed intelligence.   «I riferimenti al diritto internazionale a cui finora si è ispirato il Nostro MAE sono infatti lontani da quell’ “opinio iuris ac necessitatis” e da quella “diuturnitas” che fanno di una prassi consolidata una norma di c.d. “hard law”, tanto è vero che è ormai  “muro contro muro” con le autorità indiane per quanto riguarda il diritto di attraversare la EEZ indiana (la zona economica esclusiva che si estende oltre il mare territoriale) con armati e al diritto di usare i fucili a difesa del naviglio mercantile in funzione al delicato servizio antipirateria.  L’invocata immunità diplomatica per i militari non accreditati e’ infatti stata disconosciuta dal gigante indiano. Il diritto di andare a riprenderceli, “rescuing nationals”, come detto nella precedente analisi pubblicata qualche giorno fa, si scontra con l’impossibilità di effettuare tale operazione per uno Stato senza intelligence operativa e senza servizi speciali propriamente detti. E alla luce dei recenti sviluppi della cronaca internazionale, dopo il fallimento del blitz in Nigeria da parte dei SAS britannici (anche se li le colpe sono tutte nigeriane) si renderebbe inipotizzabile una cooperazione con i più prestanti cugini alleati per tale “rescuing”.».

Quindi che cosa è possibile fare per i nostri fucilieri?

«Allora sia detto chiaramente: l’unico dei superpoteri di cui l’ Italia dispone, riconosciuto a livello internazionale dalla “Hard Law” e che pertanto sarebbe innegabile anche da parte indiana,  è la nostra magistratura ordinaria!. L’autorità giudiziaria, che dapprima ha indagato una improbabile ipotesi di pirateria internazionale e che poi ha pigramente aperto un fascicolo per la morte dei pescatori indiani, ha tutto il diritto di procedere per l’ipotesi di delitto comune del cittadino italiano all’estero, e può “pretendene” l’estradizone ai sensi di un diritto degli Stati, consolidato e riconosciuto dall’ India. La nostra magistratura – prosegue Scaramella – che non ha certo le armi spuntate dei servizi segreti, anzi è professionale e potente come nessuna altra istituzione costituzionale, è stata assente fin ad ora per questo caso e per tutto quanto concerne la pirateria e l’antipirateria, e questo non è del tutto  comprensibile, ma è l’unico potere che può seriamente indagare i sospetti e richiederne l’estradizione ai fini di giustizia, per esercitare seriamente l’azione penale.».

«In altri termini – conclude il nostro esperto –  io la smetterei di discutere del merito (colpevoli o innocenti per la morte dei pescatori) e della territorialità (erano in acque soggette ad una giurisdizione funzionale indiana perchè in zona economica dichiarata con legge indiana ai sensi della convenzione di Montego Bay ratificata anche dall’Italia) ma sveglierei la Procura della Repubblica dal suo torpore. In Procura si sono accorti che  in Italia si pagano i riscatti ai pirati? e che mercenari armati di frodo vengono assoldati dagli armatori per scortare navi italiane? E sull’ episodio specifico dei Marò perchè hanno solo tardivamente aperto un fascicolo? E perchè non hanno ancora annunciato una richiesta di estradizione per i marinai indagati? Lascerei poi alla diplomazia il lavoro di “pretendere”, in questo caso su solidi basi internazionalistiche, la restituzione dei soldati, perchè siano davvero processati in Italia. L’ Autorità Giudiziaria italiana ha il prestigio, le competenze, la forza per un vero “rescuing nationals” anche se in questo caso, i nostri militari,  dovranno rientrare “in manette”».

Daniela Russo

 

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