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Giorno del Ricordo: parla Napolitano

“Impegnarsi a coltivare la memoria e a ristabilire la verità storica è stato giusto e importante”. Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo intervento alla cerimonia in occasione del Giorno del Ricordo, istituito nel 2004 per conservare la memoria delle foibe. “Sì, serve ricordare – afferma Napolitano – anche per ripensare a tutti i fatali errori al fine di non ripeterli mai più”.

“Desidero innanzitutto rinnovare il profondo sentimento di vicinanza e di solidarietà mio personale e delle istituzioni repubblicane ai familiari delle vittime delle orrende stragi delle foibe e ai rappresentanti delle associazioni che coltivano la memoria di quella tragedia e dell’esodo di intere popolazioni”. Queste le parole con cui il presidente della Repubblica ha voluto aprire il suo saluto. Presenti, tra le istituzioni, il ministro della Cooperazione Andrea Riccardi e il ministro della Difesa Gianpaolo Di Paola. Napolitano ha ricordato le parole da lui stesso pronunciate lo scorso anno: “si è posto fine a ogni residua congiura del silenzio, a ogni forma di rimozione diplomatica o di ingiustificabile dimenticanza rispetto a così tragiche esperienze”. Nell’ottica del ricordo, “é mia intenzione – ha ricordato Napolitano – in una prossima visita già programmata in Friuli, rendere omaggio alle vittime dell’eccidio di Porzus”. Napolitano ha anche ricordato “l’apporto che gli esuli” istriani, fiumani e dalmati, “hanno dato, rientrati in Italia, allo sviluppo e al progresso del nostro Paese”. Inoltre, ha citato la dichiarazione congiunta firmata lo scorso anno con il presidente croato in cui si afferma: “in ciascuno dei nostri Paesi coltiviamo, come è giusto, la memoria delle sofferenze vissute e delle vittime. Nel perdonarci reciprocamente il male commesso volgiamo il nostro sguardo all’avvenire che con il decisivo apporto delle generazioni più giovani vogliamo e possiamo edificare in una Europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni e sempre più saldamente integrata dinanzi alle nuove sfide della globalizzazione”.

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