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Concordia. Inizio recupero carburante. Memoria difensiva avvocati Comandante

Le operazioni per il recupero del carburante che si trova ancora all’interno dei serbatoi della Costa Concordia, naufragata venerdì 13 gennaio davanti le coste dell’isola del Giglio, sono iniziate questa mattina all’alba. I lavori di recupero saranno complessi e richiederanno circa 30 giorni, divisi in varie fasi. In questi prossimi due giorni, secondo quanto dichiarato dalla società olandese Smit, incaricata dalla Costa Crociere di condurre le operazioni, si procederà con i rilievi subacquei della zona interessata. Successivamente inizierà la fase del riscaldamento del carburante per renderlo fluido. Una volta scaldato, inizierà la fase di aspirazione del carburante e contemporaneamente, per evitare che la nave si sbilanci per la mutazione del peso, sarà pompata acqua in sostituzione del combustibile. Ricordiamo che i 17 serbatoi della Concordia, ne contengono ben 2.300 tonnellate. Inevitabile l’allarme per la contaminazione delle acque antistanti l’isola, inquinamento che in parte è già avvenuto, anche se in forma molto leggera, dovuto ai detersivi e disinfettanti di bordo e altro materiale contenuto sulla grande nave da crociera, che ricordiamo per metà è sommersa dalla acque. Un enorme dispiegamento di forze per contenere eventuali fuoriuscite di idrocarburi è già schierato da giorni e l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Toscana, Arpat, sta monitorando costantemente la situazione. Le ricerche intanto sono andate avanti per tutta la notte nella parte non sommersa della nave. Alle prime luci dell’alba si sono estese anche alla parte sommersa. Per facilitare il compito dei sommozzatori, i palombari della Marina Militare hanno ricominciato a posizionare delle mini cariche esplosive, per aprire dei varchi e agevolare l’ingresso al ponte 3 per la ricerca delle 24 persone che mancano ancora all’appello.

L’inchiesta
I difensori del Comandate Francesco Schettino, hanno depositato ieri presso la cancelleria del Gip Montesarchio, una memoria difensiva. Da quanto si apprende dal documento, si aprono nuovi scenari sulla tragedia del Giglio e l’inchiesta certamente si allargherà alla ricerca della responsabilità anche di altri soggetti. Secondo le investigazioni della difesa, la Concordia non si sarebbe dovuta inclinare lateralmente, ma il malfunzionamento delle pompe di bilanciamento e il mancato crollo delle paratie deboli, che avrebbero dovuto cedere per consentire un allagamento simmetrico della nave, non hanno permesso all’imbarcazione di mantenere la posizione naturale di galleggiamento, portando il caos nelle operazioni di evacuazione della nave, rendendo difficoltoso l’uso delle scialuppe di salvataggio nella parte destra della nave (la parte ora sommersa) e impedendo l’utilizzo di quelle nella parte sinistra. La richiesta degli avvocati di Schettino risulta evidente. Al di là delle responsabilità del loro assistito, si deve procedere ad inquisire anche  terzi soggetti che “potrebbero avere quanto meno cooperato nel determinare il tragico evento” e che la Procura individui eventuali responsabilità anche nei confronti di chi avrebbe avuto il compito di garantire il buon funzionamento dell’imbarcazione: un esplicito riferimento all’armatore della Costa Concordia, Costa Crociere.
Sotto “esame” anche la telefonata tra il comandante De Falco, della Capitaneria di Porto di Livorno e il comandante della Costa Concordia, Schettino. Gli avvocati del comandante della Concordia, chiedono un accertamento peritale per verificare il grado di sbandamento della nave, al momento in cui Schettino (intorno a mezzanotte e 33)  comunicò alla Guardia Costiera di Livorno, di essere caduto dal ponte, sul tetto di una lancia di salvataggio. Inoltre chiedono di verificare dove si trovasse effettivamente la famosa biscaggina (scaletta in corda e legno), che Schettino avrebbe dovuto percorrere in senso inverso per risalire sulla nave, come ordinato da De Falco, in una delle telefonate tra i due e che uso se ne stesse facendo in quei frangenti. L’obiettivo dei difensori risulta chiaro anche in questo caso: se la biscaggina, come sembra, fosse utilizzata dai passeggeri per abbandonare la nave, ciò dimostrerebbe che risalire in senso inverso la scaletta era impossibile, senza prima aver bloccato il flusso dei naufraghi che tentavano di mettersi in salvo. Situazione questa, che avrebbe potuto causare maggiori vittime del naufragio. Ecco secondo i legali il motivo che ha spinto Schettino a non obbedire alla richiesta di risalire a bordo impostagli da De Falco, che unita alla caduta dal ponte per lo sbandamento della nave, dimostrerebbero che il comandante della Costa Concordia non solo non ha abbandonato la nave di sua spontanea volontà, ma che le condizioni di evacuazione in atto in quei momenti non avrebbero permesso a Schettino di rientrare a bordo della Concordia, successivamente alla caduta.

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