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Pirateria somala. Blitz nave militare danese: morto un ostaggio iraniano e un pachistano

I due marittimi ostaggi dei pirati somali uccisi nel corso di un blitz militare da parte della nave da guerra danese ‘Absalon’ sono un iraniano e un pakistano.

Secondo quando reso noto dal comando della Marina Militare danese anche gli altri 16 sono della stessa nazionalità. Facevano tuti parte dell’equipaggio di una stessa barca da pesca catturata dai pirati somali è utilizzata come ‘nave madre’.

Da tempo è questa la nuova tattica seguita dai predoni del mare. Alcune delle navi catturate vengono attrezzate per essere usate come ‘navi madre’. Da queste poi, vengono lanciati i barchini dei pirati somali che quindi partono direttamente da queste navi che navigano al largo alla caccia di navi da catturare e non più dalla costa. Una sorta di un base galleggiante dei pirati. Inoltre queste ‘navi madri’ sono difficili da individuare in quanto si confondono con altro naviglio da pesca che è possibile incrociare nell’Oceano Indiano. Non è la prima volta che l’unità navale danese viene a contatto con una ‘nave madre’ pirata arrestando i predoni del mare e liberando i marittimi ostaggi.

Emergono quindi nuovi particolari in merito all’episodio che ha visto la ‘Absalon’ scontrarsi con una ‘nave madre’ pirata.
A bordo della barca vi erano 17 pirati somali e 18 marittimi ostaggi di nazionalità iraniana  e pachistana. Nel corso dello scontro 2 degli ostaggi sono morti, un iraniano e un pakistano. Non è dato ancora sapere da chi sono stati uccisi i due ostaggi. Un’inchiesta è in corso, ma per il fatto che non vi sia stato conflitto a fuoco si pensa che i colpi che hanno raggiunto i due siano partiti dalla nave danese. L’episodio è accaduto nel mare al largo della Somalia la notte tra domenica e lunedì scorso, ma solo oggi se ne è venuto a conoscenza dopo che il ministero degli Esteri danese ne ha dato notizia. Lo scorso mese di gennaio in circostanze simili la stessa nave da guerra riuscì a liberare, senza perdite quella volta, 14 marittimi ostaggi ed ad arrestare 25 pirati somali. Si trattava anche allora di pescatori iraniani e pachistani catturati nel mese di novembre del 2011 insieme alla loro nave e usati dai predoni del mare come scudi umani e la nave come  ‘nave madre’. Entrambi gli episodi si collegano al contrasto alla pirateria marittima in quelle acque a cui partecipano una cinquantina di navi da guerra di diversi Paesi. Unità navali organizzate in missioni internazionali o missioni individuali.

La ‘Absalon’ opera nell’ambito della missione antipirateria marittima a guida NATO ‘Ocean Shield’ dal primo novembre 2011. Alla stessa missione NATO partecipa anche l’Italia, con la nave ‘Grecale’. Il comando della Marina Militare danese ha reso noto che la nave pirata ha ‘resistito’ per oltre 6 ore alla nave da guerra danese prima di arrendersi. I pirati erano armati di Kalashnikov. Però, non è dato sapere se c’è stato o meno uno scambio di colpi tra ambo le parti. Secondo una prima ricostruzione l’unità navale da guerra per giorni ha seguito a distanza le mosse della ‘nave madre’ pirata, quando si è accorta che i predoni del mare stavano cercando di prendere il largo è intervenuta per fermarla.

Inizialmente il comandante della ‘Absalon’, il capitano Carsten Fjord Larsen per far fermare l’imbarcazione pirata è ricorso ad avvertimenti radio e luminosi, facendo pressione anche navigando a distanza ravvicinata. Quando poi, ha visto che dalla nave pirata non giungevano segnali di risposta ha dato l’ordine di fare fuoco con la mitragliatrice pesante in dotazione all’unità navale da guerra danese. Si è trattato di alcuni colpi esplosi a scopo intimidatorio in acqua, ma di fronte al fatto che la nave dei pirati ha continuato la sua fuga il comandante Carsten Fjord Larsen, dietro autorizzazione comando NATO, ha ordinato di far fuoco sulla nave. Alla fine la nave pirata è stata resa inoffensiva e un team di imbarco composto da militari della Marina danese è salito a bordo e ne ha assunto il controllo. I predoni del mare che vi erano a bordo sono stati tutti arrestati. Con i 17 pirati somali arrestati dai militari della marina a bordo della ‘Absalon’ salgono a 42 i predoni del mare catturati in poco più di due mesi dalla nave da guerra danese. Questi predoni del mare potrebbero essere tutti sottoposti al giudizio come anche potrebbero essere rilasciati come è accaduto in altre occasioni.

Purtroppo non vi è alcuna base giuridica nel codice penale danese. Lo scorso anno le autorità danesi hanno dovuto rilasciare ben 46 pirati somali arrestati in mare da sue navi da guerra. La Danimarca per questo motivo è tra i Paesi che sostengono l’idea di creare carceri e tribunali per i pirati ad hoc in Somalia e in alcune regioni della Somalia, come il semi-autonomo stato del Puntland, che però non è riconosciuto a livello internazionale. Nel frattempo ha siglato un accordo con le Seychelles dove vi trasferisce alcuni dei pirati somali catturati affinchè vengano sottoposti al giudizio della magistratura locale.

Purtroppo mentre la missione navali antipirateria come la ‘Ocean Shield’ cercano di rendere sicuro la navigazione commerciale nell’Oceano
Indiano, il quadro giuridico è inadeguato. Le leggi contro la pirateria marittima risalgono a più di 200 anni fa e l’unico trattato esistente è la Convenzione ONU sulla Legge del mare, che definisce la pirateria un crimine internazionale. Questa convenzione non è stata però, recepita dalle legislazioni nazionali di molti Paesi. Perciò non è chiaro se i pirati somali arrestati debbano essere processati dal Paese a cui appartiene la nave da guerra che li ha catturati o se invece, devono essere processati in Somalia, dove però, non esiste un governo dal 1991, o addirittura in un paese terzo.

L’Olanda è stato il primo Paese a recepire la convenzione ONU. Altri l’hanno poi seguito come gli Stati Uniti, Francia, Yemen, Italia,  Germania, India, Corea del Sud e altri ancora. Comunque questa incertezza normativa favorisce i pirati somali.

Ferdinando Pelliccia

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