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Caso Enrica Lexie: in India opinione pubblica preme su decisioni governo centrale

Si sente in tutta la sua ampiezza il peso che sta esercitando l’impatto emotivo che la morte di 2 pescatori indiani ha avuto sull’opinione pubblica in India.

Un sentimento che sta venendo però, fortemente alimentato anche dai media indiani che sono tutti schierati da lato di chi ritiene che la morte dei due sia stata causata da un eccesso e dal mancato rispetto delle procedure operative standard.

Anche tutti i partiti politici indiani sono sulla stessa linea per quanto riguarda le responsabilità.

La vicenda è legata all’uccisione nell’Oceano Indiano, lo scorso mercoledì, di 2 pescatori indiani. Un’uccisione di cui le autorità indiane di Kerala ritengono responsabili i fucilieri del Battaglione San Marco imbarcati come Nucleo di Protezione Militare, NPM, anti pirati a bordo della nave italiana ‘Enrica Lexie’.

Due di questi militari di marina, il capo del nucleo e il suo vice, sono ora in custodia giudiziaria della polizia locale.

Stamani a New Delhi si è tenuta l’attesa riunione tra la delegazione interministeriale italiana e rappresentanti del ministero degli Esteri indiano in merito al caso ‘Enrica Lexie’.

La riunione si è conclusa con un nulla di fatto. La delegazione italiana non ha registrato alcuna disponibilità da parte indiana.

Sono stati diversi i punti su cui la delegazione italiana ha cercato un punto d’incontro con i colleghi indiani.

E’ stato ribadito il convincimento dell’Italia che la giurisdizione sulla vicenda è italiana in quanto l’episodio è avvenuto in acque internazionali e su una nave battente bandiera italiana per cui è di competenza della magistratura italiana e non indiana. Inoltre, è stato fatto presente che i militari sono organi dello Stato italiano e che pertanto godono dell’immunità dalla giurisdizione rispetto agli Stati stranieri specificando che questo non vuol dire che godano anche dell’impunità.

Il team interministeriale italiano ha chiesto di poter anche fare degli accertamenti indipendenti, con la supervisione delle autorità indiane, sui cadaveri dei 2 pescatori e sui proiettili che li hanno colpiti e quelli ritrovati conficcati sullo scafo del peschereccio.

Anche su questo ultimo punto, come in tanti altri, emergono discordanze nei racconti fatti dagli italiani rispetto a quello dei pescatori superstiti. La polizia del Kerala ha riferito che in tutto la barca da pesca sarebbe stata investita da almeno 60 proiettili. Gli italiani invece, sostengono di aver sparato solo 20 colpi, in raffiche di avvertimento, e nessuna delle quali ha colpito la tonniera indiana. In poche parole i marò italiani si sono attenuti alle regole d’ingaggio che prevedono l’uso della forza graduata e proporzionale all’offesa. In sostanza, quando viene avvistata in avvicinamento un’imbarcazione sospetta in primo luogo si cerca di attirarne l’attenzione in vari modi, via radio, con segnali visivi e sonori, per fargli cambiare rotta. Se questa modalità non riceve risconti si ricorre ai cosiddetti ‘warning shots, cioè vengono sparati dei colpi colpi di arma da fuoco a raffica a scopo dissuasivo. Prima in aria e poi in acqua, ma sempre a distanza di sicurezza dall’imbarcazione. Gli spari diretti sull’imbarcazione restano solo come ultima risorsa.

Finora l’Italia non ha mai creato ostacoli, ma la situazione comincia ad impensierire.

Ferdinando Pelliccia

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