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Siria. Damasco: strage di civili e militari

Stamani a Damasco in Siria si sono verificati due attentati terroristici. Entrambi hanno interessato le sedi dell’intelligence siriana. Una la sede
dell’ agenzia per la Sicurezza dello Stato e l’altra il quartier generale di un’agenzia dell’intelligence locale, il ‘Political security directorate’ che si
occupa dell’opposizione e che gestisce anche alcuni centri di detenzione.

Gli attacchi  sono avvenuti nel quartiere di Kufr Susa nel centro della capitale siriana ed hanno causato almeno 40 morti e 100 feriti, tra civili e
soldati.

Ad essere quindi stata presa di mira, dal duplice attentato suicida di oggi, l’intelligence siriana.

In Siria i servizi di sicurezza e intelligence sono suddivisi in varie agenzie, la Sicurezza dello Stato, la Sicurezza politica, i Servizi di sicurezza dell’aeronautica, i Servizi di sicurezza militari.

Per la Siria si tratta di una prima volta infatti, il Paese, a differenza di quelli confinanti, Iraq e Libano, non è interessato dal fenomeno degli attentati a sfondo terroristici.

Gli attentatori per colpire hanno utilizzato la tecnica delle auto imbottite di esplosivo con cui si sono poi, lanciati contro gli edifici-obiettivo che ospitavano le sedi delle due agenzie.

Le autorità siriane hanno subito puntato il dito contro il gruppo terroristico di al Qaeda ritenuto essere stato per lo meno il regista dei due attentati terroristici. Proprio ieri la tv siriana aveva denunciato l’arrivo nel Paese dal Libano di un gruppo di terroristi di al Qaeda. Un ‘Warning ‘ che si è rivelato fondato.

Se quanto si sospetta fosse confermato, ossia l’arrivo nel Paese Mediorientale di militanti appartenenti all’organizzazione terroristica islamica di al Qaeda, il governo siriano vedrebbe ulteriormente accrescersi i pericoli per la sua sopravvivenza. Un fatto questo che potrebbe trascinare la
Siria davvero nel baratro della guerra civile ed estremistica.

Nel frattempo, è giunta la condanna del duplice attentato da parte dell’Esercito libero siriano, Esl. Si tratta di militari delle forze armate siriane che hanno disertato per schierarsi al fianco dei civili siriani che da oltre 10 mesi conducono una protesta antigovernativa. Una protesta soffocata nel sangue dal governo con una sanguinosa e brutale repressione militare e poliziesca. Questo esercito, con i suoi molteplici attacchi alle truppe lealiste e a infrastrutture militari, si sta rivelando una grossa spina nel fianco del regime siriano di Bashar al-Assad. Un regime che finora aveva
sempre insistito nel voler attribuire ai terroristi e agli estremisti islamici le violenze in corso nel Paese e non ad una rivolta popolare. L’azione terroristica di oggi potrebbe dare forza alle sue ragioni.

Forse anche per questo motivo gli attivisti siriani antigovernativi ipotizzano che potrebbe trattarsi anche di una montatura dello stesso regime per dar appunto forza alle sue ragioni.

Un altro fattore che spinge verso il dubbio è il fatto che il duplice attentato suicida è coinciso con la presenza nella capitale siriana del primo
team di 9 osservatori della Lega Araba giunto ieri. Si tratta di personale incaricato di monitorare la situazione in attuazione del piano di pace conosciuto come il ‘Protocollo di tutela dei civili’ concordato tra Lega araba e Siria. Un piano nato allo scopo di cercare di uscire dalla crisi in cui è sprofondato il Paese mediorientale dallo scorso mese di marzo.
I team di osservatori sono composti da esperti legali, amministrativi, finanziari e dei diritti umani nel Paese e la loro missione dovrebbe durare un mese fino al prossimo 18 gennaio. Nel momento di massima presenza gli osservatori saranno almeno 150.

Anche oggi sono in corso manifestazioni dell’opposizione contro il regime di Bashar al-Assad in diverse città del Paese. Manifestazioni represse
come sempre nel sangue.  Il bilancio è finora di 14 civili uccisi dalle forze lealiste in gran parte nella città di Homs, epicentro della rivolta popolare. Le manifestazioni di protesta stanno avvenendo nel venerdì ribattezzato del ‘Protocollo della morte’. Questo in ‘onore’ appunto del protocollo firmato tra Siria e Lega Araba.

Nel frattempo, oggi il ministero degli Esteri dell’Arabia Saudita ha comunicato la decisione di chiudere la propria ambasciata a Damasco e rimpatriarne il personale diplomatico. Una decisione quella presa dal governo di Riad che, anche se arriva nel giorno in cui a Damasco si sono verificati attentati terroristici, era già stata presa in considerazione da mesi. Praticamente sono stati il proseguire delle violenze nel Paese mediorientale e la sanguinosa repressione messa in atto da parte del regime di Bashar al-Assad contro le proteste popolari a ‘convincere’ le
autorità dell’Arabia Saudita che i suoi diplomatici potessero correre dei seri rischi.

Secondo indiscrezioni giornalistiche l’iniziativa saudita potrebbe essere presot attuata anche da altri Paesi. Il rischio sarebbe un ulteriore isolamento della Siria, ma al tempo stesso anche  la perdita di testimoni credibili di quanto sta avvenendo nel Paese mediorientale.

Ferdinando Pelliccia

 

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