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Pirateria somala: violato dai pirati un pezzo di territorio italiano. Sequestrata Rosalia D’Amato


La motonave italiana `Rosalia D`Amato`, di proprietà di una compagnia napoletana, è da quasi 48 ore nelle mani dei pirati somali. La nave è stata abbordata in pieno mar Arabico. A bordo ci sono ventidue uomini di equipaggio, sedici filippini e sei italiani. Di alcuni si conosce anche il nome. Si tratta di due siciliani, il comandante Orazio Lanza di Messina e il direttore di macchina di Mazara del Vallo. Di due procidani, Gennaro Odoaldo, terzo ufficiale di coperta, Vincenzo Ambrosino, allievo ufficiale di macchina. Degli altri due italiani ostaggi dei pirati somali si sa che provengono uno di Vico Equense e l`altro di Meta di Sorrento, ma residente in Belgio. Dallo scorso 8 febbraio un’altra delle gang del mare, che spadroneggiano indisturbate in lungo e in largo nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano, trattengono in ostaggio la petroliera italiana `Savina Caylyn` abbordata al largo nell’Oceano Indiano. A bordo vi sono altri 5 italiani: il comandante, Giuseppe Lubrano Lavadera campano di Procida, il terzo ufficiale di coperta, Crescenzo Guardascione campano di Procida, l’allievo di coperta, Gianmaria Cesaro campano di Piano di Sorrento, il direttore di macchine, Antonio Verrecchia laziale di Gaeta, il marittimo Eugenio Bon, trentino di Trieste. I predoni del mare che hanno catturato la ‘Rosalia D’Amato’ la stanno conducendo verso le coste somale dove hanno i loro covi. La nave italiana è seguita a distanza da un’altra nave, la Fregata turca `Giresun` che opera nel mare dei pirati nell’ambito della missione NATO di contrasto alla pirateria marittima in Somalia `Ocean Shield`. Nel frattempo in zona si sta dirigendo a tutta forza la Fregata `Espero` della Marina Militare italiana che opera nell’ambito di un’altra missione di contrasto alla pirateria, quella europea ‘Atalanta’. L’unità navale da guerra italiana dovrebbe raggiungere la ‘Rosalia ‘Amato’ entro domani. Questi recenti episodi di pirateria marittima si sono verificati a distanza di due anni dall’ultimo sequestro di una nave battente il tricolore da parte dei pirati. Era l’11 aprile 2009, vigilia di Pasqua, quando nel Golfo di Aden pirati somali, a bordo di due pescherecci catturati il giorno prima, abbordarono, a oltre 100 miglia dalla costa, il rimorchiatore italiano ‘Buccaneer’. A bordo 16 marittimi membri dell’equipaggio, 10 italiani e 6 rumeni. Tra gli italiani altri 3 campani: Bernardo Borrelli, Vincenzo Montella, Giovanni Vollaro. La nave e i 16 marittimi vennero liberata il 9 agosto del 2009 dopo che venne pagato ai pirati somali un riscatto di 4 milioni di dollari. Il più alto pagato fino ad allora. In Italia intanto, la procura di Roma ha aperto un`inchiesta sul sequestro della `Rosalia D`Amato`, Il procuratore aggiunto Pietro Saviotti, che ha affidato il fascicolo ai pm Giancarlo Amato e Francesco Scavo, ha ipotizzato i reati di pirateria e di sequestro a scopo di terrorismo. La competenza della magistratura romana è stabilita da un decreto legge del 2008, poi convertito, quando gli atti di pirateria coinvolgono imbarcazioni italiane presenti in aree della missione ue, Atalanta. La missione fu decisa dall`Unione Europea, su sollecitazione di Spagna e Francia, nel dicembre del 2008. Il suo scopo era di proteggere le navi del programma alimentare mondiale, PAM, destinate agli sfollati somali e quelle della missione di pace dell’UA in Somalia. Si tratta di un secondo in quanto la procura della capitale ne ha già aperto un altro lo scorso febbraio in occasione della cattura della petroliera italiana Savina Caylin. Come è accaduto finora probabilmente si chiuderanno con un nulla di fatto. Difficilmente si arriva a processare i pirati. A pesare su tutto, in maniera anche tale da rendere difficile l`azione di contrasto alla pirateria, è la mancanza di una giurisdizione internazionale. Questo fa si che le navi delle flotte antipirateria non avranno, per le regole d’ingaggio a cui sono vincolate, mai modo di poter spazzare via la pirateria. I militari non possono arrestare i pirati se manca la flagranza di reato e quando invece, i pirati vengono colti con le mani nel sacco non è certa la pena. Se catturati i pirati somali in genere vengono consegnati alle autorità del Kenya. Con questo Paese africano la comunità internazionale ha siglato un accordo che gli consente di poter processare i filibustieri catturati e se condannati detenerli nelle propria carceri. Molto spesso è capitato però, che le navi da guerra della missione internazionale antipirateria dopo aver catturato i predoni del mare li hanno poi rilasciarti e riportarti sulla loro nave, a volte anche con scorte di cibo a gasolio per consentirgli di tornare nella terraferma. Questo perchè nessun Paese è disposto a processare e detenere nelle proprie carceri i pirati somali catturati. Questo accade anche se possono processare i pirati non solo il Paese dell`imbarcazione attaccata o della nave da guerra intervenuta per sventare l`assalto, ma anche il Paese che ha altri legami con il caso, ad esempio la nazionalità di membri dell`equipaggio attaccato. A dimostrazione la scorsa settimana la missione anti-pirateria dell`Ue, Atalanta, ha liberato, rimpatriandoli in Somalia, 18 pirati catturati il 6 aprile scorso. La spiegazione data è che tutti i Paesi contattati si sono rifiutati di processarli o hanno fatto sapere di non poterlo fare nei tempi richiesti.
Ferdinando Pelliccia

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