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Pirateria. Forse si avvia a conclusione la vicenda degli ostaggi del Buccaneer





Mentre a Mogadiscio la situazione precipita sembra che la vicenda che vede coinvolti come ostaggi 16 marittimi di diversa nazionalita, membri dell`equipaggio del rimorchiatore italiano `Buccaneer` catturato nel Golfo di Aden l`11 aprile scorso, sia entrata in una fase molto delicata. Le trattative, seppure tra mille difficolta e incertezze, vanno avanti. L`idea di un blitz militare, considerato troppo rischioso per gli ostaggi, e ormai stata accantonata da tempo. La diplomazia italiana ha seguito altre vie che anche se sono sembrate `infinitamente lunghe` stanno portando all`esito voluto. Seguendo i fatti, le notizie che ruotano intorno alla vicenda del rimorchiatore italiano si e consapevoli che quei marinai sono li, al largo delle coste della nuova Tortuga quale e ormai considerata la regione autonoma del Puntland dove hanno le loro basi i pirati dell`Oceano Indiano, da tre lunghi mesi. La sensazione che viene trasmessa da questa vicenda e che non si stia facendo nulla. In verita sia la Farnesina sia la societa armatrice dell`imbarcazione, la `Micoperi di Ravenna, sono in contatto con i pirati somali o per lo meno con le persone che gestiscono la vicenda per conto di quelle che materialmente trattengono l`imbarcazione e i suoi 16 marinai di equipaggio di cui 10 sono italiani, 5 sono romeni e uno e un croato. Si tratta dunque! Pero la difficolta maggiore, i negoziatori italiani o chi per loro conto, l`hanno incontrata nel riuscire a superare la fase dell`approccio, del primo contatto con i sequestratori. Il governo del Puntland, come sempre in casi di pirateria, in un primo momento ha fatto da tramite tra governo italiano e sequestratori. Poi, improvvisamente ha cambiato linea di condotta. La nave italiana e alla fonda, di fronte alla costa della regione autonoma somala, a circa 10 miglia dal porto di Las Qoray nel nord del Paese. Il presidente del Puntland, Abdurahaman Farole, dopo aver respinto il ruolo di `negoziatore` si e voluto vestire nei panni di quello di fautore di nuovi propositi. Farole ha offerto all`Italia la disponibilita a far compiere alle sue forze di sicurezza un blitz militare per liberare gli ostaggi. La Farnesina ha rifiutato con decisione di ricorrervi. Le autorita del Puntland allora hanno vietato ogni negoziazione a sfondo economico perche cio favorisce e incentiva ogni attivita criminale. Tra il governo di Roma e quello di Garowe si e giunti alla rottura. Per giungere alla liberazione dei marinai del Buccaneer, alla Farnesina non e restato altro che seguire una via, difficile ma unica. Come prima cosa il ministero degli Esteri ha mantenuto in questi 3 mesi uno stretto riserbo sull`andamento della trattativa. Anzitutto per non dare a capire che non era in grado di attivare da subito alcun canale alternativo a quello consueto del governo del Puntland. `Nessun blitz e nessun riscatto ma liberazione incondizionata degli ostaggi`. Questa e stata la parola d`ordine alla base della linea di condotta seguita dalla Farnesina fin dal primo giorno che e nata la vicenda. Almeno ufficialmente! La priorita assoluta per le autorita italiane e l`incolumita dell`equipaggio. Tanto e vero che quando il primo maggio scorso, Margherita Boniver, nominata dal titolare della Farnesina, Franco Frattini, inviato speciale per le emergenze umanitarie si e recata in Somalia per seguire da vicino la vicenda Buccaneer ha detto senza mezze misure che qualsiasi atto compiuto contro gli ostaggi sarebbe stato considerato un atto di ostilita compiuto nei confronti dell`Italia.
Una dichiarazione di fuoco che serviva a far comprendere ai vari personaggi coinvolti nella vicenda che la faccenda andava risolta con le `buone` ma che l`Italia non disdegnava nemmeno il ricorso alle `cattive`. Nelle acque del Golfo di Aden, sono ben 4 le unita navali della marina militare italiana, che sono presenti in quelle acque. Due navi sono delle Fregate, la Maestrale e la Libeccio , una e un pattugliatore d`altura, il Comandante Borsini e l`altra e la nave anfibia d`assalto, San Giorgio. Tutte e quattro pronte in qualsiasi momento per un operazione che di sia di recupero o di assalto. Se ci dovesse essere un blitz pero questa volta lo scenario sarebbe diverso da quello delle precedenti volte quando ad effettuarlo sono stati francesi e americani per liberare dei loro connazionali. Non c`e piu il fattore sorpresa, determinante e vincente in azioni del genere. I familiari dei 10 marittimi italiani aspettano. Da Ortona, da San Benedetto del Tronto, da Torre del Greco, da Ercolano, da Mazara del Vallo, da Molfetta sembra che si respiri un`aria nuova, non piu carica di incertezze per la difficile soluzione del caso ma con la speranza di ricevere da un momento all`altro la notizia della liberazione dei loro cari. E` normale che in situazioni simili qualsiasi Paese avrebbe adottato misure idonee a far fronte ad ogni evenienza e si sarebbe adoperato per accordarsi con i banditi anche scendendo a patti. Cosi e stato! In Italia chi si occupa del sequestro per il ministro degli Esteri Frattini e il consigliere Vincenzo Petrone, responsabile dell`Unita di crisi, un diplomatico che ha una grande esperienza di salvataggi ed evacuazioni di civili da Paesi a rischio. Un uomo che non si lascia andare facilmente; eppure Petrone si e detto fiducioso anche se non in grado di poter dire quando la vicenda sara conclusa. Una conclusione che non deve essere comunque lontana. Il riscatto chiesto dai pirati e di circa 2,5 milioni di dollari. Forse qualcosa e stata gia mossa e forse qualcosa gia sta per essere restituita. Ma non solo questa cifra puo essere sufficiente e altro potrebbe essere richiesto. Ad esso si devono aggiungere circa altri 7 milioni di dollari che vanno alle persone che hanno `fluttuato` intorno al rapimento e che sono `avvocati`, `mediatori`, chi dovra eventualmente `paracadutare` il riscatto e cosi via.
C`e insomma una grande economia dietro il fenomeno della pirateria. Non si risolvera nulla se si continua a fare la `guerra` ai pirati e invece non si giunge la dove vengono riciclati i soldi dei riscatti.
L`anno scorso questa attivita criminale ha fruttato oltre 80milioni di dollari. Certamente questo denaro non e stato investito in Somalia, dove non si possono spendere somme di denaro di una certa entita perché non c`e nulla da comprare.
Questo circolo vizioso pero comprende anche spese non indifferenti fatte per aiutare i governi dei Paesi coinvolti nel fenomeno della pirateria. Si parte dai circa 20milioni in credito di aiuto, stanziati dal 2004, per un sistema radar in Yemen, che sara utilissimo per prevenire gli attacchi dei pirati, e per le iniziative in Somalia.
Il Governo Federale di Transizione somalo, TFG, e sempre piu in difficolta per l`offensiva dei ribelli integralisti, si `al Shabaab` e `Hesb-al-Islam`, i cui attacchi nelle ultime settimane hanno causato la morte del ministro della difesa, del capo della polizia, nonché di alcuni funzionari, capi-clan tradizionali e giornalisti considerati ostili a loro.
In questo crescendo di violenze e sopraffazioni a rimetterci sono soprattutto i civili con migliaia tra morti e feriti. Come se non bastasse poi ci sono le decapitazioni, amputazioni di arti e lapidazioni, distruzioni di tombe di santi locali compiute dai miliziani islamici inneggiando alla `Sharya`, legge islamica.
Tutto questo ha anche risvegliato l`orgoglio nazionale e ha dato origine alla `Ahlu Sunna`, una organizzazione di resistenza armata dei locali abitanti sufi, che in piu occasioni hanno battuto i miliziani di `al Shabab`. Per controbilanciare gli aiuti che il governo eritreo di Isayas Afawerki fa pervenire agli integralisti, gli Usa hanno fatto pervenire, in questi giorni in forma ufficiale, al TFG somalo aiuti militari per 10milioni di dollari.
Dal caos in cui versa la Somalia si salvano solo le due zone semiautonome del Puntland, al centro, e del Somaliland al Nord. Lo scorso mercoledi il Senato italiano dopo aver convertito in legge il decreto che contiene norme contro la pirateria, ha espresso, su sollecitazione del presidente di turno, Vannino Chiti, l`auspicio per una rapida soluzione del sequestro della nave italiana Buccaneer. Anche il presidente del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, Francesco Rutelli, ieri ha affermato di seguire con attenzione e responsabilita il protrarsi del sequestro dei 10 marittimi italiani in Somalia, assieme a quelli di altre centinaia di persone ostaggi in mano ai pirati somali. Il silenzio mediatico e istituzionale che ha accompagnato la vicenda del Buccaneer in questi mesi e superato! Attendiamo, tra non molto, il positivo epilogo.
Ferdinando Pelliccia

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