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Gdf Firenze: Operazione “Narciso”. Ai domiciliari primario Chirurgia plastica del Careggi

Arresti domiciliari per il Primario del Reparto di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Azienda Universitaria  Ospedaliera di Careggi.

In data odierna, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Firenze hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale alla sede, dott.ssa Paola Belsito, nei confronti del Prof. Mario DINI, Primario del Reparto di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Azienda Universitaria – Ospedaliera di Careggi nonché Direttore della Scuola di Specializzazione di Chirurgia Plastica Ricostruttiva Estetica dell’Università di Firenze. 160 finanzieri hanno eseguito altresì 53 perquisizioni domiciliari e locali in Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Campania nei confronti di altri soggetti indagati non destinatari dell’odierno provvedimento restrittivo.
Le ipotesi di reato contestate sono quelle di peculato, corruzione, concussione, falsità ideologica in atti pubblici e abuso d’ufficio e riguardano fatti che, oltre al chirurgo fiorentino, vedono coinvolti, a vario titolo, anche alcuni medici dell’Azienda Ospedaliera di Careggi e di altre strutture sanitarie italiane nonché informatori scientifici di una azienda produttrice di protesi mediche.
Le complesse attività investigative, dirette e coordinate dai Sostituti Procuratori Luca Turco e Giuseppina Mione, della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, hanno consentito di accertare:
•    il conseguimento di illeciti profitti (in danno dell’Azienda Ospedaliera di Careggi) connessi allo svolgimento, da parte del Prof. Dini, dell’attività libero professionale, sia ambulatoriale che chirurgica. E’ stato infatti riscontrato che il Prof. Dini, autorizzato allo svolgimento dell’attività libera professione in regime di intramoenia, di tipo “allargato”, presso due strutture private convenzionate della città, ha incassato i relativi compensi senza assolvere ai previsti adempimenti fiscali, nè versare la quota dovuta all’Azienda Ospedaliera Careggi. L’attività professionale privata è stata svolta, altresì, presso centri privati non convenzionati. In questo caso il Dini ha occultato la sua attività avvalendosi di medici, suoi diretti collaboratori,  che hanno utilizzato anche strutture mediche private, ubicate in varie città d’Italia.
L’attività intramoenia, come noto, può essere svolta in regime ambulatoriale, fuori dell’orario di lavoro, sia nelle strutture ospedaliere territoriali sia presso centri e strutture accreditate. In tali casi gli oneri connessi alle prestazioni professionali sono a carico dell’assistito. Parte di tali incassi devono poi essere versate all’ospedale di riferimento. Tale attività si differenzia dall’attività “extramuraria” che si svolge al di fuori della struttura ospedaliera. I medici dipendenti di strutture appartenenti al Servizio Sanitario Nazionale devono operare una scelta tra la modalità extramoenia e l’intramoenia per l’esercizio della libera professione. Per i medici che optano per la modalità intramoenia, è previsto il conferimento di incarichi dirigenziali di struttura.
Le indagini condotte in sostanza hanno consentito di accertare che il chirurgo plastico, destinatario dell’odierno provvedimento cautelare, stravolgendo i limiti dell’attività “intramoenia”, cui era sottoposto in qualità di primario dell’Azienda Ospedaliera Careggi di Firenze, ha svolto direttamente e stabilmente l’attività professionale privata presso strutture convenzionate (2) e non convenzionate (1) appropriandosi del denaro destinato all’Azienda Ospedaliera Careggi;
•    l’induzione di un medico, frequentante il Reparto di Chirurgia Plastica dell’Ospedale Careggi di Firenze, a:
o    prestare assistenza nell’ambito dell’attività libero professionale svolta presso strutture private così distogliendolo dall’attività di pubblico servizio cui era adibito;
o    mettere a disposizione costose apparecchiature di cui lo stesso aveva la disponibilità, così subordinando la percezione di tali indebite attività alla prospettiva di essere favorito nell’accesso alla Scuola di Specializzazione di Chirurgia Plastica di cui il Dini era direttore.

Le indagini hanno permesso altresì di accertare che il Dini abbia favorito una società nella vendita, all’Ospedale Careggi, di presidi medico – chirurgici (protesi mammarie). In sostanza sono stati conclusi con i referenti di una azienda operante nel settore, accordi in forza dei quali sono stati scelti determinati prodotti, in cambio di diversi vantaggi personali. Nello specifico è stato riscontrato che il Dini (direttore della S.O.D. di Chirurgia Plastica dell’Azienda Ospedaliera di Careggi) per favorire una società (leader mondiale nella produzione di presidi medico-chirurgici, nelle vendite all’Azienda Ospedaliera citata), ha accettato la promessa di utilità costituite dalla futura realizzazione di varie iniziative (es. apparizioni televisive, corsi didattici e professionali con connessi introiti economici) da parte della predetta società, volte a promuovere mediaticamente la sua immagine professionale, nonché’ dall’organizzazione di viaggi all’estero collegati alla partecipazione a congressi medici, a spese della medesima.

La posizione dominante derivante dalla propria carica di direttore della Scuola di Specializzazione di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica è stata sfruttata, infine, per favorire, con l’ausilio del dott. Sergio Aito, già Direttore dall’Agenzia Regionale per la cura del medulloleso presso l’Azienda Ospedaliera di Careggi e responsabile dell’Unità Spinale Unipolare del relativo Dipartimento, l’accesso della dott.ssa Immacolata De Vivo, parente di quest’ultimo alla suddetta scuola di specializzazione, mediante l’aggiudicazione, alla medesima, di una “borsa di studio “aggiuntiva” finanziata dalla Regione Toscana. In questo contesto il Prof. Dini si attivava per l’istituzione della borsa di studio e, successivamente, favoriva l’aspirante alla borsa di studio nelle prove di concorso per l’aggiudicazione della stessa.

A margine delle attività di investigazione è stato accertato, infine, un episodio di falso ideologico riguardo la redazione dei verbali concernenti per il conferimento di un assegno di ricerca ad un candidato (unico) risultato, peraltro, suo diretto collaboratore nell’attività professionale svolta in regime di intramoenia. La commissione giudicatrice, per l’assegno di ricerca è risultata presieduta dal Prof. Dini.

La rilevanza e la peculiarità del servizio è attestata dallo stesso GIP il quale, nella sua ordinanza, definisce quello emerso dalle indagini come uno spaccato “desolante, ed assai poco edificante, e ci mostra un totale disprezzo per le regole che dovrebbero improntare l’operato di un medico dipendente di una struttura pubblica…”.

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