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Viaggi ai Caraibi e piante, scandalo dell’agenzia europea per l’ambiente

Jacqueline McGlade direttrice dell’Agenzia Europea per l’Ambiente

La vicenda dei viaggi ai Caraibi e nel Mediterraneo del direttore dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) e del suo staff spesati dall’Unione europea rischia di far scoppiare uno scandalo dagli effetti devastanti per le istituzioni comunitarie. A denunciarlo è Godfrey Bloom, parlamentare europeo, responsabile ambientale del United Kingdom Indipendent Party (UKIP),in una dettagliata relazione al Parlamento europeo.

Non c’è dubbio che, nel bel mezzo di una gravissima crisi economica e dello spauracchio di default di alcuni dei Paesi membri dell’Unione europea, questa controversa storia di spese pazze da parte della EEA si presenta come il peggior esempio da parte di quelle istituzioni che stanno imponendo ai vari Stati membri enormi sacrifici per poter mettere al riparo la moneta unica dalla speculazione internazionale. Tutt’altro che un esempio di sobrietà e correttezza.

A quanto reso noto da Bloom, la EEA sembra aver inviato personale del proprio staff ai Caraibi per aggiornamenti professionali spendendo inoltre una mirabolante cifra, pari a 300 mila euro, per l’acquisto di piante da vaso per l’abbellimento della sede di Copenhagen.

Nel 2010, Jacqueline McGlade, direttore esecutivo di Earthwatch, con alcuni membri del personale dell’Agenzia, per un periodo di 5-10 giorni si è recata nei Paesi caraibici e del Mediterraneo per progetti di ricerca sulla biodiversità. In quell’occasione furono sborsati circa 2.000 euro a persona, cosa che fu ripetuta anche nel 2011.

“Questa spesa – ha tuonato Bloom – è scandalosa anche per gli standard dell’Unione europea. Mandare gli ambientalisti della Ue in aereo fino ai Caraibi per corsi di aggiornamento è il peggior esempio di “iprocrisia verde” che io abbia mai udito in questi anni”. Ma il fatto grave – come sottolineato dall’europarlamentare britannico – è che Jacqueline McGlade, come direttrice dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, ha rifornito di denaro pubblico la Earthwatch, una organizzazione ambientale della quale lei stessa è stata membro del consiglio. “L’uso di fondi pubblici – ha aggiunto Bloom – per creare una “facciata verde” negli uffici di Copenhagen è stato aggravato dal fatto che la McGlade, con fare tiranneggiante, abbia costretto gli appartenenti alla struttura di far approvare la spesa, riallocando poi i fondi per relazioni pubbliche e quelli a scopo scientifico. Come se ciò non fosse bastato,  un membro anziano del suo staff dopo aver  provato ad opporsi ha dovuto dimettersi per sedicenti  motivi di malattia”.

Queste rivelazioni, fatte alla Commissione Controllo dei Bilanci del Parlamento europeo, hanno messo in evidenza un inquietante conflitto di interessi: fino a poco tempo prima, infatti, il direttore esecutivo dell’Agenzia (la McGlade) era membro del Cda di Earthwatch e componente del Comitato consultivo europeo di Worldwatch Europe, due associazioni ambientaliste, oltre che essere impegnata a svolgere attività nell’Agenzia Europea per l’ambiente.

Per chiudere il cerchio, nella relazione di Godfrey Bloom sono indicati anche alcuni casi sospetti di occupazione fittizia di persone utilizzate a titolo privato da alcuni membri dello staff della EEA, ma retribuiti direttamente dall’Agenzia stessa.
Lavinia Macchiarini

 

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