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Letto per voi: SLOW NEWS – Manifesto per un consumo critico dell’informazione

I libri di giornalismo mi sono sempre piaciuti, tento sempre di imparare qualcosa di nuovo, oppure di vivere tramite i racconti dei colleghi esperienze come l’inviato o il giornalismo ‘embedded’ ossia inviato in guerra al seguito dell’esercito, un punto di vista del tutto privilegiato. Negli ultimi anni ho letto molto sui giornali online, il giornalismo partecipativo fatto dalle persone comuni e i blog.

Quando ho letto dell’uscita di Slow News si è acceso qualcosa nella testa e l’intuizione che fosse qualcosa di nuovo e interessante è stata confermata sin dalle prime pagine. Peter Laufer insegna giornalismo all’Università dell’Oregon ma frequenta assiduamente l’Italia, da noi ha sposato la filosofia ‘slow’ partita dal cibo ideata da Carlo Petrini, adattandola ad un modello di informazione che sia meno caotico e ridondante e che cerchi la qualità, l’informazione vera, senza farci perdere troppo tempo ad ascoltare anche il ronzio, il sottofondo.

Quando a pagina 13 scrive ‘scrivere a mano con il computer spento è un esempio di ciò di cui si parla in questo libro’ ho avuto l’impressione che si rivolgesse proprio a me che ancora ho una vera dipendenza per la parola scritta a matita. Laufer ci esorta a rallentare l’influenza iperattiva dei mezzi di informazione sulle nostre vite, a disintossicarci dall’abitudine di avere a disposizione notizie a ciclo continuo (quanti di noi accendono il blackberry per leggere il notiziario o le mail arrivate durante la notte ancora prima di aver preso il caffè?). E indica le norme, sotto forma di vero e proprio ‘manifesto’ per una dieta mediatica bilanciata e nutriente. Si, perchè siamo obesi di news di poco conto, abbiamo i valori sballati su ciò che è importante e sappiamo tutto ma non conosciamo davvero nulla. Siamo circondati da una informazione stile fast-food, fatta di calorie vuote e costruita per mantenerci assuefatti ad essa (o, sostengo, che mira a intrattenerci per esporci agli spot pubblicitari). Oggi le notizie ci raggiungono quasi nello stesso momento in cui nascono, anche in assenza di un giornalista che filtri e traduca, racconti o spieghi: basta un telefonino con una telecamera e ognuno può ritenere di essere l’autore di un reportage e sempre più spesso nei telegiornali, in caso di eventi improvvisi, si mandano in onda le riprese amatoriali e traballanti di un passante. E anche i talk show, i contenitori, le trasmissioni che si avvalgono del termine ‘di approfondimento’ utilizzano ormai termini da imbonitori e ci pongono in una forma di attesa continua di qualcosa che verrà svelato, guarda caso, solo dopo la pubblicità. Dopo un esordio fulminante, ecco la prescrizione del nutrizionista mediatico, fatta di regole percorribili e di buon senso. Regole pratiche, per disintossicarci e soprattutto imparare a scegliere le proprie fonti, per dedicare ad esse la nostra fiducia e lasciare il tempo che resta per…vivere.

JRM

 

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