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Cina: si continua a morire nelle miniere

Sembra non avere fine le situazioni di precarietà e di morte sul lavoro in Cina. I media cinesi oggi riferiscono dell’ennesima tragedia consumatasi in una miniera. Il bilancio stavolta è di almeno 34 morti e 9 dispersi. La causa sembra essere stata una fuga di gas. E’ questa infatti, una delle principali cause di incidenti negli impianti di estrazione cinesi. Si tratta di gas che viene prodotto dai sedimenti e che comunemente è chiamato grisù. L’incidente si è verificato lo scorso giovedì in una miniera a cui era stata revocata la licenza un anno fa. Quindi si trattava di un impianto illegale situato a Sizhuang, nella provincia sud-occidentale cinese dello Yunnan. I responsabili dell’impianto, ai quali le autorità avevano ordinato la chiusura dell’impianto lo scorso mese di aprile, sono stati arrestati. I 9 dispersi sarebbero rimasti intrappolati nelle viscere della terra. Secondo quanto riferisce l’agenzia Nuova Cina centinaia di soccorritori sarebbero al lavoro per cercare di raggiungere il gruppo di minatori ormai intrappolati dallo scorso giovedì. Questo è il secondo incidente in miniera in pochi giorni e si verifica all’indomani dei controlli a livello nazionale ordinati da Luo Lin, il direttore della Sicurezza sui luoghi di lavoro. Luo aveva denunciato ieri gli scarsi standard di sicurezza visitando una miniera di carbone dello Yunnan dove le squadre di soccorso hanno recuperato i corpi di 30 sfortunati minatori e stanno ancora cercando quelli di altri 13 dispersi in seguito a una esplosione avvenuta tre giorni fa.

La scorsa settimana poi, erano stati 8 i minatori morti in un altro incidente avvenuto nel sud del Paese, e 45 erano stati invece, quelli tratti in salvo sabato scorso, dopo essere rimasti intrappolati per  circa 40 ore  nella miniera di carbone di Qianqui, nella provincia di Henan, Cina centrale. Proprio quest’ultimo è stato uno dei rari casi di salvataggio riuscito nel Paese asiatico.  Dopo tutti questi incidenti finalmente sembra
che il governo centrale abbia messo in atto un giro di vite contro gli amministratori delle miniere e le autorità locali, nell’impegno di combattere
la corruzione che si cela dietro ai disastri avvenuti.

In un altro incidente avvenuto nella miniera Sigeshan Tongda della contea di Jingtai, nella provincia nord-occidentale di Gansu, 7 minatori sono rimasti invece, intrappolati a causa dell’allagamento della miniera nella quale stavano lavorando.

In Cina gli incidenti nelle miniere di carbone sono molto frequenti. Secondo dati ufficiali ogni anno muoio almeno 3mila minatori. Dati questi molto inferiori a quelli reali. Secondo statistiche indipendenti i morti in miniera sono circa 20 mila all’anno.

Questo omissione avviene perchè molte miniere non denunciano gli incidenti per evitare indagini arrivando anche a corrompere i funzionari locali e a comprare il silenzio delle famiglie delle vittime. La legge cinese infatti, prevede che ogni incidente con più di 10 vittime va denunciato
alle autorità centrali e provinciali e la miniera deve essere chiusa. Queste numerose morti bianche pongono, nelle classifiche mondiali, le miniere cinesi fra le più pericolose del mondo.

La Cina purtroppo deve sempre di più soddisfare il suo grande fabbisogno di energia ed è costretta ad attingere a tutte le fonti possibili e principalmente dal carbone di cui è ricco il sottosuolo cinese. Però, nonostante gli sforzi delle autorità centrali cinesi la fornitura di energia risulta essere sempre più insufficienti ed allora si corrono più rischi per produrla. Infatti, per far fronte ad una richiesta di energia che aumenta di giorno in giorno, e far fronte ad un’offerta che presenta i suoi tempi specie nella parte estrattiva, in quanto un minatore estrae non più di una tonnellata di carbone al giorno, i proprietari delle miniere sono costretti a spingere sulla produzione trascurando le norme basilari sulla sicurezza e nei fatti, aumentando i rischi per i minatori. A causa della crescente richiesta di energia persino le autorità si sono viste costrette a riaprire molte di quelle miniere chiuse negli anni precedenti perché non a norma.  La scarsa produzione di carbone costringe infatti, ad aumentare le importazioni petrolifere del 40 per cento.

La Cina non è tra i firmatari della Convenzione internazionale sulla sicurezza nelle miniere stilata dall’International Labour Organization nel 1995. Pertanto, garantire la sicurezza è prerogativa del governo centrale e degli amministratori locali.

Purtroppo a tutela dei lavoratori non vi sono neanche organizzazioni sindacali che in Cina sono vietate. I minatori sono costretti a lavorare minimo 14 ore al giorno, con un solo giorno di riposo al mese. Pur essendo coscienti dei rischi che ne comporta, per molti il lavoro in miniera è l’unica possibilità per sopravvivere.

Moltissimi minatori soffrono di gravi danni alla salute oltre la metà degli affetti nel mondo da pneumoconiosi una malattia dei polmoni causata dall’inalazione di polveri, vive in Cina. Nel Paese asiatico si registrano oltre 15mila casi ogni anno e almeno 200mila malati non sono in grado di curarsi per l’estrema povertà. La triste vicenda che vede i minatori cinesi sempre di più morire di lavoro accende l’attenzione sulle
condizioni lavorative nella Repubblica Popolare. Infatti, gli standard di sicurezza sono pessimi non solo nelle miniera, ma  anche in altri settori. Come nelle fabbriche di fuochi d’artificio che impiegano soprattutto donne delle campagne. Qui secondo le statistiche ufficiali, negli ultimi due anni, si sono state verificate oltre 100 esplosioni in cui hanno perso la vita circa 200 persone. Oltre al rischio per le persone, le estrazioni minerarie in Cina, comportano anche un continuo rischio per la Grande Muraglia cinese fortemente minacciata dagli scavi sotterranei.

Ferdinando Pelliccia

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