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Caso Enrica Lexie: polizia scientifica indiana si prende ancora del tempo per perizia balistica

In questi giorni in India è in corso anche la perizia balistica sulle armi e munizioni in dotazione ai marò italiani imbarcati a bordo della MN Enrica Lexie per difenderla dagli attacchi pirati.

L’esame si svolge presso il ‘Forensic Science Laboratory’, FSL, l’Istituto della polizia scientifica di Trivandrum.

Per garantire la massima trasparenza la perizia si svolge alla presenza dei due esperti del ‘Raggruppamento per le Investigazioni Scientifiche, RIS, dei carabinieri arrivati apposta dall’Italia e che doveva concludersi oggi.

Per il fatto che i test non sono stati completati, la polizia scientifica del Kerala ha annunciato che si prenderà ancora un’altra settimana per completarli.

La perizia balistica sulle armi che, secondo l’accusa, sarebbero state usate dagli specialisti della marina militare italiana per sparare contro due pescatori uccidendoli lo scorso 15 febbraio, è ritenuta da molti la ‘prova regina’ per scagionare i due marò in carcere a Trivandrum o per farli incriminare.

Il rapporto infatti, indicherà se ci sono o meno responsabilità nella morte dei due pescatori indiani da parte dei due sottoufficiali di marina.

Il prolungarsi dei tempi della perizia inciderà anche sui tempi della consegna del rapporto che le autorità indiane attendono.

La conclusione della perizia era attesa per oggi, e per la metà della settimana prossima il rapporto scritto dalla polizia scientifica che lo avrebbe dovuto consegnare alle autorità competente indiane, ora tutto slitta di una settimana.

Insieme al fatto che occorre stabilire se a uccidere sono state le armi in dotazione agli specialisti della Marina Militare italiana è importante
anche stabilire se l’episodio sia avvenuto in acque territoriali o internazionali. Su questo punto la decisone è stata affidata ad un giudice dell’Alta
Corte del Kerala che dovrebbe deliberare il 15 marzo prossimo.

Comunque sia l’Italia ricorda che i due militari erano in servizio attivo per proteggere una nave italiana dagli attacchi di pirateria nell’Oceano Indiano in base a una convenzione delle Nazioni Unite e che quindi godono di immunità garantita dal diritto internazionale e in virtù di questo possono essere processati solo da un tribunale militare in Italia.

L’India rigetta le motivazioni italiane.

La diplomazia italiana è comunque fortemente impegnata a sostenere l’estraneità dei due marò dai fatti che hanno condotto alla morte dei due pescatori indiani o per lo meno a definire una giusta linea difensiva sulla vicenda.

Per questo motivo è in corso una ‘battaglia’ legale su più fronti.

Incidenti come quello in cui sono coinvolti i due marò sono accaduti anche altre volte, senza però, mai un colpevole, ed ora, nel Paese asiatico credendo di averne trovati due, si chiede che venga fatta giustizia e che si faccia capire a tutti che questo deve finire una volta e per sempre.
Magari dando l’esempio per far capire che l’India chiede il rispetto delle regole a tutti.

In base a tutto questo ogni azione o affermazione da parte dell’Italia è improntata alla prudenza.

Ogni incomprensione potrebbe comportare rischi per i due militari italiani che si trovano in mano alle autorità locali indiane.

Ferdinando Pelliccia

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