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Savina Caylyn. Scaduto ultimatum: i pirati somali portano a terra 3 nostri connazionali


Somalia – Esclusivo. Neppure questa volta l’armatore della Savina Caylyn, la F.lli D’Amato e il nostro Ministero degli esteri, hanno risposto all’ultimatum lanciato il 19 maggio dai pirati somali. Oggi è arrivata l’ennesima angosciante telefonata, da parte dei due ostaggi rimasti sulla petroliera. I pirati infatti, hanno messo in atto quanto minacciato nell’ultimatum e hanno fatto sbarcare 3 dei nostri 5 marittimi, ostaggi insieme alla Savina Caylyn davanti le coste del Puntland, regione semiautonoma della Somalia, considerata con i suoi porti, il covo dove i pirati portano le “prede” catturate.
La comunicazione dei due italiani rimasti a bordo, il comandante Giuseppe Lubrano Lavadera, e il direttore di macchina Antonio Verrecchia, è arrivata poco prima le ore 14. “Non avendo ottemperato a quanto chiesto dai pirati nell’ultimatum comunicato due giorni fa, questa mattina sono stati fatti sbarcare, per trasferirli sulla terra ferma nelle alture del deserto, gli altri 3 membri dell’equipaggio italiano. Non vi è stato alcun contatto tra le autorità italiane, l’armatore e i pirati: motivo per il quale si è reso necessario inasprire le condizioni di prigionia dei rapiti.” I pirati hanno aggiunto che sono disposti a rivedere la cifra richiesta per il riscatto, se riceveranno, a breve, il fax richiesto all’armatore, abbassando la cifra iniziale di 16 milioni di dollari a 10,6 milioni. Ore di grandissima angoscia nelle case dei parenti rapiti, aggravata dal silenzio istituzionale e mediatico che è calato sulla vicenda. Dal momento in cui è stato pubblicato da LiberoReporter l’ultimatum, la notizia non è stata rilanciata da alcun media nazionale (salvo un paio di quotidiani che hanno dato notizia dell’ultimatum soltanto oggi, con colpevole ritardo di ben 48 ore, quando ormai era scaduto), della carta stampata e radiotelevisiva.
“Il perdurare di tale situazione, rende corresponsabili di quanto potrà accadere ai nostri marinai, non solo l’armatore e il governo italiano – ha dichiarato il Direttore del mensile LiberoReporter, Gaetano Baldi – ma moralmente anche l’intera stampa nazionale, che si sta auto mettendo il bavaglio, su una vicenda così grave. Al di là dei beceri campanilismi di testata, sarebbe invece opportuno lavorare deontologicamente e approfondire tutti quanti insieme, su cosa sta realmente facendo la Farnesina. C’è da augurarsi di non doversi trovare in stato di bisogno all’estero, se questo è il modo di operare dell’autorità preposta alla nostra salvaguardia fuori dai confini italiani”. L’aver spostato a terra 3 dei nostri marittimi, non è certamente un buon segno: se lontano dalla Savina Caylyn abbiamo l’unità della nostra marina militare, che ha il compito di monitorare a distanza le situazioni a bordo, a terra non ci sono possibilità di tale monitoraggio e non è dato sapere cosa abbiano intenzione di fare i pirati. Si aggrava quindi la vicenda e cresce la tensione. Ci si aspetta che il nostro Ministero esca allo scoperto e faccia chiarezza su come intende davvero operare al fine di ottenere il rilascio dei marittimi tenuti ostaggi dai moderni bucanieri.

Truman Siciliano

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