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Concordia: riprese ricerche. Tecnici: dati scatola nera leggibili




Sommozzatori della Guardia Costiera - foto: © Guardia Costiera

Come tutte le mattine, condizioni meteo permettendo, sono riprese le ricerche dei dispersi della Costa Concordia, la nave della Costa Crociere, naufragata davanti il porto dell’Isola del Giglio venerdì 13 gennaio. Ieri era stato ritrovato il cadavere di una donna. Sono 16 i morti accertati e 22 sono adesso coloro che mancano all’appello. Il corpo è stato ritrovato all’interno del ponte 3 dai sommozzatori, i quali sono potuti accedere grazie al lavoro dei palombari del Comsubin, il reparto speciale della Marina Militare, che hanno aperto dei varchi con alcune micro cariche esplosive.
I palombari hanno ripreso a posizionare le micro cariche esplosive, per cercare di creare quei varchi che consentono ai sommozzatori di raggiungere delle zone della nave, che altrimenti non sarebbero accessibili.
Per quanto concerne l’ipotesi che eventuali corpi dei dispersi potrebbero non trovarsi all’interno della nave, ma essere finiti durante la notte del disastro in mare aperto e trascinati dalla corrente, il Commissario ha fatto sapere che la Marina Militare ha inviato sul posto e si trova già nelle vicinanze del Giglio, la nave “Galatea”, che effettuerà le ricerche grazie ad uno speciale scandaglio.

Le intercettazioni di Schettino e il coinvolgimento di Costa Crociere
Francesco Schettino, intercettato mentre era nella caserma dei Carabinieri di Orbetello, parla con varie persone al telefono. Intercettazioni ambientali, che tengono conto ovviamente della sola voce del comandante della Costa Concordia, ma che bastano per lanciare delle accuse precise verso la compagnia Costa Crociere. Secondo i resoconti delle telefonate intercettate, Schettino più volte avrebbe asserito al telefono, con vari interlocutori, che era la Costa Crociere a chiedere quasi ossessivamente di passare davanti l’isola del Giglio. “Passa la, passa la” dice Schettino al telefono. Un non meglio precisato manager della Costa lo avrebbe convinto con insistenza a passare davanti al Giglio. Ecco come si esprime al telefono con un certo Pietro, il comandante Schettino: “M’ha rutt o’ cazz! Andiamo a salutare o Gigl, andiam a salutà o Gigl, stava uno scoglio li affiorante e non l’abbiamo visto e siamo andati su… Quello che a me mi fa onore, che abbiamo salvato tutti quanti, tranne questi qua (riferito alle vittime accertate fino a quel momento – siamo al 14 gennaio 2010, il giorno dopo l’incagliamento finale davanti al porto del Giglio, intorno alle 17,05) che se non l’avessi fatto… [frase incomprensibile] so stato in giro a prendere la gente a mare e sono sereno così come un … [parola incomprensibile] mi sono fidato della carta nautica e di Palombi (il riferimento è probabilmente a Mario Terenzio Palombo, il comandante a cui si è detto sarebbe stato dedicato il cosiddetto “inchino”) che mi ha chiamato.” Schettino continua la telefonata parlando della manovra e di alcune coordinate, dichiarando al suo interlocutore che quello che gli ha riferito e la pura verità.
Poi però spuntano le frasi di un’altra intercettazione ambientale dei carabinieri di Orbetello e qui Schettino dice “Quando ho capito che la nave si stava inclinando ho preso e sono sceso”. Quindi è lo stesso Schettino ad ammettere di aver abbandonato la nave, di sua spontanea volontà.
Quelle parole di Schettino sulle pressioni di Costa Crociere, per il passaggio ravvicinato al Giglio, cadono come un macigno sull’armatore, che insieme agli interrogatori degli altri ufficiali della Concordia, delineano chiaramente che la società non solo sapeva degli inchini, ma che la stessa li caldeggiava con forza.

Il recupero del carburante
Le operazioni vere e proprie per il recupero del carburante che si trova ancora all’interno dei serbatoi della Costa Concordia, inizieranno probabilmente nel fine settimana e andranno in parallelo con le ricerche dei dispersi. I lavori di recupero saranno complessi e richiederanno circa 28 giorni, divisi in varie fasi. Secondo quanto dichiarato dalla società olandese Smit, incaricata dalla Costa Crociere di condurre le operazioni, si procederà con i rilievi subacquei della zona interessata. Successivamente inizierà la fase del riscaldamento del carburante per renderlo fluido. Una volta scaldato, inizierà la fase di aspirazione del carburante e contemporaneamente, per evitare che la nave si sbilanci per la mutazione del peso, sarà pompata acqua in sostituzione del combustibile. Ricordiamo che i 17 serbatoi della Concordia, ne contengono ben 2.300 tonnellate. Inevitabile l’allarme per la contaminazione delle acque antistanti l’isola, inquinamento che in parte è già avvenuto, anche se in forma molto leggera, dovuto ai detersivi e disinfettanti di bordo e altro materiale contenuto sulla grande nave da crociera, che ricordiamo per metà è sommersa dalla acque. Un enorme dispiegamento di forze per contenere eventuali fuoriuscite di idrocarburi è già schierato da giorni e l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Toscana, Arpat, sta monitorando costantemente la situazione.

L’inchiesta
E’ la scatola nera della nave che dovrà dare risposte più concrete sui momenti della tragedia. In un primo momento si era detto che la scatola fosse rotta, ma era stato lo stesso Schettino a dichiararlo. I tecnici invece hanno smentito che non si possa recuperare una buona parte di dati, solo quei segmenti che dovrebbero contenere il backup del sistema vdr, sono danneggiati. Quindi la lettura di quei dati sarà determinante per l’inchiesta.

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