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I Privilegi delle Banche L’art. 50 del T.U.B. e le Segnalazioni alla Centrale Rischi

L’Ordinamento Repubblicano tutela a livello formale, primariamente mediante la codificazione Costituzionale, i diritti dei cittadini e le libertà del singolo . Lo standard di garanzie assicurato dai Costituenti è stato pacificamente considerato modello precursore ed ispiratore delle più importanti Convenzioni di carattere Europeo sulla tutela dei diritti dell’Uomo . Eppure, in dicotomia con siffatti principi esistono nella legislazione Italiana numerose norme che in diversi campi tale equilibrio spostano ad esclusivo vantaggio dei c.d. “poteri forti” . Esempio manifesto di tale ingiustificato assetto normativo lo si rinviene e rintraccia in primo luogo nei privilegi che lo Stato ha nel tempo concesso alle Banche . Queste ultime, nel confronto con i consumatori, privati ed imprese, non solo sono avvantaggiate dal fatto di possedere risorse economiche pressoché illimitate, ma si vedono favorite nell’ottenimento delle Loro ragioni, legittime o meno . A titolo esemplificativo possono essere ricordati l’art. 50 del T.U.B. e le Segnalazioni alla Centrale Rischi .

L’art. 50 del d.lgs. n. 385/93 rendeestremamente semplice e celere il rilascio di Decreti Ingiuntivi  con formula di provvisoria esecutività :

Art. 50 – (Decreto ingiuntivo)
1. La Banca d’Italia e le banche possono chiedere il decreto d’ingiunzione previsto dall’articolo 633 del codice di procedura civile anche in base all’estratto conto, certificato conforme alle scritture contabili da uno dei dirigenti della banca interessata, il quale deve altresì dichiarare che il credito è vero e liquido
” .


Pertanto è sufficiente la mera attestazione di veridicità e liquidità del credito effettuata da un funzionario bancario, affinché il Giudice adito possa concedere Decreti Ingiuntivi muniti di formula provvisoriamente esecutiva .

Ciò posto, qualora i presunti crediti vantati dalle Banche fossero effettivamente non esatti od inesistenti, ad esempio perché fondati su contratti c.d. “uso piazza”, affetti quindi da nullità insanabile ed imprescrittibile o comprensivi di interessi anatocistici oppure se fossero fatti lievitare dai prodotti cd. “derivati” o da investimenti spazzatura o fossero addirittura il frutto di interessi d’usura, il presunto debitore sarebbe costretto ad incardinare un ordinario processo di cognizione, al fine di far conoscere e veder dichiarate le proprie ragioni .

Nelle more del procedimento civile le Banche comunque possono tenere immobilizzate le posizioni dell’utente vessato, che si ritroverebbe nell’indisponibilità dei propri beni, senza possibilità di vendere ed acquistare, con gli evidenti riflessi sull’ attività imprenditoriale che si vedrebbe di fatto interrotta e/o comunque sostanzialmente pregiudicata .

Alla luce degli esiti di numerosissimi procedimenti di opposizione a decreto ingiuntivo,  dove le Banche risultano soccombenti a vario titolo, emerge che  tali Decreti, ottenuti con le modalità previste dall’ art. 50 TUB, sono risultati costituiti da somme non dovute, quindi, conseguenza di dichiarazioni risultate di fatto false . A ciò si aggiunga che le assolutamente discrezionali  ed unilaterali segnalazioni alle varie Centrali dei Rischi  sono suscettibili di  bollare di una immeritata infamia l’utente che magari in realtà nulla deve per le posizioni segnalate e si vedende però sbarrata la porta di accesso a qualsivoglia credito legale . Il pericolo è che talune Banche possano di fatto utilizzare la Centrale dei Rischi come una sorta di strumento di pressione/estorsione per ottenere l’indebito . Anche la sola minaccia della segnalazione quindi, qualora esercitata nei termini spiegati, sarebbe di tale gravità da far temere ad una persona sensata che essa, non seguendo l’imposizione, esporrebbe sé, i garanti, ed i relativi beni ad un male ingiusto e notevole .

L’istituto della “Centrale Rischi” è stato invero creato dalla Banca d’Italia per il raggiungimento di un interesse pubblico volto a consentire agli Istituti bancari di valutare la solvibilità dei richiedenti il credito, quindi per abbattere i propri rischi nel prestare denaro .   Di fatto, le segnalazioni ed anche la mera minaccia di esse, vengono in taluni casi utilizzate dalle Banche in maniera distorta, come strumento di pressione per costringere il cliente al pagamento di somme non dovute e/o comunque non certe . Occorrerebbe pertanto rivisitare tali norme prevedendo altresì espresse sanzioni civili e penali in capo anche e soprattutto ai soggetti direttamente responsabili di tali procedimenti nei casi in cui si dovesse riscontrasse la falsità o non esattezza delle dichiarazioni ex art. 50 TUB o qualora le segnalazioni alle Centrali Rischi risultassero iscritte per crediti inesistenti o sostanzialmente ridotti .

In realtà tali condotte potrebbero già essere inquadrate nelle ipotesi di reato previste ad es. per fatti estorsivi, di falso o truffa, però considerando la difficoltà di imputare a titolo di dolo siffatte condotte delittuose, occorrerebbero puntuali previsioni in punto di responsabilità in capo ai singoli soggetti agenti in modo da escludere la certezza dell’impunità .

Alessio Orsini
esperto in tecniche bancarie
del Foro di Ascoli Piceno

 

 

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