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Blocco Tir: una protesta all’insegna dei disagi, intimidazioni e violenze

Che il settore dell’autotrasporto stia vivendo una fase di grave difficoltà nessuno lo mette in dubbio, ma nulla e niente giustifica un blocco come quello attuato in tutta la penisola. Un blocco che di fatto alla  fine si è dimostrato essere un blocco delle vie di comunicazione e non un fermo per  protesta dei TIR. Inoltre, è un  blocco all’insegna dei disagi, intimidazioni e violenze.

Di certo non è il ricorso alla prevaricazione e alla violenza che aiuta a migliorare la loro condizione che poi è comune a tante altre categorie che però, non ricorrono agli stessi metodi.

Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri ha ammonito che: “non saranno tollerati blocchi stradali”.

La protesta degli autotrasportatori ha intanto, ‘abbracciato’ tutta la penisola provocando disagi dovunque e a tutti.

Blocchi e presidi in tutte le regioni, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Calabria, Puglia e Abruzzo.

Tante le reazioni di dissenso alla manifestazione di protesta.

“Siamo in un Paese democratico che ha il dovere di garantire le libertà e quindi lo si faccia, anche con l’intervento delle forze dell’ordine”, ha sottolineato anche Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto.

A quanto pare la maggioranza degli Autotrasportatori non partecipa volontariamente alle proteste, ma come sempre è costretta con atti intimidatori e violenze da alcune frange di autotrasportatori prepotenti a fermarsi. Per cui i disagi non sono solo alla circolazione ma anche al lavoro di quegli autotrasportatori che vogliono garantire la normale attività di trasferimento delle merci ed invece questo gli viene impedito.

Dalle grandi associazioni nazionali sono giunti importanti segnali.

L’Unione Nazionale delle Associazioni dell’Autotrasporto merci, Unatras, di cui fanno parte Confartigianato Trasporti, Cna Fita, Fai, Fiap L., Sna/Casartigiani, Unitai e che rappresentano la maggioranza delle imprese di autotrasporto merci italiane hanno definito le manifestazioni di protesta in corso inutile e che per questo motivo non vi hanno aderito.

Francesco Del Boca, presidente di Confartigianato Trasporti e di Unatras ha spiegato che: “La nostra decisione di sospendere il fermo è motivata dagli impegni assunti in Parlamento nei confronti della nostra categoria dal ministro dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera. Impegni che, per quanto riguarda le risorse a sostegno delle aziende, la disciplina sui costi per la sicurezza e i rimborsi trimestrali delle accise del gasolio, sono stati tradotti in decreto dal Consiglio dei Ministri di venerdì scorso. La nostra mobilitazione rimane dunque sospesa, e non revocata, in attesa della conversione in legge dei provvedimenti annunciati dal Governo. Per cui la decisione di organizzare blocchi purtroppo non serve a nulla e appare piuttosto frutto di strumentalizzazioni”.

Del Boca ha anche sottolinea che: ”le manifestazioni che si stanno svolgendo in alcune zone del Paese sono attuate soltanto da una sigla del settore cui non può essere attribuita la rappresentatività delle imprese di autotrasporto del Paese”.

Le manifestazioni di protesta degli autotrasportatori stanno destando allarme specie in quei settori in cui lo spostamento in tempi brevi delle merci è vitale al mantenimento della qualità di queste e nei settori che hanno bisogno di continui approvvigionamenti.

Per la Coldiretti con l’86% dei trasporti commerciali che avviene su strada di questo passo si mette a rischio la spesa degli italiani soprattutto per prodotti come latte, frutta e verdura.  Proprio per il latte, che rappresenta un bene di prima necessità, da più parti si chiede che non venga interrotta la raccolta e la distribuzione garantendo la libera circolazione delle cisterne.

Oltre al latte sono a rischio anche pane e pasta se nell’arco di 48 ore non verrà ripristinata la normalità del trasporto su strada.

I blocchi degli autotrasportatori stanno creando forti difficoltà nell’approvvigionamento dei punti di vendita, soprattutto per quanto riguarda i prodotti freschi, che da domani saranno con gli scaffali vuoti.

Inoltre,  l’80% dei distributori di carburanti sono già a secco. In alcune città sono stati presi letteralmente d’assalto dagli automobilisti preoccupati di rimanere a secco.
Allarme per i prezzi dei carburanti ingiustificatamente aumentati in alcune città.

Ed è la paura di una corsa al rincaro dei prezzi nelle vendite al consumo che preoccupa più di tutto.

Altra conseguenza del blocco  dei TIR il fermo produttivo di molte industrie.

La Fiat ha già annunciato il fermo a Melfi, dove viene prodotta la ‘Grande Punto’, a cominciare dal primo turno di domani. La causa è il mancato rifornimento di componenti agli stabilimenti terminali del Gruppo Fiat, domani interessati dal fermo anche gli stabilimenti di Cassino, Pomigliano, Sevel e Mirafiori.

Forse questa volta il governo dovrebbe intervenire in maniera più ‘energica’ nei confronti degli autotrasportatori ‘ribelli’ e ripristinare così le condizioni minime di sicurezza per poter far circolare gli automezzi.

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