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Pirateria somala: primi dubbi su impiego militari a bordo navi commerciali italiane

Quella dei militari italiani prima trattenuti e poi, arrestati in India è una vicenda in cui l’Italia si è ritrovata a causa di una legge fortemente voluta da una parte del Parlamento e approvata lo scorso anno dal governo Berlusconi, la 130 del 2011.

Si tratta di una legge che ha permesso a team di sicurezza militari di imbarcarsi a bordo dei mercantili italiani per difenderli dai pirati somali.

La legge 130 del 2011 è però, nata incompleta ed ora l’Italia ne sta pagando le conseguenze.

Di questo ormai se ne sono resi conti tutti tanto è vero che dal  28 febbraio scorso la Commissione Difesa del Senato ha anche avviato un
approfondimento sullo stato di attuazione della normativa per il contrasto della pirateria con l’impiego di Nuclei militari di protezione, NMP, a bordo di navi commerciali.

L’esame, reso di particolare attualità dal tragico incidente verificatosi in India, prevede anche una specifica indagine conoscitiva sulle disposizioni dirette a contrastare gli assalti di pirati a navi mercantili con particolare riferimento alla situazione nel Corno d’Africa e nell’Oceano Indiano.

Ora che la situazione s è complicata sembra che si siano svegliati tutti.

A chiedere di fare chiarezza sull’impiego dei militari italiani a bordo delle navi commerciali italiane anche il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.

In una sua nota si legge: “Visto il decorso assai negativo che sta avendo la vicenda dei nostri marò in India, a questo punto non si può fare a meno di porre un’ interrogativo al nostro Governo. Qual è la gestione del comando quando i nostri soldati sono costretti a entrare in azione a difesa di navi di proprietà di armatori privati?

Ci sembrava ovvio che questa gestione fosse di pertinenza della marina e invece da alcune ricostruzioni, non sembra che le cose siano andate così. Adesso, sia pure in ritardo perchè‚ le cose nella fattispecie si sono molto complicate, tuttavia va pubblicamente affermato un indirizzo politico generale. In caso diverso è indispensabile rivedere tutto e ritirare i militari dalle navi perchè‚ non possiamo esporli a situazioni così gravi come quella verificatasi in India”.

Anche Margherita Boniver, deputato del Pdl e Presidente del Comitato Schengen ora si esprime in merito affermando che: “L’inaudita vicenda dei due militari italiani arrestati in India e sottoprocesso è una palese rappresentazione di un qualche errore da parte italiana. Le norme introdotte sul pattugliamento dei mercantili a rischio pirateria evidentemente sono difettose per quel che riguarda la posizione giuridica dei militari addetti alla difesa delle imbarcazioni. Al più presto il Parlamento dovrà rivedere la norma che, per distrazione o sciatteria involontaria, ha permesso l’incredibile sequenza che da settimane ha portato a questa gravissima situazione. Naturalmente ci auguriamo che il processo ma soprattutto le prove balistiche portino alla sicura discolpa e assoluzione dei nostri Lagunari. Ha comunque dell’incredibile che dei militari, che dovrebbero
presentarsi di fronte al tribunale militare del proprio Paese, siano invece costretti in una prigione in India”.

In attuazione della normativa per il contrasto della pirateria con l’impiego di NMP a bordo di navi commerciali italiane il 15 febbraio scorso sei militari della Marina italiana, uomini del reggimento San Marco, si sono ritrovati imbarcati come team di sicurezza anti pirati a bordo della nave
italiana ‘Enrica Lexie’. Quel giorno la nave ha avuto un ‘contatto’, al largo delle coste indiane, con una barca presumibilmente pirata. I  militari della Marina italiana sono intervenuti in maniera dissuasiva costringendo l’imbarcazione presumibilmente ostile ad allontanarsi.

Un episodio ritenuto nell’ordinarietà in quella parte del mondo, sofferente a causa del fenomeno della pirateria marittima che vi impazza da anni, se non fosse stato che poco dopo le autorità dello stato federale indiano di Kerala hanno accusato chi era a bordo della ‘Enrica Lexie’ di avere ucciso al largo delle coste dell’India meridionale due pescatori indiani forse scambiandoli per pirati somali.

La vicenda in poche tempo è lievitata enormemente e sta creando non pochi problemi e dissidi tra India e Italia.

Attualmente la nave è alla fonda nel porto di Kochi in India e due dei marò, il capo team, Massimiliano Latorre e il suo vice, Salvatore Girone,  sono a terra in carcere a Trivandrum. Su di loro incombe l’incriminazione per duplice omicidio.

Sono tanti però, i punti da chiarire in tutta questa vicenda ma soprattutto dove è avvenuto l’incidente.

Gli italiani sostengono di aver avuto il ‘contatto’ in acque internazionali, mentre gli indiani dicono di essere stati colpiti a nelle 20 miglia nautiche al largo di Alappuzha nel Kerala e quindi in acque territoriali.

La vicenda che  vede coinvolti due dei sei marò a bordo della Enrica Lexie sta assumendo toni preoccupanti specie dopo la decisione presa oggi del tribunale di Kollam di trasferire i due sottoufficiali  di marina in custodia giudiziaria nel carcere di Trivandrum. Una misura definita
inaccettabile dalla Farnesina in una nota in data odierna.

Una decisione presa ancora prima che il risultato delle prove balistiche su armi e munizioni, in dotazioni al team di sicurezza, venissero completate e ancor peggio 24 ore prima che un altro tribunale indiano si pronunciasse sull’ammissibilità o meno del ricorso italiano sulla territorialità o meno dell’area dove si è verificato l’incidente.

Appare chiaro che il comportamento degli indiani è anomalo.

Purtroppo la vicenda si è andata ad intrecciare con la politica locale.

Forse qualcuno ha voluto sfruttare l’intera vicenda per un ritorno politico in quanto fra una decina di giorni nello stato del Kerala si svolgeranno elezioni suppletive per coprire un seggio vacante in Parlamento dopo la morte di un deputato di maggioranza.

Un appuntamento elettorale ritenuto fondamentale per la sopravvivenza dell’attuale governo dello stato federale indiano che detiene in Parlamento una maggioranza risicatissima di appena tre deputati.

Tutti sanno bene che si è di fronte ad un’evidente violazione del diritto internazionale da parte dell’India in quanto il Paese asiatico vorrebbe giudicare i due militari italiani per fatti che competono per giurisdizione all’Italia in quanto l’episodio è accaduto in acque internazionali e per giunta a bordo di una nave battente bandiera italiana.

A questo punto l’Italia dovrebbe giocarsi la carta in sede europea oppure ONU.

In merito proprio oggi è giunta una nota della portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton in cui si legge: “Esprimiamo rammarico per la morte dei due pescatori indiani. Siamo in stretto contatto con le autorità italiane, ma la responsabilità è la loro, perchè le questioni consolari sono di competenza dei singoli Paesi. Al momento l’Italia non ha chiesto la nostra assistenza. L’ufficio dell’Alto rappresentante sta seguendo da vicino il caso e nei giorni scorsi il nostro capo delegazione in India ha incontrato il sottosegretario agli Esteri italiano Staffan De Mistura”.

p.f.

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