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Pirateria. Catturato un cargo greco. Mistero sul carico, altri 3 europei nelle mani dei pirati





Oggi il comando della missione navale antipirateria dell`Ue, ‘Atalanta’ ha reso noto che un’altra nave mercantile è caduta nelle mani dei pirati somali.
Secondo il comunicato i predoni del mare sarebbero entrati in azione, nell`Oceano Indiano, a oltre 600 km a nordest delle isole Seychelles, lo scorso sabato catturando un cargo greco MV ‘Filitsa’ battente bandiera delle Isole Marshall che era in navigazione da Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, verso il porto sudafricano di Durban.
Secondo Ismail Haji Noor, un responsabile antipirateria del governo transitorio somalo, la nave trasportava sostanze chimiche o addirittura armi.
La notizia però è stata prontamente smentita da altre fonti, fra cui Abdi Ali Farah, presidente della società Juba, proprietaria della maggioranza del carico. Secondo Farah la nave trasportava cibo e altri beni di consumo, in particolare zucchero e materiali di costruzione. Insieme alla nave sarebbe stato catturato anche il suo equipaggio composto da 22 uomini, dei quali 3 ufficiali greci e 19 filippini. La nave è stata poi condotta dalla ‘gang del mare’ che l’ha catturata verso la costa a Garaad, un villaggio di pescatori nella Somalia centrale. Il ‘Filitsa’ è l`ultimo battello di una lunga lista di navi catturate nel mare del Corno d’Africa. Due giorni fa, i pirati avevano tentato inutilmente di catturare una petroliera. Nelle loro mani sono però trattenuti, in attesa che venga pagato per il loro rilascio un riscatto, in ostaggio oltre 10 navi e un centinaio di marinai. Tra questi molti filippini e diversi europei in particolare 16 spagnoli, 2 inglesi e 3 greci.
Da aprile ad agosto scorsi anche 10 italiani, membri dell’equipaggio del rimorchiatore ‘Buccaneer’, sono rimasti ostaggi dei pirati somali. Per fortuna, dopo un lavoro diplomatico, che ha visto coinvolto anche il fragile governo transitorio di Mogadiscio, e un logoramento dei pirati, il governo italiano è riuscito ad ottenerne il loro rilascio e senza pagare un riscatto. Questo è l’unico caso dichiarato finora. Tutti hanno sempre pagato per riottenere indietro nave ed equipaggio perché è questo l’unico intento dei pirati: ricavare denaro dal sequestro delle navi e dei loro equipaggi. Intorno alla lucrosa attività ruota un vorticoso giro di affari che coinvolge assicurazioni, società armatrici, società di sicurezza privata, uomini d’affari somali e arabi, signori della guerra somali, miliziani islamici somali e pescatori somali. Tra gli ostaggi in mano ai pirati vi sono anche delle donne e alcuni ragazzini, mozzi a bordo dei pescherecci egiziani catturati dai pirati. Fatto questo che l’Unicef, l’agenzia Onu per i bambini, sembra ignorare disattendendo al suo compito principale che è quello di salvaguardare i bambini nel mondo. Nel frattempo nell’ambito delle iniziative di contrasto al fenomeno della pirateria l`Unione europea, Ue, sta predisponendo una missione per la formazione di 2mila soldati somali che dovrebbe partire entro la fine dell`anno. Essa rientra nell`ambito degli sforzi chiesti dalle Nazioni Unite per contrastare la pirateria al largo delle coste somale e per promuovere la pace e lo sviluppo in Somalia.
Della missione ne hanno discusso, il 4 novembre scorso, i capi di Stato maggiore della Ue nella riunione del Comitato militare della Difesa europea. La questione sarà trattata anche dai ministri degli Esteri e della Difesa dell’Ue nella riunione congiunta prevista per il 16 e il 17 novembre prossimi in programma a Bruxelles. I 2mila soldati formati dalla difesa europea si aggiungeranno ai 1500 già addestrati dalle forze francesi. L`Ue ha anche firmato con le Seychelles un accordo che permetterà alle unità militari navali della missione ‘Atalanta’ dell’Ue di penetrare nelle acque territoriali dell`arcipelago per inseguire e catturare i pirati che agiscono nell’Oceano Indiano. le Seychelles hanno già firmato degli accordi analoghi con Francia e Stati Uniti. L`arcipelago delle Seychelles è costituito da 115 isole disseminate su una superficie di 1,4 milioni di chilometri quadrati la cui economia si basa soprattutto sul turismo e la pesca del tonno.
Da tempo il governo di Victoria ha manifestato i suoi timori che la pirateria possa danneggiare gravemente l`economia del Paese.
Ferdinando Pelliccia

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