LiberoReporter

Giglio stop ricerche: nave si muove. Inchino: la compagnia non poteva non sapere dell’usanza

Sospese, perché la nave si sta muovendo, le ricerche dei dispersi. Procura di Grosseto potrebbe rivolgersi al riesame per la decisone del Gip di concedere i domiciliari a Schettino (comandante Costa Concordia). La compagnia Costa sapeva dell’usanza dell’«inchino» davanti le isole italiane, realizzate dai propri comandanti: un post sul blog della compagnia, parla dell’inchino fatto dallo stesso Schettino davanti l’isola di Procida nell’agosto del 2010.

Si sono fermate le ricerche dei soccorritori che da giorni stanno lottando contro il tempo, per cercare di trovare i 23 dispersi della nave di Costa Crociere, la Costa Concordia, naufragata dopo l’impatto con uno scoglio e arenata davanti il porto dell’Isola del Giglio. Il motivo per cui non è possibile al momento continuare le ricerche sull’imbarcazione, risiede nel fatto che a causa del peggioramento delle condizioni del mare, l’imbarcazione, che ricordiamo è poggiata su uno scalino di roccia di 38 metri di profondità, si sta muovendo verso sinistra nella zona dove la profondità è di circa 70 metri. Il rischio dunque è che la Costa Concordia possa inabissarsi del tutto, mettendo in serio pericolo gli uomini delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco,della Guardia Costiera e della Marina Militare, impegnati nelle ricerche e nel recupero. Pare che l’imbarcazione si sia spostata di altri 8 centimetri. Sul fronte dell’inchiesta, la procura di Grosseto, titolare del procedimento, sta valutando la possibilità di rivolgersi al Tribunale del riesame, contro la decisione del Gip Valeria Montesarchio, di concedere gli arresti domiciliari per il Comandate della Costa Concordia, Francesco Schettino. “Non condividiamo e non capiamo le ragioni, che hanno spinto il Gip a concedere i domiciliari a Schettino” ha dichiarato il procuratore capo Verusio. “Stiamo valutando se chiedere al Riesame una valutazione diversa dei fatti, anche perché esiste ancora il pericolo di fuga”. Ricordiamo che il comandante, durante l’udienza che si è svolta ieri in Tribunale a Grosseto per la conferma del fermo (che il Gip non ha concesso, concedendo i domiciliari), ha dichiarato di essere stato proprio lui al timone della nave, quando la stessa è piombata sugli scogli, provocando uno squarcio di oltre 50 metri sul lato destro della nave: dopo l’impatto la nave ha cominciato ad imbarcare acqua e la stabilità della stessa era ormai compromessa. Schettino ha inoltre dichiarato di aver preso la decisione di far arenare l’imbarcazione davanti il porto del Giglio, facendo una manovra di 180 gradi, per evitare che il “bisonte del mare” affondasse in mare aperto, causando molto più vittime. Resta da chiarire come mai l’allarme di abbandono nave e l’sos siano stati dati dopo un ora, quando già l’imbarcazione era arenata e si piegava sul fianco sempre più. Inoltre le telefonate tra la capitaneria di porto di Livorno, con il comandante De Falco da una parte e Schettino dall’altra, hanno evidenziato che il comandante era sceso da bordo, quando ancora vi erano centinaia di passeggeri sulla nave, che necessitavano di essere coordinati per lo sbarco. Le dure parole di De Falco (audio delle due telefonate), mentre ordinava perentoriamente a Schettino di tornare a bordo, hanno fatto il giro del mondo. De Falco intimava al comandante della Costa Concordia di ritornare a bordo attraverso una biscaccina (una scala di corda con pioli in legno) posizionata a prua, per coordinare, com’era suo dovere, le operazioni di soccorso e comunicare quante persone a bordo c’erano e specificare quanti bambini, donne e persone non autosufficienti vi fossero a bordo. Schettino in tribunale si è difeso dichiarando che a causa dell’inclinazione dell’imbarcazione, è caduto su una scialuppa… Una ricostruzione che non convince, ma soprattutto il comandante Schettino non è mai risalito a bordo.
La consuetudine dell’”Inchino” all’Isola del Giglio, era ormai consolidata: ben 52 volte è stata effettuata questa manovra spericolata al Giglio e non solo davanti all’isola toscana. Possibile che la compagnia Costa Crociere non fosse al corrente di tale pericolosa manovra? Un post sul blog della compagnia smentisce tale ipotesi. Nel post si parla dell’inchino che lo stesso Schettino ha messo in opera davanti un’altra isola: l’isola di Procida.
Era il 30 agosto 2010.

RELATED ARTICLES

Back to Top

Pin It on Pinterest

Share This

Condividi - Share This

Condividi questo post con i tuoi amici - Share this post with your friends