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Per amore di verità

La verità si è così oscurata in questo tempo, e la menzogna si è così rinsaldata che, se non si ama la verità, non si è capaci di riconoscerla. (Blaise Pascal)

Viviamo tempi bui. L’improvviso franare di certezze, e ancor più di abitudini di vita che credevamo acquisite e sentivamo persino scontate, ci costringe ad un brusco risveglio che non investe solo la dinamica quotidiana del vivere, ridotta a faticoso esercizio del sopravvivere, ma anche le nostre coscienze, troppo a lungo intorpidite dalla passività indotta dalla comoda amnesia della delega a terzi.
Oggi siamo irrimediabilmente obbligati a riassumerci quella remota responsabilità individuale che un tempo lontano sapevamo appartenerci – come onere e come opportunità – e che abbiamo preferito dimenticare e diluire nell’immemore ed incosciente oblio di noi che abbiamo perpetrato negli ultimi decenni.
Lo sfaldamento del fasullo collante egualitaristico che ci ha tenuti sotto la calda coltre di un generico “Noi”, foraggiato dal corporativismo, dal clientelismo, dalla cricca e dalla Casta, ci mette ora di fronte alla nostra essenziale nudità di individui senza più identità primaria: il Re e’ nudo, e noi pure. Così, costretti dalle circostanze a riscoprirci singoli, tanti “Io” messi di nuovo, o per la prima volta, di fronte a se stessi, prima ancora che cercare soluzioni alla crisi dobbiamo dare risposte ad interrogativi basilari, e per farlo abbiamo necessita di ripartire dalla verità.
Negli ultimi decenni della nostra storia, nessun concetto e’ stato alterato, travisato, manipolato e persino negato quanto quello della verità, che e’ stata accuratamente svuotata della sua portata assoluta per essere sbriciolata e ridotta a piccole frazioni di propaganda demagogica, fino alla totale resa dell’utilizzo finale in slogan lanciati secondo logiche di marketing.
Tutti, in questo accidioso nostro paese, hanno da gran tempo rinunciato non solo ad interrogarsi sulla verità ma ancor più a cimentarsi con la portata vasta e categoricamente imperativa – nel senso kantiano del concetto – cui essa ci pone di fronte. Intellettuali, politici ed anche uomini di Chiesa, hanno sposato la ben più facile e remunerativa tesi della partigianeria faziosa, avallata da una diffusa ignoranza, da una sostanziale indifferenza, da una meschina furbizia legata al qui ed ora che hanno funzionato da fertile brodo di coltura ad ogni operazione di meschina delegittimazione del vero.
Ci siamo comodamente adeguati alla verosimiglianza, criterio parziale e pericoloso che crea assuefazione ed induce a ritenere che tutto ciò che vediamo ed ascoltiamo debba per forza avere un fondamento veritiero, con ciò confondendo drammaticamente il vero con il reale. Un errore fatale che oggi paghiamo per intero.
Perché il reale, inteso come la rappresentazione quotidiana che di esso crediamo di ricavare dalla televisione, dalla stampa, dalla Rete, che altro non sono che filtri accuratamente governati dalle lobbies di potere, oggi ci e’ caduto addosso seppellendo di colpo tutte le presunte certezze che ritenevamo di averne dedotto. La verità delle cose, prima ancora che dei concetti, priva di mediazioni edulcorate ed eterogestite, ci ha investiti  con tutta la sua devastante e vendicativa portata. L’abbiamo negata, e spesso anche rinnegata, ed ora ci prende a schiaffi svegliandoci da un sonno profondo che non era quello dei giusti ma quello dei sazi.
Ora che il bene prezioso della credibilità non appartiene più a nessuno, ora che tutti gli inganni sono stati svelati, ora che ogni singola parte, ogni consorteria, ogni faziosa élite economica e di potere hanno finalmente messo a nudo tutta la loro miserabile portata, dobbiamo dunque riazzerare tutto, resettare la nostra residua capacità di ragionamento e ripartire dalla misurazione della verità per ridisegnare la realtà, e non viceversa come abbiamo invece fatto fin ora.
Senza cadere nella logora rete di facili profeti, sempre molto attivi in tempi di sventura, senza farci abbindolare per mancanza di voglia di soffrire, senza farci soggiogare ancora dalla comoda non-scelta della delega delle responsabilità in cambio di una accettabile sopravvivenza.
Se non siamo disposti a combattere per la verità senza scorciatoie ed accomodamenti, saremo ancora una volta facili ma soprattutto colpevoli e consenzienti prede di chi, con le solite vecchie parole travestite da nuove promesse, ci deruberà ancora l’anima promettendoci illusorie certezze.
Crisi significa anche opportunità, e ci pare che questa sia l’ultima chiamata per noi e per il nostro paese, l’ultima possibilità di rimettere tutto in discussione riassumendoci le nostre responsabilità individuali e facendone prima di tutto un filtro critico e non negoziabile tra l’esigenza di verità e lo spaccio aggravato della menzogna.
Non può esserci libertà senza verità – da questo presupposto, e solo da questo, si può e si deve ripartire.

Chiara Boriosi

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