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Pirateria. Liberato un cargo tedesco. Ora si spera per il Buccaneer





E’ stato liberato nella notte il cargo tedesco «Hansa Stavanger»; insieme alla nave erano trattenuti in ostaggio anche il suo equipaggio di 24 marinai di diversa nazionalità. Cinque, compreso il capitano, erano tedeschi. Per oltre 3 mesi la nave porta container era rimasta alla fonda nel porto di Eryl, sulla costa del Puntland, la regione semiautonoma a nord ovest della Somalia che è considerata la Tortuga dei moderni pirati che infestano le acque del Golfo di Aden e dell’Oceano Indiano fino al Mar Rosso. Lo scorso 6 luglio l’equipaggio aveva inviato una e-mail indirizzata al capo del governo tedesco Angela Merkel. A farlo il comandante nella quale, a nome di tutti, chiedeva l’intervento del Cancelliere tedesco per ottenere la loro liberazione affermando che: “Vi preghiamo gentilmente, ma fermamente, di aiutarci a ottenere che il nostro armatore metta fine a questo gioco folle”. I pirati per farlo chiedevano un riscatto di 6milioni di dollari.
Ne hanno incassato 1,8 milioni.
Ad oggi restano ancora nelle mani dei pirati 202 marinai equipaggi di 15 navi e 4 chiatte catturate e ancora trattenute in attesa del pagamento di un riscatto.
La vicenda del cargo tedesco si uniforma pari pari con quella del rimorchiatore italiano ‘Buccaneer’ anch’esso nelle mani dei pirati da oltre 3 mesi insieme al suo equipaggio di 16 marinai dei quale 10 italiani, 5 romeni e un croato, veri e propri scudi umani da usare in caso di un blitz..
Dopo oltre tre mesi, dall’11 aprile quando i pirati catturarono nel golfo di Aden il rimorchiatore, non ci sono segnali che facciano pensare a una imminente liberazione del battello italiano e del suo equipaggio. Sedici marinai di cui in parte si conosce il nome: 1 ) Mario Iarloi, comandante, iscritto alla Capitaneria di porto di Ortona (Chieti); 2 ) Mario Albano, primo ufficiale di coperta, iscritto alla Capitaneria di Porto di Gaeta (Latina); 3 ) Tommaso Cavuto, secondo ufficiale di macchina, iscritto alla Capitaneria di Porto di Ortona (Chieti); 4 ) Ignazio Angione, direttore di macchina, iscritto alla Capitaneria di Porto di Molfetta (Bari); 5 ) Vincenzo Montella, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); 6 ) Giovanni Vollaro, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); 7 ) Bernardo Borrelli, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); 8 ) Pasquale Mulone, marinaio, iscritto alla Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo (Trapani); 9 ) Filippo Speziali, marinaio, iscritto alla Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno); 10 ) Filomeno Troino, cuoco, iscritto alla Capitaneria di Porto di Molfetta (Bari). Del croato invece, si conosce solo che è di Fiume, ed è uno studente di 25 anni imbarcatosi sul Buccaneer come elettricista.
Dei cinque ostaggi romeni si sa il nome di quattro di loro: il capo ingegnere Nicusor Marinescu, Adrian Gilca, Diving Officer, il montatore George Dorel, operatore e conducente Marius Aragea e sono tutti di Constanta. Del quinto marinaio romeno invece si conosce solo la città d’origine che è Bucarest. Sono tutti di età compresa tra i 28 e i 35 anni.
I ragazzi del Buccaneer hanno sempre fatto sapere che sono praticamente senza acqua, che il cibo scarseggia e che mancano le medicine; inoltre l`equipaggio è allo stremo del le forze, costretto a vivere nelle stive della nave, con una temperatura esterna vicina ai 50 gradi.
Il governo italiano dice che sta trattando ma continua ad ostinarsi nel voler mantenere un inspiegabile riserbo per proteggere le trattative in corso.
I pirati chiedevano inizialmente per il rilascio della nave 30milioni di dollari ora ne chiedono 2,5.
Il governo italiano ne chiede la liberazione incondizionata.
L’intransigenza mostrata dalle due parti ha condotto la vicenda a prolungarsi per mesi e a mettere in gioco le vite di 16 uomini padri, figli e mariti che in quei luoghi erano andati solo per lavoro e non per fare la guerra.
Contro gli attacchi dei pirati, che dall`inizio dell`anno hanno catturato almeno 20 navi di varie nazionalità in navigazione nel golfo di Aden o al largo della Somalia, sono scese in campo 2 missioni militari, una guidate dagli Usa sottola bandiera NATO, ‘Scudo Oceanico’ a quella dell`Unione europea, la missione ‘Atalanta’. In quelle acque ci sono anche unità navali da guerra inviate autonomamente da singoli Paesi a difesa degli interessi nazionali.
L`impegno della comunità internazionale per risolvere la situazione è stato ribadito anche al recente vertice del G8.
Ferdinando Pelliccia

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