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Caso Battisti: l’ex terrorista ‘pretende’ il colpo di spugna

“Vorrei una riconciliazione con il popolo italiano. Serve un’amnistia, altri Paesi ci sono riusciti”. Sono queste le parole dell’ex militante dei Proletari armati per il comunismo, Pac, Cesare Battisti riportate dal quotidiano francese ‘Le Monde’ a cui il pluriomicida ha rilasciato  un’intervista.

L’ex terrorista italiano infatti, in Italia è stato condannato, con sentenza confermata dalla Cassazione nel 1991, in contumacia, a 4 ergastoli per altrettanti omicidi. Per almeno due di questi omicidi Battisti è stato riconosciuto colpevole come esecutore materiale. Cesare Battisti è stato riconosciuto responsabile dell’omicidio del maresciallo degli agenti di custodia, Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, la sua colpa
era stata quella di aver tardato a soccorrere Cavallina, un altro terrorista, che si era rotto un braccio giocando a pallone in prigione. Per l’omicido dell’agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978, la sua colpa era quella di essere uno ‘sbirro’. Per gli omicidi del gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso il 16 febbraio 1979 a Milano e del macellaio Lino Sabbadin avvenuto sempre il 16 febbraio 1979 a Mestre. Questi ultimi due vennero puniti per aver reagito ad una rapina.

Nella rivendicazione dei terroristi si leggeva che: “era stata posta fine alla loro squallida esistenza”.

Il Signor Battisti dal suo ‘esilio’ brasiliano continua a difendersi dando la sua di versione dei fatti e a proclamarsi innocente dicendosi soprattutto non pentito in quanto non ha fatto nulla. Battisti però, partecipò materialmente a quei delitti e questo è stato accertato tanto che la sua condanna è passata per tutti e tre i gradi di giudizio.

L’immagine che il Signor Battisti vuole trasmettere di se all’esterno è quella di  cercare di apparire come una vittima del sistema contro il quale non aveva altra scelta che quella delle armi.

Alle parole di Battisti, dal suo esilio dorato, hanno fatto eco, come sempre, quelle di Alberto Torregiani, il figlio di Pierluigi il gioielliere ucciso a Milano nel 1979 da un comando ei Pac di cui faceva parte anche Battisti. Alberto, allora ragazzino, rimase ferito.
Da allora è costretto a vivere su di una sedia a rotelle. “Le sue esternazioni sono enza valore. Il Paese vuole solo giustizia, vuole che Cesare Battisti sconti a sua pena”, ha affermato Torregiani.

Tanto si è detto sul caso Cesare Battisti e ulla sua mancata estradizione in Italia dal Brasile e tanto si dirà ancora, ma come finirà l’intera vicenda tutto è ancora da stabilire.

L’intera vicenda è una ferita aperta nel cuore e nell’anima di chi, per colpa sua, è rimasto senza affetti, mentre lui continua invece, a fare la ‘bella vita’ in Brasile.

Il Signor Battisti ora scrittore Noir, eppure latitante, da pseudo esule, in Italia è stato condannato per omicidio e non per uestioni politiche, vive in Brasile, dopo essere stato alcuni nni prima, sempre da latitante, ‘ospite’ in Francia e poi in Messico. La nostalgia della sua terra natia sarà fortissima. Di certo in Italia con le sue gambe  on ci tornerà mai dopo che vi è scappato nel 1981 evadendo dal carcere di Frosinone. Sono dunque oltre 30 anni che è latitante. L’ex terrorista è consapevole del fatto che se torna lo aspetta la galera a vita. Ed ecco che di tanto in tanto ‘ci prova’ a chiede di potersi ‘riappacificare’ con l’Italia.
Ovviamente lo chiede nel modo più conveniente per lui ossia chiedendo il cosiddetto ‘colpo di spugna’.

Dopo aver trascorso 4 anni a ‘Papuda’, la prigione di Brasilia. Battisti, che nel giugno scorso ha ottenuto il visto di permanenza in Brasile, cinque mesi dopo si è trasferito in un appartamento al 13esimo piano di una palazzina con vista sulla Baia di Guanabara. Si tratta di un elegante condominio, ‘Marcelle’, situato nel centro storico di Rio de Janeiro, al 242 di Avenida Beira Marè. L’ex terrorista italiano da sempre aveva detto di
avere un sogno, quello di voler abitare a Rio. Il suo sogno è ora diventato realtà e Battisti può godersi la tanto amata città che è anche quella in cui è nata  la sua bella e giovane fidanzata, Joyce Lima.

Per ‘convincere’ il governo brasiliano ad accogliere la sua richiesta di asilo politico Battisti ha dato fondo a ‘tutte’ le sue possibilità. E’ persino entrato in sciopero della fame. Ha scritto anche una lettera in cui ha affermato che: “Di fronte alle enormi difficoltà di vincere questa battaglia contro il potente governo italiano, il quale ha usato tutti gli argomenti, strumenti e armi, non mi resta altra alternativa che entrare in sciopero della fame totale, affinchè mi vengano concessi i diritti relativi allo status di rifugiato e prigioniero politico. Spero con ciò di impedire questa estradizione che per me equivale a una condanna a morte”. Il testo si chiudeva con una frase rivolta direttamente all’ora presidente del
Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva: “Consegno la mia vita nelle mani di Sua eccellenza e del popolo brasiliano”. Parole che devono aver colto nel segno visto che Lula, come ultimo atto del suo mandato presidenziale, 24 ore prima di lasciare la presidenza, ha deciso di non estradare l’ex terrorista rosso in Italia.

E’ difficile pensare come ci si possa rendere ‘complici’ di un pluriomicida, ma evidentemente a volte la ragion politica vale più di ogni altra cosa.

Che Battisti sia colpevole lo hanno deciso i giudici che lo hanno condannato.

Oggi Battisti è un ricco e affermato scrittore di romanzi noir e gode di molte amicizie anche importanti da quel che si è visto.

Forse perdonarlo sarebbe anche giusto.

Però, a chi è morto, a chi è stato negato di vivere la propria vita si deve giustizia e quindi Cesare Battisti deve scontare la sua pena.
Poi, magari dopo averlo lasciato per un po’ in carcere in Italia lo si può anche graziare, ma non certo ora senza che abbiamo nemmeno un po’ pagato per le sue colpe. Anche perché occorre ricordarsi che il suo esilio è dorato e non certo misero.

Il suo volto non ha mai finora espresso sofferenza anzi.

Ferdinando Pelliccia

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