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Caso Enrica Lexie: una vicenda che sembra una storia irreale

Si spera ancora che la situazione possa chiarirsi e presto, mentre monta la crisi tra Italia e India a causa della vicenda legata alla nave italiana ‘Enrica Lexie’ coinvolta, suo malgrado, nella morte in mare di due pescatori indiani.

Al momento questo pezzo di territorio italiano è trattenuto in India e a bordo vi sono ben 11 cittadini italiani, 5 marittimi, parte dei membri dell’equipaggio tra cui il comandante Umberto Vitelli, e 6 militari della marina italiana, anzi 4 in quanto 2 sono a terra in custodia giudiziaria della polizia locale.

A bordo inoltre, vi sono anche altri membri dell’equipaggio. Si tratta di 18 marittimi di nazionalità indiana quindi cittadini dello stesso Paese che accusa ostinatamente gli italiani di aver ucciso i due indiani.

Sono tanti i punti oscuri di questa vicenda che dovrebbero essere chiariti e tante le verità nascoste che sembra quasi che su tutto aleggi un alone di mistero. Come se tutto sia stato costruito ad hoc quasi come nei migliori film di Hitchcock.

Forse un forte contributo a far chiarezza lo potrebbero dare i 18 indiani, che sono a bordo della Enrica Lexie,  ma inspiegabilmente le autorità
locali indiane non li hanno ancora ascoltati.

La polizia dello stato del Kerala, presso il cui porto di Kochi è alla fonda la nave italiana, si è tutta concentrata sugli italiani ed ora vogliono anche rivoltare la nave perquisendola alla ricerca di chissà cosa.

Gli italiani si dicono estranei alla morte dei 2 pescatori. Non sembrano però, dello stesso avviso gli indiani.

Man mano che passa il tempo però, emergono sempre nuove rivelazioni e sempre a discolpa degli italiani.

Ad esempio fino a due giorni fa si sapeva che altre navi erano presenti nella zona dove è accaduto l’incidente.

Ufficialmente, come riferito dalle autorità navali indiane, si sapeva che il 15 febbraio nella zona dell`incidente vi erano solo l’Enrica Lexie, la petroliera ‘Kamome Victoria’, la nave cisterna italiana ‘Giovanni DP’ e il cargo ‘Ocean Breeze’.

Queste navi sono state tutte contattate dalla Guardia Costiera indiana via radio per chiedere se avessero subito attacchi pirati facendo credere loro di avere fermato un peschereccio con armi a bordo.

Di tutte solo l`Enrica Lexie ha giustamente confermato il tentato abbordaggio respinto.

Uno ‘espediente’ alquanto ingenuo questo, che a detta degli indiani gli è servito per capire, non sapendolo, quale di queste navi fosse stata coinvolta nell’incidente.

E’ chiaro che se da una di queste navi ha fatto fuoco un team di sicurezza armato non autorizzato e ha ucciso i pescatori indiani di certo non l’avrebbero asserito e tantomeno agli indiani.

Mentre dalla Enrica Lexie, che era in buona fede, è giunta la conferma. Uno spirito collaborativo che si è prolungato fin oltre ad accettare di tornare indietro e gettarsi praticamente nelle braccia delle autorità navali indiane.

Capire quali navi erano in zona, è stato però, anche reso possibile attraverso la consultazione di fonti internazionali quali sono l”International Maritime Bureau, IMB, della Camera di commercio internazionale, Icc, che segue gli episodi legati al fenomeno della pirateria
marittima nel mondo.

http://www.icc-ccs.org/piracy-reporting-centre/imb-live-piracy-map/details/71/69

Proprio l’Icc oggi ha confermato alla Marina Militare italiana che il 15 febbraio scorso, lo stesso giorno del presunto tentativo di abbordaggio
alla nave italiana, è stato attaccato dai pirati anche un cargo che si trovava a circa 2 miglia e mezzo dalla costa indiana. Precisamente a
09 gradi e 57 primi di latitudine nord e 076 gradi e 02 primi di longitudine est, a circa 2,5 miglia a sud del punto di ancoraggio di Kochi in India.

Si tratta del mercantile ‘Olympic Flair’ battente bandiera greca e di proprietà della società armatrice greca ‘Olympic Shipping & Management S.A.’.

La nave è stata attaccata non lontano dalla costa indiana, 2 miglia marine, alle 21.15 locali e il 15 febbraio.

Tutti elementi questi che potrebbero avvalorare la tesi italiana del possibile scambio di nave in quanto i pescatori indiani superstiti hanno riferito di essere stati oggetti di colpi sparati da una nave mercantile a circa 2 miglia nautiche dalla costa indiana senza però, saper dare altre informazioni.

Tanto è vero che gli indiani per capire quale delle 4 navi in zona poteva essere stata coinvolta nell’incidente sono dovuti ricorrere all’espediente di fingere di aver catturato dei presunti pirati.

A pesare ancora di più il fatto che la nave greca è molto simile alla nave italiana, differiscono solo per il fumaiolo, ma colori e sagoma sono simili.

A questo punto nasce anche un sospetto.

Della presenza anche della Olympic Flair gli indiani ne erano a conoscenza fin dal primo momento, ma inspiegabilmente si sono ben guardati dal riferirlo, anzi la nave greca non è stata nemmeno contattata come le altre 4.

A questo punto sorge spontaneo chiedersi come mai pur essendo stati informati dal comandante della nave greca dell’attacco pirata subito la Guardia Costiera di Kochi e il Maritime Rescue Coordination Centre, MRCC, di Mumbai si sono tenuti per loro l’informazione?

Anzi quando è stato chiesto loro se avessero ricevuto informazioni di attacchi di pirati avvenuti nella loro area segnalati da qualche nave hanno negato e affermato che mai in India si erano verificati attacchi di pirateria mentendo spudoratamente.

Cosa ancora più strana questo episodio è omesso anche dai media indiani che non ne parlano.

Si è chiaramente di fronte ad una intricata vicenda contraddistinta  da discutibili racconti, quelli fatti da ambo le parti coinvolte, marinai a bordo nave italiana e quelli a bordo del peschereccio indiano, che si mostrano pieni di contraddizioni e discordanze. La discordanza più evidente è
temporale in quanto gli italiani hanno dichiarato di aver subito il tentato abbordaggio alle 16,30 locali, mentre gli indiani danno notizia dell’incidente alle 22 locali. Se fosse vero che il peschereccio indiano è quello colpito dagli italiani non si spiega perché hanno atteso 6 ore per denunciare l’episodio.

Il peschereccio indiano, come si vede dalle immagini trasmesse dalla Tv indiana, rientra in porto quando ormai è buio.

I conti non tornano, se erano a 32 miglia marine come dicono gli italiani, per le 18,30 dovevano rientrare in porto. Se erano nelle 16 miglia marine come sostengono gli indiani dovevano essere in porto per le 17,30. Questo in quanto la barca da pesca raggiunge i 16 nodi di velocità.

Finora non è stata nemmeno mai mostrata ne la barca colpita ne data notizia dei risultati dell’autopsia eseguita sui cadaveri dei due pescatori uccisi.

Una vicenda che vede, per ora, impegnata al massimo la diplomazia italiana.

Si stanno confrontando due culture e due mentalità completamente diverse ed è difficile ammetterlo ma forse gli indiani stanno esagerando e se tireranno troppo la corda chissà come potrebbe finire.

In gioco non vi è solo la credibilità dei due Paesi, ma anche gli interessi commerciali dell’Italia nel Paese asiatico.

Per ora si aspetta e si media.

Ferdinando Pelliccia

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