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Pirateria. I marittimi dell’Alakrana riabbracciano i loro familiari.





Madrid – I 16 marinai spagnoli, parte dei 36 membri dell’equipaggio del peschereccio ‘Alakrana’ catturato nell’Oceano Indiano, il 2 ottobre scorso, dai pirati somali, sono rientrati in Spagna. L’aereo su cui viaggiavano è atterrato nella base militare madrilena di ‘Torrejon de Ardoz’. A riceverli solo i loro familiari, su richiesta degli stessi. Sono stati rilasciati, dai pirati, lo scorso martedì dietro il pagamento di un riscatto di circa 4 milioni di dollari. Insieme a loro liberati anche agli altri 20 membri dell`equipaggio, 8 indonesiani, 4 ghanesi, 3 senegalesi, 2 ivoriani, 2 malgasci e un cittadino delle Seychelles. Gli ostaggi hanno raccontato di essere stati trattati dai predoni del mare nel peggiore dei modi. Il sequestro dell’Alakrana ha fatto si che le autorità di Madrid si decidessero finalmente ad acconsentire all`imbarco di guardie private, armate anche con armi da guerra, sui pescherecci spagnoli che solcano l’Oceano Indiano. Finora l’unico Paese ad aver imbarcato militari, dell`esercito o della Marina, a bordo delle proprie navi da pesca, per la loro difesa, è stata la Francia. Sulla gestione dell’intera vicenda in Spagna è nata una forte polemica fin dai primi giorni del sequestro. Polemica esplosa poi definitivamente 48 ore dopo il rilascio del battello spagnolo rimasto nelle mani dei pirati somali per ben 47 giorni. Il ‘Partito Populare, Pp, all’opposizione nel Paese, ha criticato il governo madrileno denunciando l`incompetenza dimostrata dall’esecutivo del premier Josè Luis Zapatero nella gestione della vicenda e proponendo la censura contro tre ministri. Si tratta del vicepremier Maria Teresa de la Vega e i ministri della Difesa, Carme Chacon e della giustizia, Francisco Camano per l`incompetenza dimostrata. Il Pp lo scorso giovedì, è addirittura giunto a chiedere che il capo dei servizi spagnoli, Felix Roldan riferisca in parlamento sul sequestro e sugli apparenti numerosi errori dei servizi e delle forze armate spagnole. Sembra che dopo che i pirati hanno rilasciato il peschereccio, due elicotteri spagnoli avrebbero cercato di fermarli. Uno avrebbe anche aperto il fuoco verso il barchino su cui fuggivano, ma senza riuscirli a colpire. La rivelazione è stata fatta dal quotidiano spagnolo ‘El Pais’. Il leader del Pp, Mariano Rajoy ha chiesto che Zapatero riferisca urgentemente in parlamento sulla vicenda. Il Partito nazionalista Basco, Pnv, non ha escluso di appoggiare la mozione del Pp. Nel frattempo anche l’Audiencia Nacional, la suprema corte che si occupa anche di terrorismo, ha annunciato che indagherà sul pagamento del presunto riscatto di 4 milioni di dollari che i pirati somali dicono di aver ricevuto da Madrid. Il caso è stato affidato al giudice Santiago Pedraz. In Italia invece, per il sequestro del Buccaneer, rilasciato secondo la Farnesina senza alcun pagamento di riscatto, non ha suscitato alcuna polemica e neppure un minimo di indagine per scoprire come mai i predoni del mare, che hanno sempre rilasciato i sequestrati solo dopo il pagamento del riscatto, abbiano ceduto un “carico” così prezioso, senza battere ciglio… Miracoli nostrani.
Nel frattempo diventa sempre più critica la situazione di Paul e Rachel Chandler, i due coniugi inglesi, catturati dai pirati somali il 23 ottobre scorso ed ora loro ostaggi. La ‘gang del mare’ che li tiene prigionieri ha chiesto un riscatto di 7 milioni di dollari che il governo di Londra si rifiuta di pagare. Ieri Paul ha lanciato un appello alle autorità del suo Paese affinché apra le trattative con i pirati per ottenere il suo rilascio e quello della moglie, in caso contrario, ha detto che i pirati li uccideranno. L’appello, sottoforma di video registrato è stato trasmesso lo scorso giovedì dalle principali televisioni britanniche. Nei giorni scorsi segnali di impazienza e di nervosismo si erano percepiti nell’intervista rilasciata al quotidiano britannico ‘The Times’ dal capo dei pirati che tengono in ostaggio i due inglesi, Mohamed Shakir. Shakir ha avvertito il governo di Londra di non voler tollerare oltre il silenzio sul riscatto. I pirati trattengono i due coniugi, in ostaggio, in un villaggio nei pressi del porto somalo di Haradheere. Nel frattempo si è saputo che il comandante della nave cisterna ‘Theresa VIII’, sequestrato il 16 novembre scorso dai pirati al largo dell`arcipelago delle Seychelles, è morto la notte del martedì a causa di un`emorragia interna per le ferite subite durante l`arrembaggio. La notizia è stata rivelata da un portavoce dei pirati somali. La nave battente bandiera delle Isole Vergini, con 28 marinai nordcoreani a bordo, appartiene ad una società armatrice di Singapore. Mercoledì scorso poi, una delle tante gang del mare che scorazzano nel mare del Corno d’Africa hanno attaccato, a nord-est delle coste somale, il mercantile ‘Maersk Alabama’ battente bandiera americana in navigazione verso Mombasa, in Kenya. Gli assalitori sono però stati messi in fuga dalle guardie armate imbarcate a bordo della nave. La ‘Maersk Alabama’ era già stata coinvolta in un episodio di pirateria lo scorso 8 aprile. In quella occasione i predoni del mare riuscirono a prenderne il controllo per alcuni giorni. Il comandante della nave, Richard Phillips venne tenuto in ostaggio a bordo di una scialuppa minacciato con le armi. Poi grazie ad un blitz delle forze speciali della Marina militare americana la nave, il suo equipaggio e il capitano Phillips vennero liberati. L’intervento si concluse con l`uccisione di tre pirati e la cattura di un quarto. Ieri il presidente russo, Dimitri Medvedev è ritornato a proporre di istituire un Tribunale penale internazionale per giudicare i crimini legati alla pirateria. L’inquilino del Cremlino ha sottolineato quanto questo fenomeno si stia espandendo paragonandolo ad un’autentica minaccia globale ponendolo sullo stesso piano del terrorismo e del narcotraffico. Medvedev ha sottolineato che il problema è soprattutto quello che non si sa ancora bene cosa fare con i pirati catturati.
Ferdinando Pelliccia

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