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Iraq: con fine impegno militare USA la guerra è ufficialmente finita

La guerra di Iraq, che rovesciò il regime di Saddam Hussein, si è ufficialmente conclusa oggi. A sancirlo il ritiro dell’ultimo contingente militare
americano dal Paese, 110 mezzi corazzati e 500 soldati della Terza brigata della prima divisione di cavalleria, che stamani ha attraversato il
confine con il Kuwait. Un ritiro avvenuto con circa due settimane di anticipo.
Era infatti, il 31 dicembre prossimo la data ultima entro la quale l’ultimo soldato statunitense doveva lasciare il suolo iracheno. Questo secondo i
termini dell’accordo di sicurezza firmato da Washington e Baghdad nel novembre del 2008.

Era stato lo stesso presidente americano, Barack Obama nell’ottobre scorso ad annunciare la fine delle operazioni militari USA in Iraq entro Natale. Una conseguenza questa del fatto che il governo americano e quello iracheno non sono riusciti a rinnovare l’accordo di sicurezza in scadenza. Un accordo che di fatto garantiva ai soldati americani l’immunità sul territorio iracheno.

Dopo che nel momento di massima presenza americana, nel 2007, gli USA avevano in Iraq 505 basi e 170mila soldati dal primo gennaio prossimo la presenza militare americana in Iraq si ridurrà a 157 militari in tutto. Si tratta di quelli accreditati presso l’ambasciata americana a Baghdad e di alcuni istruttori.

Con oggi si conclude un ritiro iniziato il 31 agosto del 2010 quando avevano lasciato il Paese tutte le truppe combattenti statunitensi lasciando in Iraq solo 50mila soldati e solo con compiti di assistenza e formazione ai militari iracheni. Terminava la missione ‘Iraqi Freedom’ e iniziava l’’Operation New Dawn’. Questo a voler sottolineare la natura diversa di quest’ultima.

Con l’ammaina bandiera a Baghdad, una cerimonia che si è svolta giovedì scorso alla presenza del segretario alla Difesa americano, Leon Panetta, è stato sancito l’ultimo giorno ufficiale della missione militare USA nel Paese.

Gli americani però, lasciano l’Iraq ancora sconvolto dalle violenze politiche e interconfessionali, con attentati terroristi quasi quotidiani l’ultimo il 5 dicembre scorso. Nonostante che il Paese abbia una forza militare di  900mila uomini, sono in molti a ritenere che non riuscirà a difendere i propri confini e a garantire la sicurezza interna anche perché il loro addestramento non è completo.

La guerra in Iraq, iniziata il 20 marzo del 2003 e quindi è durata quasi 9 anni, è stata voluta dall’allora presidente americano, George W. Bush ed è stata conclusa, come promesso in campagna elettorale, dall’attuale inquilino della Casa Bianca, Obama. Il motivo ufficiale dell’invasione fu quello di voler scovare le armi di distruzioni di massa, che non sono mai state trovate, con le quali il dittatore Saddam Hussein avrebbe potuto attaccare il mondo occidentale. Una guerra che ha messo a dura prova le forze armate statunitensi, che hanno pagato un grosso tributo di
sangue con 4.484 militari caduti e 32mila feriti. Mentre è costata agli USA enormi risorse economiche, oltre 800 miliardi di dollari investiti nel conflitto allo scopo di riportare la democrazia nel Paese.

Il ritiro definitivo delle truppe americane dal Paese è stato anticipato ieri con la fine della missione di addestramento della Nato in Iraq. Si tratta di una missione iniziata nel 2004 e quindi durata complessivamente 7 anni. La missione si  è interrotta in seguito al fallimento dei
negoziati con le autorità irachene che non hanno voluto firmare il rinnovo per il prolungamento del programma di addestramento. Il mancato rinnovo sembra però, essere dipeso da divergenze sul quadro normativo che avrebbe dovuto disciplinare le ulteriori attività dell’Alleanza Atlantica, e in particolare proprio le garanzie d’immunità per i suoi soldati. La missione Nato in Iraq, a differenza di quella in Afghanistan, è stata molto più contenuta, in tutto sono stati circa un centinaio gli esperti, specie in logistica e operazioni di polizia, inviati in Iraq per istruire oltre 5mila militari e 10mila agenti locali.

Ferdinando Pelliccia

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1 COMMENT
  1. nemo profeta

    Per i poveri illusi che ci credono alla smobilitazione degli Yankees:
    in Iraq rimangono ancora 18.000 militari e divese centinaia di Contractors, per non parlare di otre mille funzionari;
    la maggior parte dei militari USA che è partita non và a casa, bensì rimane nel raggio d’azione delle future “operazoni umanitarie” che si svolgeranno in Siria ed Iran.
    Le uniche speranze per la pace dipendono dalla fermezza di Cina e Russia, per ostacolare gli USA nei loro piani militari di nuovi inutili massacri.
    In caso contrario: 3a Guerra Mondiale, e stavolta catastrofica per tutti.

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