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Camorra: blitz contro clan Casalesi agli arresti esponenti e fiancheggiatori

Stamani l’operazione ‘Il Principe e la ballerina’ condotta dalla Dia e dai carabinieri del nucleo provinciale di Caserta coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, Dda, di Napoli.  Il blitz ha riguardato 6 regioni italiane, Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.

Sono stati eseguiti arresti, perquisizioni e sequestro di beni per oltre 100 mln, tra cui impianti per la produzione di calcestruzzo, tutti beni riconducibili agli arrestati.
Si tratta di una maxi operazione anticamorra condotta contro esponenti e fiancheggiatori del clan dei Casalesi la cui roccaforte è a Casal di Principe nel casertano, ma con diramazioni in tutta Italia e in numerosi Paesi europei ed extraeuropei.
Ad emettere l’ordinanza il Gip della Procura di Napoli, Egle Pilla.
Complessivamente sono state eseguite 57 ordinanze di custodia cautelare a fronte  complessivamente di 70 indagati. Per 52 si sono aperte le porte del carcere mentre 5 hanno goduto del beneficio dei domiciliari. Le accuse per gli arrestati vanno da quella di associazione a delinquere di stampo mafioso, a quelle di estorsione, voto di scambio, concussione elettorale, truffa, abuso d’ufficio, riciclaggio e reimpiego di capitali di illecita provenienza.

Si tratta di un’operazione che è la diretta conseguenza di un’inchiesta condotta dai Pm della Dda di Napoli, Francesco Ardituro, Giovanni Conzo in collaborazione con Henry John Woodcock. Un inchiesta partita da tre filoni di indagine che poi, si sono intrecciati nel tempo. Il primo filone legato al ‘governo’ del ciclo del calcestruzzo da parte del clan dei Casalesi, il secondo relativo al condizionamento da parte della camorra delle elezioni politiche e amministrative tra 2007 e 2010 a Casal di Principe e il terzo legato al centro commerciale ‘Il Principe’ che doveva sorgere in località Madonna al confine tra Villa Di Briano e Casal di Principe nel casertano. Un investimento da 43 mln di euro per oltre 470 posti di lavoro rimasto però, solo sulla carta.

Un’indagine che, per l’accusa, ha fatto emergere l’intreccio elettorale, economico e istituzionale esistente. Un intreccio intorno al quale, per i giudici, si muovono enormi interessi economici del clan dei Casalesi. Mentre, i politici coinvolti sono asserviti al sodalizio camorristico.
Un sodalizio politica-camorra che, secondo i giudici, si salda nel momento elettorale con il voto di scambio che è l’accusa principale.

Un intreccio che a Casal di Principe, grazie all’inchiesta, si è scoperto che ha favorito sconcertanti irregolarità riguardanti le elezioni amministrative di due giunte comunali. Dall’indagine è emerso che è stato fatto ‘votare’ malati di mente, persone molto anziane, persone che vivevano lontano dal comune o appartenenti ai testimoni di Geova che, per scelta, non esercitano il diritto di voto. Qualcuno, secondo l’accusa, usando documenti falsi e una scheda elettorale duplicata ha depositato nell’urna le schede elettorali al loro posto.

E’ emerso dall’indagine, anche che degli elettori hanno ricevuto in cambio del loro voto un compenso, le ‘tariffe’ andavano dai 50 ai 100 euro. Comunque, secondo l’accusa, non venivano offerti solo soldi per ottenere il voto, ma anche altre contropartite. In alcuni casi posti di lavoro e blocchetti rubati di buoni pasto per le mense comunali scolastiche. Queste due ‘alterrnative’ erano offerte per lo più alle donne.
Addirittura in occasione della tornata elettorale del 2010, si sono registrati, secondo la Procura, intimidazioni, corruzioni, indebite pressioni, brogli e, in un caso, addirittura minacce di morte.

Il fatto più eclatante è avvenuto però, sempre nel 2010, quando venne utilizzato il meccanismo della scheda ballerina, da cui si è ricavato parte del nome dell’operazione. Vennero utilizzate schede elettorali in bianco ma firmate, che erano state rubate. La scheda dopo essere stata contrassegnata con il voto di preferenza, veniva consegnata fuori al seggio ad un elettore, il quale la inseriva nell’urna. Quest’ultimo, a sua volta, portava fuori dal seggio la scheda da votare che gli era stata legittimamente consegnata dagli addetti alle sezioni per l’esercizio del voto. Il meccanismo venne ripetuto numerose volte.

I provvedimenti restrittivi oltre a riguardare elementi riconducibili alle fazioni del clan, gli Schiavone e i Bidognetti, anche esponenti politici di rilievo nazionale e locale, personaggi del mondo bancario, imprenditoriale e un dipendente comunale. Quest’ultimo sarebbe dirigente dell’ufficio tecnico del Comune a cui, secondo l’accusa, il deputato del Pdl, Nicola Cosentino avrebbe spinto a rilasciare una autorizzazione edilizia non conforme alla normativa urbanistica per la realizzazione di un centro commerciale.
Tra i destinatari delle misure cautelari emesse dal Gip di Napoli, Egle Pilla,  spunta infatti, anche il nome dell’ ex sottosegretario, e coordinatore campano del Pdl.
Cosentino sarebbe indagato, come si legge in una nota firmata dall’aggiunto Federico Cafiero de Raho, perché compare in due circostanze essenziali nello sviluppo delle vicende oggetto di indagine. Una prima volta, l’ex sottosegretario fa in modo che l’architetto Mario Cacciapuoti, responsabile temporaneo dell’ufficio tecnico comunale di Casal di Principe, venga confermato in questo incarico in modo definitivo. Una seconda volta per essere intervenuto fatto per sbloccare un prestito di un’agenzia UniCredit di Roma Tiburtina prima concesso e poi bloccato, per documentazione irregolare, erano state presentate false fidejussioni bancarie, alla società ‘Sirio srl’ poi, diventata ‘Vian srl’ dell’imprenditore Nicola Di Caterino che era in contatto con Cosentino attraverso l’allora sindaco di Casal di Principe Cipriano Cristiano. La società è quella interessata a costruire il centro commerciale ‘Il Principe, da qui una parte del nome dell’operazione.
Per l’accusa al parlamentare si sarebbero rivolti alcuni imprenditori vicini, per l’accusa, al clan dei Casalesi che poter avere il fido di 8 milioni di euro necessari alla costruzione del centro commerciale. Alla fine il prestito venne concesso anche se solo per  5,6 milioni di euro.
Per l’On Cosentino, il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore ha fatto sapere che già da ieri è stata inoltrata alla Camera dei deputati la richiesta di autorizzazione all’arresto, per i reati di concorso in falso, riciclaggio e violazione della normativa bancaria.
Per Cosentino si tratta della seconda volta. Già nel 2009, quando era sottosegretario all’economia, nell’ambito di un’altra indagine sui Casalesi la Procura di Napoli inoltrò alla Camera una richiesta di arresto per concorso esterno di stampo camorristico. L’autorizzazione venne però, negata.

Nell’ordinanza del Gip, oltre mille pagine, si legge che molti collaboratori di giustizia, come Gaetano Vassallo e Raffaele Della Corte, hanno riferito che Cosentino è il referente politico nazionale del clan dei Casalesi.
Oltre a Cosentino, coinvolti anche l’avvocato penalista Arturo Campiello e i fratelli Cristiano e Demetrio Cipriano, il primo è stato sindaco di Casal di Principe fino al 2009. In manette anche altri due fratelli, i Corvino, Luigi, ex assessore al Personale e alla Cultura, e Antonio,  ex consigliere comunale e Demetrio. Con loro è finito in manette anche l’ex consigliere comunale Luigi Fichele. Arrestato anche l’ex assessore ai beni confiscati, Angelo Ferraro, il fratello Sebastiano, ex consigliere provinciale per i Popolari Udeur. Arrestato anche l’imprenditore Nicola Di Caterino e i responsabili dell’ufficio tecnico comunale di Casal di Principe, architetto Mario Cacciapuoti e l’ingegnere Vincenzo
Falconetti.
Arrestati anche Cristoforo Zara e Andrea Pierpaolo Macciò, rispettivamente responsabile della filiale e dell’area finanziamenti della filiale Unicredit di Roma Tiburtina. Con loro in manette anche il responsabile della gestione crediti per il Sud Italia di Unicredit, Alfredo Protino.
Arrestati anche due noti costruttori ciociari, i La Rocca. Si tratta di Francesco e Mauro, padre e figlio, accusati di aver mediato attraverso alcuni istituti di credito per la fidejussione di mutui bancari a favore del clan dei Casalesi.
Anche il presidente della provincia di Napoli e  parlamentare del Pdl, Luigi Cesaro è rimasto coinvolto nell’inchiesta. Il parlamentare avrebbe accompagnato Cosentino negli uffici dell’agenzia Unicredit di Roma. Cesaro sarebbe però, indagato a piede libero.
Coinvolto anche Mario Santocchio, presidente del consorzio dei trasporti della provincia di Salerno. Tra gli indagati, anche Pasquale Pignata, impiegato nell’ufficio anagrafe di Casal di Principe.

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