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Caso Enrica Lexie: in India 11 cittadini italiani sono stati praticamente ‘sequestrati’

La nave italiana ‘Enrica Lexie’ dell’armatore campano D’Amato è alla fonda nella rada di Kochi nello Stato meridionale indiano di Kerala. A bordo della nave i membri del suo equipaggio, 5 italiani e 18 indiani, e 6 militari della Marina italiana del Reggimento San Marco. Si tratta di uno dei Nuclei della Marina militare che sono imbarcati a bordo delle navi italiane come team di sicurezza armata per difenderle dagli attacchi dei pirati somali.

Questi uomini ora attendono gli sviluppi, politici e giudiziari, della vicenda che li vede, loro malgrado, tutti coinvolti.

Il caso riguarda la morte di 2 pescatori indiani rimasti uccisi la notte di mercoledì scorso mentre a bordo della loro barca da pesca si sarebbero avvicinati alla nave italiana in maniera sospetta. Una nave che di fatto è un pezzo di territorio italiano e con a bordo  ben 11 cittadini italiani  praticamente ‘sequestrati’ dagli indiani.

Per le autorità locali sono tutti responsabili della morte dei due pescatori indiani. Per il momento però, la polizia non ha formalizzato alcuna accusa contro di essi anche se pare che li vogliano far scendere a terra per meglio condurre gli interrogatori. Una richiesta che è stata però, respinta. Finchè resteranno sulla nave, che è territorio italiano, ogni contatto è mediato dal Console generale italiano di Mumbai, Giampaolo Cutillo che è a bordo con loro. Ai 23 marittimi, membri dell’equipaggio della nave, sono stati ritirati i passaporti.

La situazione è praticamente in stallo e le diplomazie dei due Paesi coinvolti sono impegnate in una affannosa corsa contro il tempo per trovare un compromesso che dia soluzione all’incidente accaduto.

Per ora come ‘scudo diplomatico’ gli uomini a bordo della ‘Enrica Lexie’ possono contare sul console Cutillo.  A dargli man forte vi è anche l’addetto navale dell’ambasciata italiana in India, il contrammiraglio Franco Favre. Mentre in Italia il segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo ha incontrato l’ambasciatore indiano a Roma, Debabrata Saha per chiarimenti in merito alla situazione di crisi in corso. Al rappresentante diplomatico indiano è stata affidata una lettera del Ministro degli Esteri, Terzi indirizzata al suo omologo indiano S.M. Krishna in cui oltre ad offrire una stretta collaborazione in questa vicenda l’Italia esprime  le condoglianze per la morte dei due cittadini indiani. L’Italia si è detta disponibile ad inviare in India una missione di alti funzionari dei Ministeri degli Esteri, Difesa e Giustizia per approfondire congiuntamente tutti gli aspetti del caso.

La situazione è anche più difficile da gestire in quanto a bordo della ‘Enrica Lexie’  vi è il nucleo di militari della Marina italiani, i quali sono sottoposti ad una giurisdizione diversa da quella dei marittimi che sono dei civili. E’ messo in discussione soprattutto il diritto delle autorità indiane di trattenere la nave e condurre indagini nei confronti dei militari italiani.

I due marinai indiani sarebbero stati colpiti dai colpi esplosi dai marò imbarcati sulla ‘Enrica Lexie’ che avrebbero sparato perché li avevano scambiati per pirati somali.

Finora la prima ricostruzione a caldo dei fatti non ha convinto tutti.

La ricostruzione dell’accaduto è molto discutibile e discorda tra quanto riferito dai militari italiani e dall’ equipaggio della nave italiana, e quanto invece, riferito dai pescatori indiani superstiti che si trovavano anch’essi a bordo del peschereccio indiano.
Nel momento in cui accadevano i fatti però, erano tutti a dormire sotto coperta per cui non possono aver visto nulla e sono solo testimoni di quello che hanno trovato dopo in coperta.

Secondo la versione italiana il team di sicurezza militare è intervenuto secondo il protocollo per dissuadere da ogni intento 5 presunti pirati somali che, la sera di mercoledì scorso, a bordo di un peschereccio, hanno presumibilmente tentato l`arrembaggio alla ‘Enrica Lexie’.  I militari hanno dichiarato di non aver sparato in modo diretto contro la barca da pesca.

Per gli indiani i militari di scorta alla nave italiana hanno sparato su degli inermi pescatori. Il loro peschereccio  è stato colpito mentre stava rientrando in porto dopo una battuta di pesca al tonno.

Una situazione davvero ingarbugliata appesantita ancora di più dalla diatriba su dove sia accaduto il drammatico episodio. L’Italia sostiene fin dal primo momento che è avvenuto tutto a circa 30 miglia a Ovest dalla costa Meridionale indiana, nell`Oceano Indiano, quindi in acque internazionali, mentre l’India affermano invece, sostiene che erano acque territoriali indiane.

Ogni episodio di pirateria deve essere immediatamente segnalato alla Guardia Costiera ed invece, le autorità indiane sostengono che la segnalazione è stata fatta in ritardo. Si parla di almeno 2 ore e mezzo di ritardo. E questo getta altre ombre sulla dinamica dell’episodio che ha condotto alla morte dei 2 pescatori indiani. Questa discordanza temporale nelle due ricostruzioni, italiana e indiana sulla vicenda e anche la discordanza del punto esatto dove sarebbe avvenuto il tentato abbordaggio, la posizione riportata dai militari italiani non coinciderebbe con quella indicata invece dalle autorità indiane, secondo cui sarebbe avvenuto a 10 miglia marine dalla costa, induce a credere che forse ci sia un equivoco all’origine del caso. Potrebbe essere che i pescatori indiani abbiano confuso la nave.
I due episodi, quello della Enrica Lexie e del peschereccio indiano, potrebbero trattarsi di due situazioni distinte. Le tante discordanze portano a pensare che possa essere tutto un equivoco, anche perché i compagni di lavoro dei due morti, non possono avere in alcun modo assistito all’episodio, in quanto erano a dormire, per cui possono riferire solo di quello che hanno trovato e non di quello che è accaduto; non sono di certo testimoni oculari. Inoltre, alcuni membri dell’equipaggio della nave italiana hanno riferito che il peschereccio che si è avvicinato alla loro imbarcazione, era diverso per forma e colore da quello che denuncia l’attacco subito.

In India monta la protesta dei pescatori indiani per l’uccisione dei loro due compagni. Addirittura hanno indetto al porto di Kochi una manifestazione di protesta per il 22 febbraio prossimo,  dopo che la polizia locale di Kerala, che conduce le indagini, avrebbe aperto un’indagine per omicidio a carico dell’equipaggio della nave italiana in relazione alle due morti. Un’inchiesta che sarebbe stata aperta sulla base delle informazioni ricevute dalla Guardia costiera indiana che  a sua volta avrebbe raccolto le dichiarazioni rilasciate dagli altri 9 pescatori presenti a bordo del peschereccio indiano. Per la Guardia costiera indiana l’uccisione dei due pescatori indiani è stato un ‘errore di giudizio’.

Anche la Procura militare di Roma ha aperto un fascicolo sui fatti avvenuti nell’Oceano Indiano. Il procedimento è stato aperto dal Procuratore militare di Roma, Marco De Paolis. Mentre anche il ministero della Difesa ha avviato un’inchiesta interna per fare luce sull’incidente. Sull’incidente avvenuto al largo delle coste indiane aperta un’inchiesta anche da parte della Procura ordinaria. L’indagine è affidata al pubblico ministero Francesco Scavo che in passato si è già occupato di episodi legati alla pirateria marittima. Il pm ha ipotizzato il reato di tentativo di abbordaggio.

Ferdinando Pelliccia

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