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Appello alla Merkel dall’equipaggio del cargo ‘Hansa Stavanger’in mano ai pirati come il ‘Buccaneer`





I pirati tornano a colpire nel mare del Corno d’Africa. Secondo quanto riferisce l`emittente televisiva turca Ntv una nave da carico turca è stata sequestrata al largo delle coste somale. Nelle loro mani i pirati somali trattengono ancora in ostaggio circa 200 marinai equipaggi di ben 14 navi da loro catturate e non ancora rilasciate. Tra questi marinai vi sono anche i 10 marittimi italiani della nave Bucaneer, il rimorchiatore italiano assaltato dai pirati somali nel golfo di Aden lo scorso 11 aprile e da allora trattenuto insieme all’equipaggio di 16 marinai in attesa che trattative ‘fantasma’ portino al pagamento di un riscatto di 2 milioni di dollari e al loro rilascio. Nei giorni scorsi, a rimescolare ancora di più le carte è stata, ai microfoni di Cnr-tv, Margherita Boniver, l’inviato speciale della Farnesina che si sta occupando della vicenda. “Nessun riscatto, nessun blitz. Il governo italiano tratta su queste basi la liberazione dei nostri 10 marinai tenuti in ostaggio dai pirati somali”, aveva ribadito il sottosegretario aggiungendo che: “Il governo lavora su altri fronti ma escludiamo azioni di forza visto quello che è successo agli ostaggi francesi”.
Riprendendo di fatto quella che sembra la linea ufficiale seguita dal ministero degli Esteri italiano fin dai primi giorni del sequestro. Nel frattempo i figli e i nipoti di alcuni dei marinai italiani tenuti in ostaggio dai pirati ed in particolare i campani, hanno scritto una lettera ai pirati implorandone la liberazione (« – `Cari pirati, ridateci i nostri papà.`).
Nei giorni scorsi dall`Aula della Camera è giunta anche l’approvazione quasi all`unanimità, solo 2 voti contrari, al decreto legge che contiene disposizioni urgenti in materia di contrasto alla pirateria, in seguito agli abbordaggi di navi nelle acque al largo delle coste somale. Il testo ora passerà al Senato. Attraverso questa legge vengono attribuiti al Tribunale ordinario di Roma la competenza territoriale sui reati di pirateria previsti dal Codice della navigazione e per quelli ad essi connessi.
Nel frattempo è stato lanciato un messaggio di soccorso al Cancelliere tedesco Angela Merkel.
A farlo è stato il capitano del cargo ‘Hansa Stavanger’, catturato dai pirati il 4 aprile scorso al largo della Somalia e da allora tenuto in ostaggio insieme al suo equipaggio di 24 marinai.
Nella e-mail indirizzata al capo del governo tedesco il comandante chiede il suo intervento per ottenere la loro liberazione affermando che: “[b]Vi preghiamo gentilmente, ma fermamente, di aiutarci a ottenere che il nostro armatore metta fine a questo gioco folle[/b]”.
Il suo equipaggio e lui stesso non possono credere, scrive ancora il capitano, `[b]che la loro vita e le loro sofferenze valgano meno del denaro[/b]”.
“[b]Non abbiamo più acqua, cibo e medicinali, gli uomini sono emotivamente e fisicamente al limite, non ne possiamo più[/b]” , conclude il messaggio.
A 3 mesi dalla loro cattura, secondo l’edizione del 6 giugno del settimanale ‘Spiegel’, l’equipaggio si dice disperato e rivela che alcuni di loro sono malati, come ha anche affermato il capitano nel suo messaggio alla Merkel.
Il ministro degli Esteri tedesco non ha confermato di aver ricevuto il messaggio del capitano ma ha spiegato di aver attivato un’unità d`emergenza che sta lavorando con la società tedesca armartrice dell’imbarcazione e che ha base ad Amburgo.
Questo allo scopo di riuscire a trovare una soluzione alla vicenda.
Secondo lo ‘Spiegel’, sono già falliti diversi tentativi di ottenere il rilascio della nave e del suo equipaggio il cargo.
I pirati per farlo chiedono un riscatto di 6milioni di dollari.
Ovviamente la cifra di partenza è sempre alta ma attraverso trattative si giunge sempre a ridurla.
In genere come riscatto non viene mai pagato oltre i 2milioni di dollari anche perché le assicurazioni non rimborsano alle società armatrici delle navi sequestrate oltre i 3 milioni di dollari.
Secondo quanto pubblica il settimanale tedesco, le trattative per il riscatto sono difficili perché i pirati continuano a porre nuove condizioni e da tre settimane ormai non vi è più alcun contatto.
La vicenda del cargo tedesco si uniforma pari pari con quella del rimorchiatore italiano ‘Buccaneer’ anch’esso nelle mani dei pirati da 3 mesi insieme al suo equipaggio di 16 marinai che oltre ai 10 italiani è composto anche da 5 romeni e un croato. Ecco i loro nomi: 1 ) Mario Iarloi, comandante, iscritto alla Capitaneria di porto di Ortona (Chieti); 2 ) Mario Albano, primo ufficiale di coperta, iscritto alla Capitaneria di Porto di Gaeta (Latina); 3 ) Tommaso Cavuto, secondo ufficiale di macchina, iscritto alla Capitaneria di Porto di Ortona (Chieti); 4 ) Ignazio Angione, direttore di macchina, iscritto alla Capitaneria di Porto di Molfetta (Bari); 5 ) Vincenzo Montella, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); 6 ) Giovanni Vollaro, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); 7 ) Bernardo Borrelli, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); 8 ) Pasquale Mulone, marinaio, iscritto alla Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo (Trapani); 9 ) Filippo Speziali, marinaio, iscritto alla Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno); 10 ) Filomeno Troino, cuoco, iscritto alla Capitaneria di Porto di Molfetta (Bari). Del croato invece, si conosce solo che è di Fiume, ed è uno studente di 25 anni imbarcatosi sul Buccaneer come elettricista. Ora grazie a numerose ricerche e contatti si conoscono anche i nomi dei cinque ostaggi romeno che sono: il capo ingegnere Nicusor Marinescu, Adrian Gilca, Diving Officer, il montatore George Dorel, operatore e conducente Marius Aragea e sono tutti di Constanta. Del quinto marinaio romeno invece si conosce solo la città d’origine che è Bucarest. Sono tutti di età compresa tra i 28 e i 35 anni.
La vicenda si uniforma a tal punto che anche dal Buccaneer hanno sempre fatto sapere che sono praticamente senza acqua, che il cibo scarseggia e che mancano le medicine; inoltre l`equipaggio è allo stremo delle forze, costretto a vivere nelle stive della nave, con una temperatura esterna vicina ai 50 gradi.
Ferdinando Pelliccia

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