LiberoReporter

Liberi di essere manipolati

“La libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia…” disse Piero Calamandrei nel 1955 all’Università di Milano quando tenne un appassionato e profondo discorso agli studenti sui valori e i principi della nostra Costituzione,  “ la carta della libertà, della nostra libertà”.  Oggi ci sentiamo in una paese libero, ma sarà davvero così?  Oppure è un’illusione ben confezionata?  Certamente l’informazione oggi più di ieri, rappresenta l’arma più strategica per gestire e manipolare le masse. Ma come funziona l’informazione nel nostro Paese?

Un giornale vive con i finanziamenti pubblici ma questi si ottengono solamente se si parte già con grossi capitali. Per avere i finanziamenti per l’editoria è necessario costituire una cooperativa, aspettare 5 anni e nel frattempo non modificare mai il numero di copie tirate né la periodicità,  diversamente si dovrà ricominciare l’iter da capo ed attendere nuovamente il completamento del quinquennio . Quindi già si limita la possibilità di editare a chi detiene capitali sufficienti per coprire le spese di ben 5 anni. Non si da la possibilità di editare un giornale a chi deve crescere passo dopo passo. Ottimo principio di libertà.  I finanziamenti vanno a coprire il 50% delle spese sostenute dall’editore.  L’altro 50% delle spese e i ricavi si ottengono con la vendita degli spazi pubblicitari.  Ma dopo aver venduto gli spazi destinati agli inserzionisti,  l’editore potrà permettere che si parli male di chi paga milioni di pubblicità? Qui si crea il vizio, si crea il ricatto.  Se io ho come inserzionista una banca, non potrò mai parlare dell’anatocismo e dell’usura applicata dallo stesso istituto di Credito che mi eroga un sacco di soldi. Ma anche le Istituzioni acquistano spazi pubblicitari, compresa la Presidenza del Consiglio e tutti i Ministeri. Per avere le caratteristiche idonee per la vendita degli spazi alle Istituzioni è necessario essere iscritti ad Audipress. Si tratta di un vero e proprio investimento visto che giusto per aderire bisogna versare uno quota una tantum di ben € 30.000 più una percentuale per ogni copia dichiarata dal direttore responsabile della testata. Preciso “ Copia dichiarata”.  Ma se io dichiaro 1 milione di copie vendute e Audipress guadagna di conseguenza, se mi contesterà la non veridicità dei dati dopo aver effettuato i controlli,  sarà disposta ad incamerare meno soldi ? il solito vizio tutto Italiano: il controllore e il controllato sono un “corpo e un’anima”. Non è un conflitto di interessi? Audipress ha come soci la FIEG – federazione Italiani Editori Giornali,  UPA – Utenti pubblicità Associati, ASSAP – Associazione delle Imprese di Comunicazione,  UNICOM – Unione Nazionale e Imprese di Comunicazione,  AUDITEL, e ha per oggetto “ (art. 2 dello Statuto) la realizzazione oggettiva ed imparziale, anche con funzioni di committenza ai sensi della disciplina prevista in materia di appalto, di indagini collettive di tipo quantitativo e qualitativo sulla lettura dei giornali quotidiani e periodici e su ogni dato relativo alle caratteristiche della lettura e dei lettori, ivi comprese tutte quelle caratteristiche comportamentali utili a meglio configurare questi lettori quali destinatari della comunicazione pubblicitaria. La proprietà delle indagini così realizzate è di Audipress SRL.”  Per completezza delle informazioni aggiungo che AUDTEL invece è di proprietà di RAI  e emittenti private per il 33%,  1% della FIEG e la parte rimanete è suddivisa tra UPA e UNICOM.  Istituzioni, politica e informazione formano così un’unica “torta” e chi non si attacca a un buon carro rimane escluso dalla “festa”.  Ecco perché LiberoReporter non ha pubblicità, non ci siamo mai attaccati a nessun carro e non siamo mai scesi a compromessi.  Basti pensare che anche le concessionarie più intenzionate ad accoglierci gettavano la spugna dopo aver visto la qualità dell’informazione…se non altro l’onestà e la purezza di quanto pubblicato.  Chi fa informazione “pura” deve  fare i salti mortali per stampare, Un giornale  libero, non omette i fatti e non tinge le notizie perché non si rende ricattabile.  Mi chiedo se la Guardia di Finanza sarà al corrente dei vari storni e contorni che fioriscono tra i partiti e l’informazione?

L’odissea dell’informazione non finisce qui.  La gente immagina che un giornale vive di vendite ma dietro a questa parola c’è una guerra giocata ad armi impari.  Se si tratta di un giornale nazionale ci si deve rivolgere a un distributore che operi in tal senso che a sua volta si rivolgerà ai distributori locali e che a loro volta consegneranno alle edicole.

I distributori locali sono i “padroni” del loro territorio, spesso  senza concorrenza,  e se non gli piaci ti lasciano  giacere in un umido magazzino alla faccia dei lettori, degli editori e di tutta la filiera. Se si riesce a superare la barriera del distributore locale allora bisogna sperare che gli edicolanti non disprezzino il tuo prodotto per “mancanza di spazio” e non facciano il “reso anticipato”, ossia,  pur rispettando l’obbligo di accettare la testata, la rendono simultaneamente al distributore prima ancora di averla “non esposta”.. Tutto questo giro incide del 37% sul prezzo di copertina del venduto e dell’invenduto.

Ora giudicate voi stessi se in Italia può esistere l’informazione senza compromessi.

Altro che libertà, l’informazione è un grande servizio, utile a manipolare le masse e a disinformare il cittadino su tutto ciò che dovrebbe invece conoscere. Basta omettere o “sfumare” il fatto con le varie tinte della tavolozza politica, nonché dei poteri forti

Si,  in effetti questo è un Paese libero, chiunque ha la libertà di fondare ed editare un giornale ma deve sapere come affrontare “la guerra tra bande”,  quando inizierà a sentire quel senso di asfissia di cui parlava Calamandrei.

Daniela Russo

 

Pubblicato in LiberoReporter (rivista) Luglio 2011

 

 

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