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Riscossioni ‘cialtrone’ di Equitalia. Come continuare ad alimentare la sfiducia dei contribuenti… e l’evasione fiscale

In questi giorni stanno arrivando delle lettere di Equitalia a mezzo posta ordinaria,  in cui si invita “quanto prima” a pagare una serie di pendenze che lo specifico contribuente avrebbe nei confronti del Fisco. Sono gli ultimi atti di questa agenzia dello Stato che, dalla fine di quest’anno, non potrà piu’ agire per conto delle amministrazioni locali che, invece, dovranno direttamente valersi nei confronti dei presunti debitori. Ultimi atti che -purtroppo- a nostro avviso, pur se gli rendono onore per il tentativo di riscuotere presunti crediti dell’Amministrazione, sono lo specchio di una gestione cialtrona di chi non e’ in grado di rispettare tempi e modi delle proprie leggi per esigere il dovuto, alimentando il contenzioso, e quindi i costi dello Stato e dei singoli contribuenti.

Vediamo perché.

In tutti i casi di cui abbiamo preso visione (contribuenti che hanno chiesto consigli ad ADUC)  si tratta di somme ben oltre i termini della vigente normativa sulla prescrizione.  Il ragionamento che sta alla base di questa richiesta di Equitalia e’ di questo tipo: quanti sono al corrente dei propri diritti e quanti, a fronte magari di somme non particolarmente elevate, si prenderanno la bega di informarsi e, nel caso, fare opposizione? Sicuramente non i piu’ che, a fronte della prospettiva di dover avere a che fare con questa agenzia di riscossione e le relative difficoltà per avere informazioni esaustive o dimostrare la propria estranietà  o solvenza, preferiscono pagare e levarsi il problema.

Si tratta sempre di richieste per le quali il contribuente non e’ formalmente piu’ tenuto a conservare documentazione, poiché ampiamente trascorsi i tempi di prescrizione. Ecco quindi richieste di pagamento per:

– multe al codice della strada comminate a metà degli anni ’90, che la lettera dice essere state notificate nel 2000 (prescrizione: 5 anni);

– bolli auto del 1993 la cui insolvenza sarebbe stata notificata nel 2001 (prescrizione: 4 anni);

– tasse dei rifiuti del 2000 la cui insolvenza sarebbe stata notificata nel 2001 (prescrizione: 5 anni); etc…

Si tratta di richieste di pagamento “quanto prima”, per “collaborare” con il Fisco. Richieste che, nonostante le minacce riportate nella lettera, quasi sicuramente non avranno un seguito. Ma se dovessero averlo (atti esecutivi), il contribuente dovrà ricorrere all’autorità’ per farsi cancellare la pretesa. Che una volta cancellata, chi rimborserò questo contribuente del tempo e del denaro perso per aver evocato un proprio diritto (la prescrizione) in seguito ad una richiesta frutto solo della cialtroneria di non averla fatta nei termini?  Nessuno!!

Se questo e’ il “vento nuovo” del Fisco del Governo…… certo ci vorrà ancora tempo prima che le intenzioni del Governo Monti arrivino ovunque, ma se continuano queste situazioni, noi continueremo a non stupirci che il contribuente medio si senta aggredito e si difenda come puh -anche evadendo- o magari contando sull’inefficienza della macchina pubblica per poter poi invocare la prescrizione.

Fonte: ADUC

 

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