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Guardia di Finanza. Alessandria: scoperta frode commerciale internazionale

Sequestrate 43 tonnellate di cibi di provenienza cinese, illegalmente importati e potenzialmente pericolosi per la salute. 

La Guardia di Finanza di Tortona ha sequestrato, prima che venissero servite a qualche ignaro cliente, 43 tonnellate di cibi illegalmente importate da due diverse società di capitali, che non potranno così dedursene i costi. Ciò anche in virtù del recentissimo Decreto Legge 16/2012, conosciuto col nome di “decreto semplificazioni” e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 02 marzo scorso, che ha previsto che nella determinazione dei redditi non sono ammessi in deduzione i costi e le spese dei beni o delle prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo per il quale il Pubblico Ministero abbia esercitato l’azione penale.

Saranno quindi segnalati ai reparti competenti i costi ritenuti indeducibili che, nella prossima dichiarazione dei redditi, non potranno ridurre la base imponibile e, di conseguenza, le imposte dovute.

La vicenda ha origine nel gennaio dell’anno scorso quando un primo stock di prodotti alimentari surgelati partono da Shanghai  per giungere, dopo un viaggio di circa un mese, al porto di Genova e quindi all’Interporto di Rivalta Scrivia (AL) per essere definitivamente importati nel territorio italiano. Circa 20 tonnellate di cibo, surgelato e interamente destinato al mercato gastronomico nazionale. L’intero stock, prima di essere distribuito nei moltissimi ristoranti e negozi che avevano ordinato la merce, veniva però concentrato nei magazzini della società importatrice, una società di capitali riconducibile a una coppia di coniugi cinesi situata alla periferia di Milano.

E’ qui che i finanzieri del Gruppo di Tortona si sono presentati, dopo i primi sospetti e le conseguenti attività investigative, muniti di un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. di Milano e hanno immediatamente bloccato le diverse tonnellate di cibo, per lo più verdure, provenienti dal lontano Oriente.

Gli alimenti surgelati prodotti al di fuori della Comunità Europea, infatti, sono soggetti a precise regole che l’Europa e l’Italia hanno fissato a tutela della salute pubblica. Tra queste, la principale è quella che obbliga il produttore che vuole vendere sul mercato nazionale ad ottenere, previa verifica del possesso dei requisiti minimi ritenuti necessari, l’iscrizione in un apposito elenco custodito presso il Ministero della Salute.

Poiché gli alimenti giunti dalla Cina non provenivano da uno stabilimento incluso in tale elenco, gli importatori avevano escogitato un abile sistema per eludere la norma. Giocando, infatti, su una serie di traduzioni approssimative dal cinese, all’inglese e poi all’italiano erano riusciti a “trasformare” i prodotti surgelati in prodotti congelati, prodotti cioè soggetti a una disciplina meno severa quanto ai requisiti necessari per l’importazione.

Nei fatti, il semplice, ma ingegnoso accorgimento avrebbe consentito di far entrare illecitamente nel territorio italiano prodotti surgelati che altrimenti non sarebbe stato possibile importare perché privi delle garanzie richieste dalla normativa nazionale. Non solo, la perdita di ogni certezza sulla qualità delle merce, si sarebbe potuta prestare successivamente – con notevoli risparmi sui costi – a modalità di trattamento diverse da quelle consentite (ad esempio, per quanto concerne la temperatura), a tutto scapito ancora della sua genuinità e della salute degli ignari consumatori.

Minori controlli e minori spese, insomma, ma anche e soprattutto pericoli per la salute e concorrenza sleale sul mercato a danno di chi invece vi opera onestamente nel rispetto delle regole.

L’astuto disegno non è stato però portato a compimento dal momento che la Guardia di Finanza di Tortona si è accorta subito che la merce che stava transitando per l’Interporto di Rivalta Scrivia con destinazione Milano, sede dell’importatore, aveva qualcosa di anomalo. Se, infatti, era stata trattata sino a quel momento seguendo le regole previste per gli alimenti surgelati, perché sulle etichette riportava la dicitura merce congelata?

Da qui sono scattate le indagini che, in breve tempo, hanno ricostruito tutti i movimenti dei prodotti e dei documenti che li accompagnavano dalla Cina fino a Milano e che hanno permesso di scoprire come la merce fosse effettivamente surgelata (e non congelata) e provenisse da un produttore sconosciuto al Ministero della Salute.

Per questi motivi i militari della Guardia di Finanza hanno immediatamente interessato la competente Procura della Repubblica di Milano, denunciando i responsabili, 2 soggetti di nazionalità cinese, e richiedendo il sequestro di tutta la merce prima che potesse giungere a destinazione.

Dopo questo primo sequestro, le indagini, sino a quel momento coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano, si sono concentrate su altri importatori, al fine di verificare altre analoghe illecite importazioni. Così si è arrivati ad un altro soggetto di nazionalità cinese che, allo stesso modo, operava attraverso una società di capitali di Prato di cui era rappresentante legale. Nella circostanza, gli alimenti, dal peso complessivo di 23 tonnellate, sono stati sequestrati dai finanzieri e dai doganieri direttamente presso l’Interporto di Rivalta Scrivia. Il sequestro, convalidato dalla Procura della Repubblica di Tortona è avvenuto in presenza anche di personale del Dipartimento di prevenzione del servizio igiene alimenti e nutrizione della ASL di Alessandria.

A conclusione delle attività investigative, sono salite quindi a 43 le tonnellate di merce sequestrata dalle Fiamme Gialle di Tortona e a 3 il numero delle persone denunciate per frode nell’esercizio del commercio (ai sensi dell’art. 515 del Codice Penale). Una di queste ha già chiesto di definire il processo con il rito del “patteggiamento”.

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