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Pirateria marittima: pirati somali offrono alle autorità Somaliland uno scambio di ‘prigionieri’

Rilascio di marittimi catturati in cambio di pirati ospitati nelle carceri del Somaliland: sembra che sia questa la singolare richiesta pervenuta nei giorni scorsi, da parte pirati somali, alle autorità del Somaliland.

Si dovrebbe trattare non di una nuova strategia adottata dai predoni del mare, ma più verosimilmente un tentativo di strappare dei loro compagni dalle mani della giustizia somala.

La gang sembra sia quella che lo scorso 16 febbraio, al largo dell’Oman, abbia catturato e dirottato verso Bargal  al largo delle coste somale del  Puntland, la MV Leila.

L’imbarcazione battente bandiera di Panama dovrebbe avere a bordo 15 marittimi di diversa nazionalità, indiani, pakistani e somali,  membri del suo equipaggio. Non essendo stata registrata al MSCHOA non si conosce il numero esatto membri equipaggio e natura del carico. In genere la nave è utilizzata per il trasporto di merci e auto destinate al mercato somalo. La nave da carico è gestita ed è di proprietà della New Port Cargo & Shipping di Dubai negli Emirati Arabi Uniti. Quando è stata arrembata era in navigazione verso il Somaliland.

Secondo notizie locali non confermate sembra che per ora la gang del mare che trattiene la nave e il suo equipaggio in ostaggio, si stia servendo dell’imbarcazione come ‘nave madre’ con cui  andare a ‘caccia’ di una preda da catturare. Sembra si tratterebbe di una gang alla sua prima esperienza piratesca e che dopo essersi procurata una nave da utilizzare come base galleggiante sia ora alla ricerca di una nave più grande da catturare e per il cui rilascio chiedere poi un riscatto e che per il fatto che sono inesperti siano anche alla ricerca di pirati veterani del mestiere da assoldare.

Questo, se confermato, spiegherebbe in parte il perché della singolare offerta di scambio di ‘prigionieri’ fatta alle autorità del Somaliland. A dire il vero finora si sono registrati scambi di prigionieri ma si è sempre trattato di casi singoli e ripetuti in intervalli di tempo lunghissimi. In genere lo scopo primario dei pirati somali è solo quello di chiedere un riscatto milionario in cambio del rilascio di una nave catturata. L’offerta di effettuare lo scambio è giunta alle autorità dello stato autonomo somalo nei giorni scorsi. Nel Somaliland vi sono incarcerati almeno un centinaio di presunti pirati, ma solo una decina sono stati finora condannati per atti di pirateria marittima. In base ad una legge anti-pirateria approvata lo scorso 21 febbraio dal Parlamento di Hargeisa, capitale dello stato autonomo somalo, sono stati criminalizzati tutti gli atti di pirateria. In base a questa legge chiunque commetta un atto di pirateria rischia una pena detentiva di tra i 5 e i 20 anni. Chiunque utilizzi una nave per effettuare attacchi pirati rischia una pena detentiva tra i 10 e i 20 anni. Qualsiasi funzionario governativo coinvolto in atti di pirateria rischia pene detentive tra i 10 e i 25 anni.

Di recente al Somaliland sono stati devoluti aiuti economici per 1,5 mln di dollari. Denaro che è stato speso per la costruzione di una prigione che può ospitare fino a 400 detenuti. Si tratta della prima struttura carceraria aperta dopo 50 anni nella regione somala ed è parte del piano che prevede la costruzione di diverse altre prigioni in  tutta la Somalia. La struttura carceraria è stata edificata allo scopo di incarcerarvi i pirati somali catturati e attenuare in questo modo  l’onere economico che grava sulla comunità economica.

I pirati somali catturati finora, circa un migliaio, sono distribuita in circa 20 Paesi diversi e quelli che non li possono ‘ospitare’ nelle loro prigioni si ‘appoggiano’ al Kenya e alle Seychelles e di recente alle Mauritius, con i relativi oneri economici, per essere giudicati e detenuti. Una stima non ufficiale indica in circa 130 i pirati incarcerati in Kenya e in 200 quelli nelle Seychelles. Altri 500 sarebbero ospiti delle carceri somale comprese quelle del Somaliland e Puntland. Una recente stima ha determinato che la gestione dei pirati catturati ha comportato un costo annuo, per la comunità internazionale, pari a circa 31 mln di dollari.

Ferdinando Pelliccia

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