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Napoli. Peschereccio affondato: ancora dispersi marittimi


Proseguono ininterrottamente le ricerche dei due pescatori, Alfonso Guida ed il figlio Vincenzo nelle acque del Golfo di Napoli. I due probabilmente sono ‘morti’, ufficialmente sono dispersi, in seguito all’affondamento, avvenuto la mattina di giovedì scorso al largo di Ischia, del loro peschereccio `Giovanni Padre` entrato in collisione con la nave portacontainer `Jolly Grigio`. Le ricerche dovrebbero proseguire almeno fino a domani sera alle 22. Dopo verrà deciso sul da farsi. La zona in cui si è inabissata la nave da pesca, presumibilmente con all’interno i due sfortunati lavoratori, è profonda tra i 400 e i 500 metri. Difficile in condizioni normali poter riuscire ad individuare lo scafo dell’imbarcazione, che si è prima spezzata in due e poi è affondata, e tantomeno individuare al suo interno i corpi dei due marinai. Intanto quelle che trascorrono sono ore di attesa, un’attesa spasmodica , quelle che stanno vivendo i familiari dei due marittimi dispersi. Il timoniere del cargo, Maurizio Santoro, e il terzo ufficiale Mirko Serinelli, di guardia quella mattina, sono stati arrestati. Nel frattempo i familiari di Vincenzo e Alfonso Guida, i due marinai di Ercolano (Napoli), rispettivamente padre e figlio, dispersi. Nella loro casa sono riuniti i parenti e gli amici più stretti. Essi non sanno più nulla dei loro cari, ma vogliamo che le ricerche proseguano fino al recupero dei loro corpi. Per quello che è accaduto, un drammatico episodio che ha sconvolto tutta la comunità di pescatori del Golfo, il sindaco di Ercolano, Vincenzo Strazzullo, ha disposto l`annullamento dei festeggiamenti civili il giorno 16 agosto in occasione della ricorrenza della Madonna dell`Assunta. Nel frattempo, per domani alle 1730, è stata deciso di celebrare una messa di ferragosto per pregare per le due vittime dell’affondamento del peschereccio. La messa si dovrebbe celebrare sulla spiaggia del Bagno Elena a Posillipo, a Napoli. La messa sarà celebrata da padre Antonio della chiesa Santa Maria del Parto. Il momento sarà anche occasione per invocare attraverso la preghiera la liberazione degli ostaggi della Savina Caylyn e Rosalia D` Amato. Si tratta delle due navi italiane cadute nelle mani dei pirati somali rispettivamente l’8 febbraio e il 21 aprile scorsi. A bordo marittimi filippini, indiani e anche 11 italiani membri dei loro equipaggi. Gran parte di questi lavoratori del mare sono campani e 4 sono di Procida, isola del Golfo di Napoli. Si tratta di Giuseppe Lubrano Lavadera e Crescenzo Guardascione, rispettivamente comandante e secondo ufficiale della `Savina Caylin` e di Vincenzo Ambrosino, allievo di macchina e Gennaro Odoaldo, primo ufficiale di coperta della Rosalia D’Amato. Proprio oggi a Procida i familiari di questi lavoratori del mare prigionieri in Somalia, insieme ad altre migliaia di persone, sono scesi al porto in corteo per chiedere ai pirati che li tengono prigionieri la loro immediata liberazione pregando perchè questo incubo finisca al più presto e al governo italiano un maggior impegno. Se non si registreranno sviluppi, i manifestanti hanno promesso che manifesteranno a Roma nei primi di settembre. Sul corteo campeggiava un cartello con la scritta `Liberi subito`. La manifestazione ha vissuto anche momenti di tensione quando un centinaio di manifestanti hanno tentato di bloccare la partenza del traghetto Naiade della Caremar diretto a Pozzuoli. Per fortuna il tutto si è risolto in breve tempo e senza incidenti. I manifestanti hanno solo causato il ritardo della partenza della nave. Poco prima altri manifestanti, all`arrivo di aliscafi e navi di linea, erano saliti, incatenati l`uno all`altro, su queste navi. Queste persone indossavano delle magliette sui cui vi era scritta la frase `liberi tutti’. Le loro sono gesta compiute a titolo dimostrativo e per attirare l’attenzione sulla vicenda dei marittimi ostaggi dei pirati somali e che trovano la solidarietà degli altri lavoratori del mare. Aliscafi e navi prima di lasciar il porto di Procida `salutano`, con il suono delle sirene, i manifestanti che li ringraziano applaudendo. Oggi è giunta loro anche la solidarietà del cardinale Crescenzio Sepe.

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