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Pirateria somala: una nuova tattica di difesa contro i pirati


E’ proprio vero che la necessità aguzza l’ingegno. Un episodio singolare, ma al tempo stesso curiosissimo si è verificato in questi giorni nel ‘mare dei pirati’ al largo della Somalia. Lo scorso mercoledì l’equipaggio della nave ‘Magellan Star’ battente la bandiera di Antigua e Barbuda e di proprietà di una compagnia di Amburgo in Germania, mentre era in navigazione al largo della Somalia, alla vista di un battello pirata ha spento le macchine e si è rinchiuso in un apposito nascondiglio blindato sulla nave, dal quale hanno lanciato l’SOS. Il segnale è stato raccolto da una nave da guerra che opera in quel mare nell’ambito della missione di anti pirateria marittima della ‘Combined Maritime Force’, Cmf. Di missioni anti pirateria nel mare del Corno d’Africa e Oceano Indiano ve ne sono diverse. Oltre a quella del Cmf a guida USA vi è anche una a guida Ue, la missione ‘Atalanta. Inoltre vi sono anche diverse unità da guerra di altri Paesi che operano singolarmente per garantire la sicurezza della navigazione nell’Oceano Indiano. In tutto sono circa 30 navi da guerra. Come sempre accade quando si raccoglie un segnale d’allarme ‘attacco pirati’ sono scattate immediate le misure per mettere in sicurezza nave ed equipaggio catturati dai pirati somali. Tre navi da guerra del Cmf hanno circondato la ‘Magellan Star’ e all`alba di giovedì scorso è poi, scattato il blitz americano per liberare la nave catturata dai pirati mentre l`equipaggio, composto da undici marittimi tra filippini, russi, polacchi e ucraini, era chiuso al sicuro in uno compartimento blindato. Ventiquattro marines hanno abbordato la ‘Magellan Star’ e ne hanno ripreso il controllo senza sparare un colpo. Nel corso dell’operazione sono stati arrestati anche nove pirati. I membri dell’equipaggio a quel punto sono potuti uscire dal loro nascondiglio. Si è trattato di un sequestro lampo durato appena 20 ore. Nella sua edizione odierna il quotidiano tedesco ‘Hamburger Abendblatt’ ha rivelato un curioso retroscena dell’intera vicenda. Dalle sue colonne il tabloid tedesco ha raccontato di una telefonata giunta agli uffici di Amburgo della compagnia tedesca proprietaria della ‘Magellan Star’ proprio il giorno della cattura. Al telefono era un pirata che si mostrava arrabbiato per il fatto che dopo aver abbordato la nave non vi aveva trovato l’equipaggio a bordo e i motori erano spenti. “Dove si trova l`equipaggio? Perchè i motori sono spenti?”, avrebbe chiesto al telefono in un inglese sgrammaticato, un uomo dichiaratosi un pirata somalo. L`impiegato che ha risposto alla telefonata ha spiegato che l`equipaggio era in vacanza e che il motore si era rotto. I pirati erano potuti risalire al numero di telefono della compagnia ricavandolo da una targa affissa sul ponte dove il numero risultava quello da chiamare in caso di emergenza e l’hanno fatto, ma per protestare. La tattica passiva della camera blindata e i motori spenti sta venendo usata sempre più spesso dalle compagnie proprietarie delle navi che devono affrontare la navigazione nel ‘mare dei pirati’. Spesso per difendersi dai pirati è un’ottima alternativa al resistere armandosi. Opzione a cui sono ricorsi le navi di Paesi come Francia, Spagna e Belgio. Questa tattica impedisce agli aggressori di manovrare la nave e facilita le operazioni militari di salvataggio. Il fenomeno della pirateria marittima è un grosso problema che assilla il Golfo di Aden, il mare al largo della Somalia e l’Oceano Indiano. Negli ultimi due anni sono state migliaia le navi attaccate e molte sono state catturate insieme ai loro equipaggi. Per il loro rilascio i pirati somali hanno poi, preteso il pagamento di un riscatto. Una contropartita a cui mai vi hanno rinunciato anche a costo di tenere in ostaggi nave e marittimi per mesi. A riprova le oltre 15 navi e 200 marittimi che ancora trattengono in ostaggio. Per lo più navi e uomini per cui sono in corso trattative con le compagnie proprietarie o i governi dei Paesi di appartenenza. Alcuni però, sono ostaggi da oltre un anno. Per loro nessuno si è voluto impegnare a pagare un riscatto. Tra di essi anche dei minori, mozzi a bordo di alcuni pescherecci egiziani catturati nell’aprile del 2009. Anche una nave italiana ha vissuto questa esperienza. Si tratta del rimorchiatore italiano Buccaneer. La nave venne catturata nel golfo di Aden l’11 aprile 2009 e rilasciata solo il 9 agosto dello stesso anno. A bordo vi erano 16 marittimi dei quali 10 italiani. Ufficialmente la nave venne liberata grazie ad un laborioso lavoro diplomatico. Per molti invece, compreso i pirati, venne pagato un riscatto milionario. La Farnesina e la compagnia proprietaria del Battello hanno sempre smentito che sia stato pagato un riscatto.
Ferdinando Pelliccia

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