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Per il leader di Ukip i matrimoni gay non sono una priorità per la maggioranza dei cittadini britannici

Non è nuovo a dichiarazioni e prese di posizione controcorrente. Nigel Farage, 48 anni, leader dell’United Kingdom Indipendent Party (Ukip), parlamentare europeo, considerato fra i cento più influenti uomini di destra del mondo, ci aveva già sorpreso lo scorso novembre, quando dagli scranni dell’emiciclo di Strasburgo interrogava i colleghi e, soprattutto, lanciava accuse al Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, definendolo «l’assassino silenzioso» della democrazia degli Stati membri. Nel corso di quel memorabile intervento, stigmatizzò precise responsabilità sulla situazione debitoria dell’euro e il fallimento della politica monetaria, come già aveva fatto anche nel 2010 con uno  analogo e determinato intervento.

Le battaglie di Farage sono sempre in difesa delle sovranità nazionali e in questa ottica, con eguale impeto e chiarezza il politico britannico si interroga oggi sul perché dell’urgenza da parte del governo britannico nel sottoporre all’attenzione della Corte europea sui diritti dell’Uomo la legge sul matrimonio tra coppie omosessuali.

Da un recente sondaggio, sottolinea Farage, «risulta che oltre il 70% della popolazione ritiene che tale argomento  non dovrebbe essere prioritario rispetto ad altre tematiche ben più  importanti». Infatti, nello specifico il sondaggio promosso dall’istituto di ricerca britannico ICM nel Regno Unito ha evidenziato che solo il 14% degli intervistati pensa che il governo dovrebbe dare priorità al tema dei matrimoni gay, mentre il 78% dichiara che ci sono altre questioni più urgenti da risolvere. Insomma, i matrimoni tra omosessuali sono considerati un tema la cui urgenza è percepita da una minoranza.

Dunque, domanda Farage, perché il premier britannico David Cameron si sta affrettando ad effettuare una consultazione affinché il divieto a contrarre il matrimonio possa essere revocato in coppie dello stesso sesso tramite una cerimonia civile? Ciò che appare oltremodo inquietante – sempre secondo il leader di Ukip – è che da parte di Downing Street non è previsto che l’attuale legge in vigore non venga riformata.

Dopo essersi confrontato con Peter Tatchell, 60 anni, con un passato da militante laburista, attivista australiano naturalizzato britannico, noto per il suo lavoro con il Movimento di liberazione omosessuale, esponente di spicco del movimento gay, lesbico, bisessuale, transessuale da sempre in prima linea nelle battaglie di genere, Farage è arrivato alla conclusione che Cameron intende cambiare la legge che regolamenta i matrimoni delle coppie eterosessuali e le unioni civili degli omosessuali per evitare che venga giudicata discriminatoria da parte della Corte europea sui diritti umani. Denunciandone il grado di politicizzazione della Corte, è stata messa in piedi una squadra ben assortita di “complainers” (i promotori dell’azione presso la Corte), etero e omosessuali, che ne farà una causa vincente.

Nell’atto sottoposto alla Corte europea i complainer sottolineano la differenza tra il divieto al matrimonio per le coppie gay e il divieto di unioni civili per le coppie eterosessuali nonostante siano, a tutti gli effetti, uguali di fronte alla legge. Il tema è all’esame della Corte europea dallo scorso anno. Per Farage, il fatto che il premier britannico abbia improvvisamente portato la questione in testa alla sua agenda politica fa pensare che sia imminente una decisione da parte della Corte.

Farage aggiunge: «Nell’ipotesi in cui dovrà poi accettare un verdetto che stabilirà discriminante la legge sui matrimoni omosessuali, l’ultima cosa di cui il governo britannico ha bisogno è di sembrare debole e inefficace. Il “ciclone Tatchell” è in piena esplosione e Cameron ha deciso dunque di uscire dalla sua traiettoria. È chiaro che se il dibattito – aggiunge il leader di Ukip – non fosse arrivato alla Corte europea, questo tema non sarebbe stato di interesse per il primo ministro. Si afferma anche che per la consultazione il voto sarà libero. In ogni caso, i Paesi membri dovranno adeguare le loro legislazioni ai dettami della Corte europea. Un atto di imprescindibile sottomissione».

Farage, nonostante la delicatezza del tema trattato, ha avuto il coraggio di puntare il dito su alcune procedure adottate dalle istituzioni europee nei confronti della sovranità dei singoli Stati membri, richiamando l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale su questioni importanti che fanno leva sui diritti civili dei cittadini e del loro rapporto con le istituzioni nazionali e internazionali. In Italia, il dibattito sui matrimoni gay è aperto seppur cristallizzato in ambiti ancora ristretti perché – nonostante prese di posizione e dichiarazioni d’intenti sia a destra che a sinistra – nessuno nei principali partiti ha il coraggio di perorare una causa che facilmente urta con i valori legati al sentimento religioso dominante in Italia.

Forse anche nel nostro Paese ci sarebbe bisogno di un “grillo parlante” come Nigel Farage, capace di scuotere il pensiero e la coscienza della classe politica e dei cittadini per stimolare un confronto vero e costruttivo sul rapporto tra diritto di cittadinanza, poteri e istituzioni sovranazionali come quelle comunitarie che – ogni giorno – si misurano con le singole sovranità e identità nazionali degli Stati membri.

Lavinia Macchiarini

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