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Il volto dell’Italia.

Un milione e cinquecento mila ettari di superficie scomparsa in 10 anni in Italia, l’8% in meno di quella totale, principalmente nel Nord e Centro Italia. Nello stesso periodo sono scomparse nel nostro Paese 800mila aziende, il 32% del totale. Ma il 46% degli italiani nella scelta di una loro vacanza, considera l’ambiente incontaminato e ricco di paesaggi naturali l’elemento determinante seguito dal 39% per la presenza del patrimonio culturale e di buona gastronomia.

Un milione e cinquecento mila ettari di superficie scomparsa in 10 anni in Italia. Statisticamente in un decennio il nostro Paese ha perso l’8% della sua SAT (Superficie Agraria Totale). Sempre in 10 anni la SAU (superficie agricola utilizzata) è diminuita del 2,3%, quasi 300mila ettari in meno. A lanciare l’allarme per l’inarrestabile consumo di suolo agricolo sono Italia Nostra e Coldiretti nel corso dell’incontro “Il volto dell’Italia. Paesaggi agrari: bellezza, sostenibilità, economia” tenuto oggi a Roma.  Riscoprire il valore della terra e dell’agricoltura, delle nostre pregiate colture e degli alimenti eccellenti vuol dire ridare valore a una delle ricchezze fondamentali, se non la principale, per l’Italia. Mai come in questo momento di profonda crisi, dove l’economia basata su sistemi finanziari corrotti e diabolici capaci di trascinare l’economia mondiale in una crisi senza pari, su meccanismi di consumismo sfrenato, su un falso sviluppo che spaccia la cementificazione di un Paese verde e fertile quale è l’Italia per modello di crescita e soluzione di crisi economica, mai come oggi dunque è necessario ridare valore alla nostra terra e all’intera economia basata su questo settore. Dai dati provvisori del 6° censimento ISTAT dell’agricoltura, il 46% della Superficie agricola utilizzata si concentra in Sicilia (1.384.043 ettari), con una crescita, dal 2000 al 2010, pari all’8,2%. Anche la Sardegna presenta un dato positivo (1.152.756 ettari) con +13% di superficie coltivata, ma nella maggioranza delle regioni concentrate in tutto il Nord e cento Italia i dati sono tutti negativi: -5% Nord-ovest; -6,1 Nord-est per arrivare a -9,5 nel Centro.  Parallelamente, sempre nell’ultimo decennio, è diminuita anche la produzione di beni e servizi dell’agricoltura (coltivazione agricola e allevamenti zootecnici) con una flessione della produzione di -8,79. Ma il dato più allarmante, sempre secondo i dati Istat, riguarda la riduzione delle aziende agricole: -32% ovvero 800mila unità in meno dal 2000 ad oggi anche se la superficie agricola SAU è diminuita molto meno (il 2,3%) perché è aumentata la dimensione media aziendale. Le piccole aziende, fino a 2 ettari, anche se rappresentano sempre la parte preponderante (51%) sono però diminuite del 40%. Crescono invece le cooperative, le società di capitale e di persone e le aziende che gestiscono terreni in affitto.

E sono proprio le grandi aziende (circa 15.600 in Italia) quelle che investono maggiormente in impianti di energia rinnovabile (eolico e soprattutto fotovoltaico), con effetti devastanti e irreversibili sui terreni agricoli di pregio.

“Il suolo libero, lo spazio aperto è ormai un bene raro: un bene comune che deve essere difeso a tutti i costi – ha affermato Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra nel suo intervento di apertura – Si tratta della nostra sopravvivenza – aggiunge la presidente di IN – che mai potrà essere pagata con oneri di urbanizzazione. Si tratta della nostra impronta ecologica, che è lo spazio necessario a ogni essere umano per vivere, consumare, gettare. Valutando l’attuale tenore di vita degli italiani l’impronta ecologica è stata calcolata in 4,2 ettari a testa – noi oggi ne abbiamo solo 1,5 disponibili, a causa del dissennato consumo di suolo che abbiamo mangiato negli ultimi decenni e degli sprechi consumistici – quindi già ora ci mancano 2,8 ettari. Dunque ogni possibile spazio libero dentro e fuori le città va difeso con ogni mezzo (anche con la class action)”. I ritmi attuali di consumo del territorio e l’eccesso di urbanizzazione non solo stravolgerebbero il volto dell’Italia ma modificherebbero irreversibilmente le condizioni climatiche, ambientali e sociali del nostro paese. Il cibo che mangiamo, l’aria che respiriamo, il paesaggio di cui godiamo dipendono tutte dalla nostra terra. La conservazione della superficie agraria utilizzabile deve essere una priorità per preservarla dalla crescente urbanizzazione delle campagne, tutelando la disponibilità di superfici agricole per garantirne la fruibilità alle prossime generazioni che potranno praticarvi un’agricoltura imprenditoriale, innovativa ed ecosostenibile tutelando così il paesaggio agrario italiano. Un’indagine condotta da SWG mette in risalto come fra le componenti di scelta di una vacanza, la più importante risulta essere l’ambiente incontaminato e ricco di paesaggi naturali, determinante per il 46% degli intervistati. Al secondo posto, con il 39% figura la presenza del patrimonio culturale e al terzo, con il 36% di preferenze, la possibilità di gustare gastronomia locale tradizionale. Un dato importante emerso dall’indagine è che per il 20% una destinazione turistica non ha nessun valore se non c’è la componente dell’ambiente incontaminato. Le regioni italiane che nell’immaginario collettivo, nella scelta di una vacanza, si piazzano ai primi posti per bellezze naturali e paesistiche sono il Trentino, la Sardegna e la Valle d’Aosta) quelle che, nelle statistiche risultano anche essere a minor incidenza di cementificazione.

La cultura e l’agricoltura sono da sempre le principali fonti di sviluppo per l’Italia e dovranno continuare ad esserlo. Per questo Italia Nostra e Coldiretti lanciano un monito forte affinché si ponga fine alla distruzione del paesaggio attraverso la cementificazione, le centrali eoliche e fotovoltaiche installate in terreni agricoli, l’abbandono delle campagne. L’Italia ha il suolo più fertile del pianeta. L’Italia ha il più alto numero di prodotti Dop al mondo. E’ necessario che nella gestione del territorio ci sia un’inversione di tendenza. Basta con il consumo di suolo. La terra deve essere considerato bene comune da tutelare e la politica, a tutti i livelli di gestione, deve smetterla di considerarla merce di scambio per trarne oneri di urbanizzazione. L’uso dissennato della terra ha già prodotto grandi scempi sia paesaggistici che ambientali come le costanti tragedie di frane e allagamenti dimostrano. Italia Nostra e Coldiretti costruiscono un’alleanza forte nella lotta contro la devastazione dei territori rurali, nella salvaguardia dei paesaggi agrari e del prodotto italiano, nel recupero della tradizione, nell’educazione ad un consumo consapevole rispettoso di tutto il ciclo produttivo. Da qui anche l’esigenza di rivedere le logiche della grande distribuzione che ha fortemente danneggiato l’agricoltura.

Italia Nostra insieme ad Europa Nostra, con l’alleanza di Coldiretti e di altre associazioni, farà tutte le possibili pressioni sul Parlamento e sulla Commissione Europei per ottenere una PAC (Politica Agricola Comunitaria) che favorisca e incentivi l’agricoltura contadina, non industriale, e i giovani agricoltori che fanno coltivazioni di qualità.

 

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