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Pirateria marittima: Nigeria: rilasciata petroliera Halifax

La vicenda del sequestro della petroliera Mt Halifax si è conclusa. Lo scorso sabato i pirati nigeriani hanno rilasciato la nave. Con essa sono ritornati liberi anche i 25 membri dell’equipaggio. Si tratta di marittimi di diversa nazionalità, filippini e indiani, ed un italiano, il comandante della nave. La petroliera, che batte bandiera di Malta ed è di proprietà di una società di navigazione greca, la Ancora Investment Trust Inc.,
era stata dirottata lo scorso 30 ottobre al largo di Port Harcourt, la principale città petrolifera del delta del Niger. Quando è stata ritrovata, la Mt Halifax era al largo di Bonny Fairway boa, in Lagos. Un sequestro durato quindi, meno di una settimana. E’ infatti, inferiore ai 10 giorni la durata di un sequestro da parte dei pirati nigeriani. Il tempo necessario per loro di ‘alleggerire’ la nave del suo carico di carburante che poi, rivendono al
mercato nero. Una volta trasbordato il carico su un’altra imbarcazione, prima di abbandonare la preda catturata, i predoni del mare dell’Africa occidentale svaligiano, spogliandoli di tutti gli oggetti di valore e non, sia la nave sia i marittimi membri del suo equipaggio. E’ questa la differenza principale tra i pirati nigeriani e ipirati somali. I primi ‘mirano’ al carico i secondi ad ottenere un riscatto milionario per i
rilascio di nave e uomini trattenuti in ostaggio anche per mesi. Quelli dell’Africa occidentale sono però, più propensi a ricorrere alla violenza nel corso degli assalti rispetto a quelli dell’Africa orientale.

Questo nuovo episodio di pirateria marittima è l’ultimo, ma solo in ordine cronologico, di una serie di assalti pirati condotti contro le
petroliere nel Golfo di Guinea. Delle vere e proprie rapine. Questi assalti infatti, sono paragonabili a quelli che avvenivano nel Far West quando i banditi assaltavano le diligenze per derubare i passeggeri.

II fenomeno però, minaccia quello che è ormai considerato uno degli hub commerciale emergenti nel Continente africano e che diventa sempre più importante per l’approvvigionamento di petrolio per l’Occidente. Inoltre, gli ultimi episodi hanno mostrato un salto di qualità nelle azioni dei pirati che oramai riescono a spingersi anche molto al largo e con modalità simili a quanto avviene di fronte alle coste somale.

Lo scorso mese di agosto poi, la maggiore compagnia assicuratrice mondiale, i Lloyds Association di Londra, ha definito le acque che contemplano la Nigeria, il Benin e gli altri Paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea con la stessa categoria di rischio di quelle della Somalia.
Un po’ come avvenne nel 2007 per il mare della Somalia questo comporterà ora, una forte impennata nei costi assicurativi per gli armatori.

Per combattere questo fenomeno ancora in fase emergente, dalla fine del mese di settembre scorso la Nigeria e il Benin hanno iniziato un
pattugliamento navale congiunto alla largo delle loro coste. Si tratta di pattuglie miste. L’iniziativa, che avrà una durata di sei mesi, coinvolge sei
unità navali nigeriane e due del Benin.

La lotta alla pirateria marittima riguarda però, tutti i Paesi della regione che ora stanno studiando e cercando di adottare nuove misure per contrastarla. Si pensa soprattutto a costituire una forza militare navalecongiunta specializzata nel contrasto al fenomeno.

Ferdinando Pelliccia

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