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Pirateria somala: fallito il blitz militari somali per liberare ostaggi danesi


Lo scorso giovedì pomeriggio i militari somali del Puntland hanno attaccato il rifugio dei pirati somali che trattengono in ostaggio sette danesi, quattro adulti e tre minori. L’attacco è però, miseramente fallito e diversi soldati governativi, almeno 10, e alcuni pirati, almeno 3, sono rimasti uccisi nella sparatoria seguita al tentativo di liberare gli ostaggi danesi. Ostaggi che sono in mano ai pirati somali dallo scorso 24 febbraio dopo essere stati catturati con il loro Yacht, S/Y ING battente bandiera Danese nell’Oceano Indiano. Dopo la cattura sono stati poi, dirottati verso le coste somale dove i moderni filibustieri hanno i loro covi. Nel mare dove sono stati catturati i sette velisti danesi operano diverse navi da guerra delle Marine Militari di almeno 25 Paesi. Navi raggruppate in diverse missioni internazionali in chiave anti pirati somali. Purtroppo queste navi sono intente a proteggere i mercantili e finora non hanno mai accettato di scortare velisti nel loro attraversamento del mare dei pirati sebbene il numero degli assalti agli Yacht sono sensibilmente aumentati. Non ultimo quello della barca a vela S/Y Quest catturata dai pirati somali con quattro americani a bordo. Un sequestro purtroppo, conclusosi con la morte dei quattro ostaggi americani nel corso di un fallito blitz militare delle forze speciali statunitensi. Anche in un altro episodio, che vedeva sempre coinvolto uno Yacht, questa volta francese, S/Y Tanit le unità speciali francesi avevano tentato un blitz per liberare gli ostaggi riuscendovi, ma nel corso della sparatoria con i pirati somali uno degli ostaggi francesi era stato ucciso. Per fortuna non è andata nello stesso modo nel caso dei sette danesi. Però, il fallito blitz dei militare somali non ha fatto altro che peggiorare la situazione degli ostaggi. La gang del mare che li ha in custodia ha promesso che se il tentativo di liberarli si ripeterà non esiteranno ad ucciderli. I sette erano stati portati sulla terraferma la scorsa settimana ed ora sono stati spostati in un altro luogo ritenuto più sicuro e controllati a vista da almeno 15 predoni del mare. Mentre la loro barca resta ancorata al largo a 5 miglia dalla costa. Nei giorni scorsi il governo del Puntland aveva offerto il proprio aiuto per ottenere il rilascio degli ostaggi danesi. Le autorità governative avevano anche reso noto di aver individuato il villaggio dove i pirati somali si nascondevano con gli ostaggi danese e che le forze governative lo avevano circondato. Si trattava del piccolo villaggio di montagna di Hole-Anod . Nelle stesse acque dove è all’ancora lo Yacht danese S/Y ING si trova anche la petroliera italiana Savina Caylyn caduta nelle mani dei pirati somali lo scorso 8 febbraio. Con la nave catturati anche 22 marittimi membri dell’equipaggio. Diciasette sono indiani e cinque sono italiani di cui tre campani. Sulla vicenda il governo italiano ha imposto il silenzio stampa, come fece per il rimorchiatore Buccaneer, mentre i predoni del mare hanno condotto uomini e nave nel loro covo nei pressi di Harardhere lungo la costa somala del Puntland ormai divenuta una moderna Tortuga. I recenti avvenimenti, in particolare l`uccisione dei quattro diportisti americani, hanno sollevato forti timori di escalation di violenza da parte di pirati somali. Fino ad oggi, i pirati si sono serviti degli ostaggi come strumenti di contrattazione chiedendone in cambio del loro rilascio un forte riscatto. Ma dopo che diversi predoni del mare sono stati uccisi nel corso di tentativi di liberarli questi hanno minacciato di uccidere, in futuro, qualsiasi ostaggi se si cercherà di liberarli. L’idea delle scorte armate è sempre più ben vista dai governi e dalle compagnie di navigazione. La si ritiene come la più sicura difesa contro i pirati somali.
Ferdinando Pelliccia

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