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Pescatori indiani uccisi: scenari secondo Scaramella

In merito alla crisi in corso tra Italia e India abbiamo interpellato il Dott. Mario Scaramella esperto di intelligence e di diritto internazionale.

Si tratta di una crisi scoppiata in seguito all’incidente accaduto nell’Oceano Indiano, al largo delle coste indiane, che ha determinato la morte di due pescatori indiani scambiati per pirati somali e forse uccisi per errore dai fanti del Battaglione San Marco imbarcati come Nucleo di Protezione Militare, NPM, anti pirati a bordo della nave italiana ‘Enrica Lexie’.

In seguito a questo episodio l’India trattiene ora la nave italiana e 11 cittadini italiani, 5 membri dell’equipaggio e i 6 militari del team di sicurezza. Su tutti loro grava l’incriminazione per omicidio. Due marò, il capo del team di sicurezza e il suo vice sono attualmente in custodia giudiziaria della polizia di Kerala.

In merito tra Italia e India è in corso una disputa sulla competenza giudiziaria dell’episodio.

Dalle dichiarazioni rese dalle parti coinvolte, gli italiani e i pescatori indiani mergono contraddizioni che portano a credere addirittura che l’arrembaggio alla ‘Enrica Lexie’ e la morte dei 2 pescatori siano due episodi distinti. Oltre al fatto che gli orari differiscono di oltre 4 ore, e che chi era a bordo della nave italiana asserisce che l’imbarcazione fatta oggetto dell’azione dissuasiva era, per forma e colore, diversa dal peschereccio su cui sono morti i 2 indiani. Quello che più divide i due Paesi nel trovare un accordo sono le posizioni indicate dalle due parti al momento del ‘contatto’. I due punti si differiscono di almeno di diverse miglia marine. Gli italiani dicono che si trovavano a 32 miglia marine dalla costa,
mentre gli indiani a 16 miglia.

Sulla vicenda l’Italia rivendica la competenza della sua magistratura essendo i fatti avvenuti in acque internazionali, e su una nave battente bandiera italiana.  Inoltre, in una nota la Farnesina sottolinea che la presenza dei militari a bordo delle navi mercantili italiane è regolata
da una specifica legge italiana che risponde anche alle esigenze delle risoluzioni delle Nazioni Unite in materia di lotta alla pirateria. In virtù di
questo ricorda che i militari sono organi dello Stato italiano e pertanto godono dell’immunità dalla giurisdizione rispetto agli Stati stranieri.
Pertanto per la Farnesina sono atti unilaterali quelli in corso da parte delle autorità di polizia indiana.

Dott. Scaramella, nel braccio di ferro fra Italia ed India per quanto è successo il 15 febbraio alla Motonave Enrica Lexie di chi è la competenza a giudicare i militari italiani, poteva la marina indiana “accompagnare” la nave e l’equipaggio nel porto di Koci? Possono interrogare i nostri connazionali? 

Ogni paese costiero può, ai sensi del diritto internazionale, estendere la propria giurisdizione ad un area che va ben oltre le 20 miglia del mare territoriale e precisamente fino a 200 miglia nautiche ovvero 370 Km dalla costa, calcolati dalla linea di base del mare territoriale, in questa area denominata Exclusive Economic Zone, il paese costiero ha diritti come la pesca e lo sfruttamento minerario e doveri fra cui il “SAR” ovvero Search and Rescue, assistenza al naviglio in difficoltà e la responsabilità\giurisdizione militare funzionale allo sfruttamento economico,
non tutti i paesi hanno una EEZ, ad esempio l’ Italia pur assumendosi responsabilità di SAR ben oltre le proprie acque territoriali non ha una zona esclusiva.

L’India con il ‘Maritime Zones of India Act’, del 25 Agosto 1976 definisce il proprio limite della Zona di Interesse Economico Esclusivo, EEZ, ed assoggetta alla esclusiva competenza della marina indiana un area di poco più di due milioni di chilometri quadrati intorno al proprio perimetro. Quanto accaduto alla MV italiana Enrica Lexie, che si trovava certamente in zona EEZ indiana, è assai complesso sotto il profilo
internazionalistico perchè la Marina indiana ha il potere di esercitare sulle navi altrui tutti i poteri connessi alla regolamentazione dello sfruttamento delle risorse.

Innanzi a due cittadini indiani uccisi in zona di esclusiva competenza e ad un peschereccio di fatto attaccato da una nave italiana che ai sensi della Convenzione di Montego Bay non aveva il “diritto di passaggio inoffensivo” (il principio è sancito anche negli artt. 14-17 della Convenzione di Ginevra che recita: il passaggio è inoffensivo finchè non reca pregiudizio alla pace, al buon ordine o alla icurezza dello Stato costiero) e che certamente ha giurisdizione penale sulla ave italiana, indiscutibile perchè connessa alla tutela del proprio interesse alla pesca nella zona esclusiva (la giurisdizione teoricamente è limitata a fatti non puramente interni alla nave straniera ma la formulazione dell’art. 19 della Convenzione di Ginevra anche su questo è ambigua e recita: ” Lo stato costiero non dovrebbe esercitare la giurisdizione su fatti interni della nave” lo Stato indiano ha quindi il diritto di visitare e catturare la nave italiana e comminare attraverso la giurisdizione ordinaria sanzioni penali
a carico dell’ equipaggio.

Il fatto che a bordo della Enrica Lexie vi fosse un nucleo di militari non fa della Motonave una unità militare, alla quale si applicherebbe una diversa normativa (la nave da guerra è sempre territorio della Stato di bandiera) ma non è detto che una tale eventuale posticcia qualificazione da parte dell’ Italia  risolverebbe i problemi, ci si troverebbe innanzi ad un atto di aggressione o comunque di legittima difesa o meglio “autotutela”
italiana su territorio indiano laddove il diritto internazionale vieta categoricamente l’uso della forza in via preventiva (in altri termini neanche
in autotutela è possibile ricorrere a violenza di tipo bellico ossia atti pure isolati e limitati in intensità che implichino operazioni militari contro
navi).

Pertanto quanto accaduto costituisce una violazione italiana alle norme di diritto internazionale in ogni caso, l’ India ha la giurisdizione sull’ evento e l’ Italia potrebbe solo negoziare un accordo giudiziario affinchè gli italiani siano giudicati in patria, previe scuse formali, onori alla bandiera indiana ed ai caduti.

Questo ovviamente nulla toglie alla professionalità dei militari del Battaglione San Marco che con ogni probabilità avranno eseguito ordini e si saranno attenuti a regole di ingaggio e procedure standards, purtroppo viziate a monte da strategie errate e giocano sulla ambiguità della nave mercantile in transito pacifico però armata con militari abordo.

L’ipotesi poi che in quella zona vi fossero più navi armate e che quella responsabile della aggressione non sia la Enrico Lexie ma altra unità con a bordo mercenari dal grilletto facile non è da escludere, è anzi probabile, ma in questo caso sarà l’autopsia del Coroner indiano ad accertare se sono i proiettili della marina italiana ad aver ucciso i pescatori.

Il consiglio che posso dare è quello di trattare gli indiani con il massimo rispetto, sono una grande nazione ed una grande potenza economica e militare, i pescatori sono della regione del Tamilnadu, una area paragonabile alla Silicon Valley californiana, ho avuto modo di collaborare con gli specialisti della loro principale Università a Barathisdasan: sono un popolo avanzato e molto orgoglioso.

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