LiberoReporter

Interessante report sulla cedolare secca

1 dicembre 2011 – Il regime di tassazione della “cedolare secca” ha attecchito soprattutto nelle Isole (80%) e nel Nord-est (62,3%) mentre nel resto dell’Italia la media è di quasi 53 proprietari su 100 che l’hanno scelta stipulando nuovi contratti (di cui oggi scade la seconda rata). A sostenerlo è Solo Affitti, franchising immobiliare specializzato negli affitti con oltre 300 agenzie in tutta Italia, che ha svolto un sondaggio fra i suoi affiliati a 8 mesi dall’entrata in vigore. La cedolare secca, che dovrebbe portare secondo le previsioni 2,5 miliardi euro nelle casse dello Stato entro il 2013, non sembra avere sortito gli effetti sperati per l’emersione dei contratti d’affitto in nero.

Trieste, Palermo, Catanzaro e Cagliari sono le città dove la cedolare secca ha avuto più successo per i contratti d’affitto di nuova registrazione con 8 proprietari su 10 che hanno espresso quest’opzione. Percentuali ben oltre la media nazionale anche a Trento (70%) e Bari (60%). Ancona, Perugia e Potenza sono, invece, i capoluoghi di regione dove la nuova tassazione ha avuto meno appeal (30% dei nuovi contratti).  Analizzando, poi, i contratti d’affitto in scadenza, registrati prima dell’entrata in vigore della cedolare secca (7/4/2011), la percentuale di rinnovi con passaggio alla nuova tassazione è stata in Italia mediamente del 40,6% con punte massime del 60% a Bari, Cagliari, Catanzaro e Palermo. Il passaggio alla nuova tassazione è stato, invece, minimo a Napoli (20%) e poco gradito a Bologna, Aosta, Trento e Trieste (30%).

Alla cedolare secca  stanno facendo ricorso specie i proprietari che hanno più immobili in locazione e di conseguenze redditi più alti. Sono, ovviamente, allettati dall’idea di pagare meno tasse a fine anno, rispetto alla normale tassazione Irpef. Attraverso le nostre agenzie si è visto che quasi il 40% dei locatori risparmia per un singolo immobile dai 250 ai 500 euro l’anno, mentre poco più del 30% arriva a sgravare da 500 a 1.000 euro. Solo nel 15% dei casi il risparmio scende a 100-250 euro e per un 12% di proprietari supera anche i 1.000 euro annuali.
Dal nostro osservatorio – spiega Silvia Spronelli, presidente di Solo Affitti – le aspettative sull’emersione dei contratti d’affitto in nero sembrano essere state disattese, nonostante questa agevolazione fiscale rimanga conveniente per i proprietari oltre che la tassazione più bassa fra i paesi UE. A parte pochissimi casi di denuncia registrati, sembra che le sedi dell’agenzia delle entrate non forniscano assistenza sufficiente a supportare le denunce degli inquilini. Stimare la fascia di mercato in nero – sostiene Spronelli – è sempre abbastanza difficile e, come addetti del settore, crediamo sarebbe molto utile poter accedere al numero dei contratti registrati per fotografare la situazione del mercato della locazione in Italia e verificarne l’eventuale incremento dovuto all’introduzione della cedolare secca”.

 

“Attualmente – aggiunge Spronelli – fare uno studio comparativo tra numero di immobili a disposizione e numero di contratti registrati (una buona parte dei contratti sono in comodato d’uso a parenti o congiunti), poi, è una chimera: i dati sono vecchi o del tutto non disponibili! Per quel che riguarda le agenzie Solo Affitti non possiamo registrare un incremento dei contratti riconducibile all’emersione. Sicuramente la particolare congiuntura economica di crisi non ha incoraggiato la scelta della nuova tassazione sugli affitti introdotta dalla cedolare secca”. “Probabilmente – prosegue il Presidente  – esistono anche fattori endogeni legati alla struttura stessa del parco proprietari nel nostro Paese: il 54% di chi affitta immobili ne possiede soltanto uno oltre alla prima casa. Più in periferia si trovano queste situazioni, più vige l’accordo sulla parola che esula dalla regolarizzazione dei contratti. Si può anche supporre che un inquilino con contratto in nero, e in virtù di questo con canone di affitto ridotto, non abbia sempre vantaggio a sporgere denuncia in quanto la denuncia, porterebbe sì a un notevole vantaggio economico, ma andrebbe ovviamente a inasprire i rapporti con il proprietario. Forse non è un caso che in alcune realtà del Sud la cedolare secca stia avendo un buon riscontro”.

“Ridurre la tassazione sui redditi da locazione incentiva i proprietari di immobili sfitti a metterli a reddito, aumentando l’offerta e agevolando l’incontro fra proprietari e inquilini in un momento nel quale la scelta dell’acquisto è ostacolata dalle difficoltà di accesso al credito e, in molti casi, dalla mancanza di risorse economiche iniziali. Allo stesso tempo – conclude Silvia Spronelli sarebbe doveroso ed equo, sempre nell’ottica di favorire l’emersione dell’evasione fiscale nel settore delle locazioni e di rendere più efficace la cedolare secca, dare la possibilità agli inquilini di detrarre dall’Irpef il canone di locazione pagato. Purtroppo abbiamo assistito a una riduzione progressiva delle agevolazioni fiscali in questo ambito”.

 

 

Encatena - Your content marketing platform
RELATED ARTICLES

Back to Top

Pin It on Pinterest

Share This

Condividi - Share This

Condividi questo post con i tuoi amici - Share this post with your friends