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Siria: situazione resta critica, ma si comincia a sperare

In Siria, mentre si annuncia l’arrivo della missione di monitoraggio della Lega Araba, le maglie della repressione contro le manifestazioni antigovernative si stringono ulteriormente. Dopo che il parlamento siriano aveva approvato il 15 dicembre scorso una legge che prevede la pena di morte per chi fornisce armi o aiuti a fornire armi e a chi commette atti terroristici. Il presidente siriano, Bashar al-Assad ha firmato oggi il decreto. Una legge che  inasprisce la pena, prevedendo anche l’ergastolo e i lavori forzati, in caso di traffico d’armi per profitto o per
commettere atti terroristici. Di fatto il provvedimento finirà per fare da sponda per le prossime azioni repressive e violente che dalla metà del mese di marzo sono in corso nel Paese mediorientale.  Azioni che stanno facendo guadagnare al regime di Damasco l’accusa di crimini contro l’umanità.

Una sanguinosa repressione, divenuta quasi quotidiana, che ha provocato non meno di 5mila vittime e, condotta dall’esercito di Damasco nei confronti di chi scende in strada a protestare contro il regime di Bashar al-Assad. I militari aprono deliberatamente il fuoco sui manifestanti disarmati.

Oltre ai morti  ci sono poi, quelli che sono detenuti e coloro i quali, per sfuggire alle violenze della repressione, sono scappati abbandonando tutti i loro averi. Secondo una stima dell’Agenzia dell’ONU per i rifugiati, Unhcr, sono circa 4.500 i siriani che sono rifugiati solo in Libano per sfuggire alla repressione delle forze di sicurezza siriane.

Finora le autorità di Damasco hanno giustificato questa repressione, negando di fatto, che le proteste di piazza siano opera di dimostranti civili e affermando invece, che si tratta di una rivolta fomentata e guidata da gruppi di terroristi armati e finanziati da Paesi confinanti e occidentali per destabilizzare la Siria.

Per far cessare questa brutale repressione che da oltre nove mesi insanguina il Paese si sono attivati tutti i massimi organismi internazionali. Dopo sanzioni approvate dalla Lega araba il 27 novembre scorso ieri l’Assemblea generale dell’ONU ad approvare, a larga maggioranza, 133 voti a favore, 11 contrari e 43 astenuti, una risoluzione di condanna le continue violazioni dei diritti umani in corso in Siria.

La risoluzione è sta ‘liquidata’ dal rappresentante diplomatico siriano all’ONU come parte del diabolico complotto contro il suo Paese.

Nello stesso giorno in cui al Palazzo di Vetro decideva di condannare la Siria, il ministro degli Esteri siriano, Walid Muallim annunciava che il suo governo aveva firmato il ‘protocollo di tutela dei civili’. Si tratta di un piano messo a punto da Siria e Lega Araba per cercare di uscire dalla crisi. Un piano che finora era rimasto solo sulla carta e che prevede la fine delle violenze contro i manifestanti, il dialogo con l’opposizione, l’attuazione delle riforme, la preparazione di elezioni libere e l’invio di osservatori arabi in Siria. I team di osservatori saranno composti da esperti legali, amministrativi, finanziari e dei diritti umani nel Paese. Una missione che dovrebbe durare un mese, fino al 18 gennaio prossimo, ma il cui mandato potrà essere anche rinnovato. Il lavoro degli osservatori consisterà nel monitorare la situazione in Siria e stilare rapporti. Le autorità siriane hanno però, preteso e ottenuto che la missione sia coordinata con le autorità siriane per motivi di sicurezza, ma anche nel rispetto della sovranità siriana. In poche parole gli osservatori dovranno attendere il via libera di Damasco per potersi spostare nel Paese.

Forse già dal prossimo giovedì i primi 12 osservatori della lega araba saranno nel Paese mediorientale.

Nei giorni scorsi  la gente in Siria si era scagliata contro la Lega Araba accusandola di non fare abbastanza per punire il presidente Assad e fermare la repressione.

Intanto, nel Paese mediorientale si assiste ad una inarrestabile fuga di militari dai ranghi delle forze armate. Si tratta di militari dissidenti che disertano per unirsi agli oppositori al regime siriano.

Da qualche mese infatti, molti militari hanno cominciato a schierarsi apertamente con l’opposizione a Bashar al-Assad. Un ormai nutrito numero di militari disertori che ha costituito l’Esercito libero siriano, Esl. Proprio questi ultimi, con i loro molteplici attacchi alle truppe lealiste ed a infrastrutture militari, si stanno rivelando una grossa spina nel fianco del regime siriano. Almeno mille dei 5mila morti sono soldati dell’Esl.

Negli ultimi giorni, come se si volesse chiudere la partita con questi soldati disertori, sono aumentate le azioni di repressione nel Paese Mediorientale. Le forze di sicurezza siriane hanno lanciato rastrellamenti in molti villaggi in cerca di soldati disertori. Come conseguenza di questo inasprirsi delle violenze si sono registrati oltre un centinaio i morti, tra militari disertori e civili, nelle ultime 24 ore in diverse località del Paese mediorientale. In particolare le violenze hanno mietuto vittime nella regione di Homs, di Daraa, di Idlib, di Dayr az Zor, a Damasco e a Hama.

F.P.

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